• Alimentazione

  • Hamburger di ceci

    Hamburger di ceci

    Volete limitare il consumo di carne, ma senza rivolgervi a prodotti industriali di dubbia qualità o a ingredienti estranei alla nostra cucina?
    Potete prepararvi da soli i burger di ceci (sarebbe meglio chiamarli così per distinguerli da quelli senza carne).
    Questi, contenendo l’uovo, non sono adatti ai vegani, ma solo ai vegetariani. Vanno bene però anche a chi ha problemi di colesterolo alto. I celiaci possono sostituire il pangrattato con un ingrediente analogo, tollerato, senza grandi difficoltà.

    Ingredienti per 6 hamburger:
     400 gr di ceci lessi
     1 cucchiaio di senape
     1 scalogno
     1 uovo
     1 cucchiaio di pangrattato
     sale
     pepe
     olio

    Trovate il procedimento su misya.info 

  • Cumino: le proprietà della spezia dimagrante

    Cumino: le proprietà della spezia dimagrante

    Il cumino è una spezia molto usata in alcune cucine orientali, ma anche in quelle europee. Vengono spesso utilizzati i semi essiccati, dall’aspetto simile ai semi del finocchio, ma più scuri e…

  • Insalatone detox, i consigli per ricette piene di salute

    Insalatone detox, i consigli per ricette piene di salute

    Creare una perfetta insalata dall’effetto detox non è difficile, basta utilizzare gli ingredienti giusti.Per ottenere una gustosa insalata dall’effetto depurativo non fatevi mancare come ingredienti…

  • More from Alimentazione
  • Other Recent Articles

  • La strega vien di notte.

    La strega vien di notte.

    Oggi, con le conoscenze che abbiamo acquisito negli anni, alcune cose ci sembrano scontate ma nel passato, quando della medicina non sapevamo praticamente nulla, tutto si basava su tradizioni, sull’esperienza. Le persone spiegavano i vari fenomeni in maniera “semplice”, con fenomeno sovrannaturali, con magie e miracoli.
    Quando non hai appigli nella realtà non resta che inventarsi una storia.
    Così, uno dei fenomeni più inspiegabili e dolorosi nella vita di un uomo, era spiegato dalla presenza di esseri magici e poco chiari. La morte in culla (sindrome della morte improvvisa infantile o SIDS: Sudden infant death syndrome) è un fenomeno ad oggi inspiegabile.

    Nel primo anno di vita, un lattante apparentemente sano, muore nel sonno, improvvisamente e senza segni precedenti (questo può accadere il qualsiasi momento, notte, giorno, a casa o all’esterno). Il fenomeno, fortunatamente raro, è serio. La SIDS è la causa di morte più frequente tra un mese e l’anno di età, si verifica più spesso nei primi sei mesi e, nei bambini sani, è la causa di morte più frequente. Niente allarmismi però, resta un evento molto raro (incidenza dello 0,5 per mille) ed in declino da quando sono state diffuse delle raccomandazioni sulle posizioni del sonno del lattante (che è bene tenere a “pancia in su” e non “in giù”.
    Sono state ipotizzate molte cause, ci sono sicuramente dei fattori ambientali che ne aumentano il rischio (fumo passivo, ambienti sovraffollati, caldo eccessivo) e sembra che in alcuni casi possano influire fattori genetici ma nulla è ancora certo. Ma non è questo l’argomento del post (che potremo trattare in un’altra occasione), quanto una curiosità che nasce dalla lettura di libri del passato, la “morte in culla” infatti è un evento descritto da secoli, persino nella vita di regnanti (come il figlio di Enrico II, morto in culla) e nobili. In documenti storici del passato che riguardavano famiglie nobiliari, sono descritte anche molte morti in culla in un’unica famiglia (per esempio il figlio del duca de Berry, nipote del Re Sole, che ebbe tre figli morti in culla).

    Se già oggi abbiamo difficoltà ad inquadrare questi fatti, come facevano i nostri avi? Come spiegavano il dramma?

    Con dei “mostri” che uccidevano i bambini.

    Se molti esseri mitologici del folklore (streghe, spiriti, gnomi…) venivano descritti come “burloni” o anche aggressivi, alcuni di essi erano tipicamente “fissati” con i neonati. Mentre i primi erano spesso usati per spaventare i bambini inducendoli a comportamenti accorti e non pericolosi (tipiche le tante “streghe dei pozzi” che potevano essere usate per tenere lontani i bambini da pozzi e cavità), i secondi erano spesso usati come spiegazioni per eventi luttuosi incomprensibili, proprio come la SIDS.
    L’usanza è affascinante perché cambia nelle diverse culture (e probabilmente chi tra noi è più grande di età ne avrà sentito parlare) ma esiste praticamente dovunque, con aspetti che dimostrano come queste leggende abbiano spesso un’origine unica (infatti anche se con nome diverso, le figure mitologiche si somigliano per caratteristiche anche in zone molto distanti tra loro), capostipite potrebbero essere le Lamie, streghe dell’antica Grecia, in parte umane ed in parte animali.

    In Sardegna ad esempio la causa della morte in culla erano le “Surbiles“, delle donne, di aspetto a metà tra la strega ed il vampiro, che passavano la notte tra le culle dei bambini succhiandone il sangue e provocandone così la morte.
    Figure simili erano diffuse in tutta Italia, in Liguria ad esempio c’erano le Bàzure, le Donaze nel bellunese, le Masciare in Puglia e Basilicata ed in Piemonte le Masche (o i Masconi, versione maschile della strega). In alcune culture la vita dei neonati era messa in pericolo da animali, più o meno reali.
    Ad esempio in molte culture esistevano dei rettili che potevano “cibarsi” del latte che avevano mangiato i neonati, uccidendoli o addirittura del loro respiro, come i “tiraciatu” (aspirafiato) siciliani che erano raffigurati come lucertole che di notte entravano nelle case dei neonati. Animali “mangia bambini” erano raffigurati più spesso con forme feline o di rettili. Lo stesso all’estero. Ogni paese ha le sue figure mitologiche che spiegavano, in maniera “semplice” e fatalista certi drammi famigliari. Ovviamente esistevano anche le “contromisure” (tradizionali), come quella di annodare dei fazzoletti vicino al neonato (i nodi avrebbero confuso i mostri), mettergli addosso un capo di abbigliamento rosso vivo (che avrebbe spaventato i mostri), usare collanine d’argento (che li respingeva) ed altro.
    Ciò che appare evidente è che, i nostri avi, non si curavano particolarmente di eventuali traumi o stress che potessero colpire i bambini che ascoltavano le storie di questi mostri. Anzi, le figure stregonesche erano spesso usate proprio per incutere ai bambini un certo timore e renderli timorosi, evitandone così comportamenti che potevano metterli a rischio. Leggendo la traduzione di una filastrocca potremmo notare come non si avesse alcun problema a descrivere una strega (la Borda romagnola) che usava corde per strangolare e quindi uccidere i bambini:

    “Ninna nanna, la Borda lega i bei bambini con una corda. Con una corda e con una cordicella, lega i bei bambini e poi li stringe, con una corda e con un legaccio, lega i bei bambini e poi li ammazza”

    I tempi sono cambiati, vero?
    Il lato drammatico di queste vicende è che non è rara la descrizione di persone (quasi sempre donne) condannate a morte (ed a sofferenza) perché sospettate di essere state causa di morte di un bambino, i processi per stregoneria sono storia e queste persone erano spesso dei semplici capri espiatori, dei poveri vagabondi, delle vecchiette emarginate dalla società.
    Non bisogna stupirsi.

    Queste leggende davano una spiegazione “ovvia” a domande enormi, in un senso giustificavano gli avvenimenti, davano una motivazione ad un fatto drammatico. Molto più “consolante” pensare alla strega che purtroppo aveva ucciso il neonato (e magari così prendere accorgimenti per gli altri neonati) che non trovare una spiegazione, giustificare semplicemente una cosa non semplice è un altro istinto umano. Pensate al fascino (drammatico) della credenza diffusa in molte regioni, di mostri o streghe, capaci di rapire il bambino in culla sostituendolo con uno gnomo (in Umbria erano gli “gnefri“). Era un modo per spiegare e “giustificare” la nascita di un bambino con problemi, malformazioni o malattie sconosciute. Ovviamente sto parlando in linea generale e dal punto di vista del medico, queste storie molto spesso hanno radici ed origini molto più complesse che si perdono nella notte dei tempi, quello che ho analizzato è solo un aspetto e probabilmente molto incompleto. Una delle cose che più mi ha colpito è che si somigliano tra loro, anche in zone molto distanti geograficamente.

    Oggi queste leggende non hanno praticamente più spazio, anche se in certe culture ne sopravvive il ricordo. Le streghe sono state sostituite da altre cose, da “misteri” moderni e l’uomo, nonostante il progresso, cerca sempre una giustificazione esterna per un problema innato come la morte. Accettare la morte di un neonato è quasi impossibile, si comprende per ovvi motivi la morte di una persona anziana o malata ma la scomparsa improvvisa di un bambino sano è considerata come uno dei momenti più terribili che possa vivere un uomo. Per questo si è sempre cercato un motivo, una giustificazione. Prima le streghe, poi i mostri, oggi l’inquinamento, la malasanità, i vaccini, le onde elettromagnetiche. Dobbiamo necessariamente trovare una “colpa” perché una morte così grave non può essere “normale”.
    In realtà il mostro è dentro di noi e si chiama paura e l’unico antidoto è la cultura che ci può permettere di razionalizzare un avvenimento difficilmente comprensibile.

    Alla prossima.

  • VaxLegend: come si infila un feto in un vaccino? Con un articolo di giornale.

    VaxLegend: come si infila un feto in un vaccino? Con un articolo di giornale.

    La propaganda antivaccinista esiste da sempre, da quando sono nati i vaccini.
    La sua origine è ovviamente l’ignoranza, non percepire non solo l’importanza delle vaccinazioni ma anche il loro meccanismo, non si capiscono i motivi per cui sono considerati sicuri ed efficaci perché sono medicine che si assumono in assenza di malattia, per prevenire e tutto ciò che si fa a scopo preventivo è considerato superfluo, per natura ci immaginiamo immuni dai problemi più gravi.
    Nel 1900, quando l’ignoranza era un analfabetismo diffuso, le paure erano ovviamente irrazionali. Per esempio si spargeva il terrore dicendo che il vaccino, derivando dalle vacche (era stata questa la prima forma, grezza, di vaccinazione), avrebbe causato malattie simili a quelle degli animali nei vaccinati, oppure avrebbe addirittura creato dei mostri, metà uomini e metà  mucche.
    Normale per quell’epoca. Se a quei tempi la propaganda antivaccini usava argomenti adatti alla popolazione analfabeta, oggi ne usa altri adatti alla popolazione generale, fondamentalmente analfabeta scientificamente ma che ha accesso ai media (internet, televisione) molto facilmente.
    Propaganda antivaccini: dopo la vaccinazione antivaiolo dal corpo escono mucche. La propaganda punta a creare ribrezzo, con qualsiasi mezzo, nei confronti del “nemico”, in questo caso i vaccini.
    Oggi si punta ad altro, l’ignoranza esiste ancora ma spesso è dovuta all’incapacità nel distinguere le buone notizie dalle bufale o deriva dall’eccesso di informazioni: abbiamo tante di quelle notizie da confonderci e non sapere più chi ascoltare. Non si può più dire che nascono le mucche sulla pelle ma possiamo dire che i vaccini conterrebbero qualsiasi cosa, meglio se qualcosa che faccia effetto, basta dare con leggerezza false informazioni ed il gioco è fatto.
    E sui vaccini di falsa informazione ce n’è tanta. Fortunatamente, dopo un iniziale caos, i media stanno iniziando (almeno quelli più seri) a prendere provvedimenti, a non dare più voce a ciarlatani o imbonitori a fare parlare solo le persone competenti ma ogni tanto qualcuno ci ricasca.
    Come qualche giorno fa il quotidiano “La Verità”.
    Quante volte avete letto la bufala “feti abortiti nei vaccini” o “nei vaccini ci sono cellule di feti abortiti”? Bene. Capisco che chi non è del campo potrebbe non capire cosa si nasconda in questa “terribile rivelazione” ma posso provare a spiegarlo.
    In questo caso si tratta di una bufala che usa sapientemente delle tecniche di propaganda: crea ribrezzo per suscitare paure e confusione.
    Feti abortiti per fabbricare vaccini, donne usate come galline ovaiole“, è questo il titolo del quotidiano nel quale è apparsa una lunga intervista poi richiamata in prima pagina, l’intervistato è il titolare (noto antivaccinista) di un laboratorio analisi privato, presentato invece come “scienziato famoso in tutto il mondo” che dice di voler salvare l’umanità con queste sue rivelazioni. Il problema è che, per salvarla, chiede soldi, anche con toni piuttosto drammatici.
    I toni drammatici sono usati anche nell’intervista e la giornalista, senza fare una piega come se fosse una cosa normale, riporta la notizia dei “feti abortiti” per fare i vaccini.
    Ovviamente per le risposte catastrofiche del presunto scienziato famoso in tutto il mondo non c’è nessuna spiegazione o un contraddittorio, si lancia la bufala e buona notte, l’informazione ormai si fa così.
    In realtà questo articolo potrebbe essere una risposta per chi si chiede come mai i quotidiani non vendano più, perché c’è una crisi della carta stampata, eccone un motivo: i giornali si comprano per informarsi, se ospitano pagine di fantamedicina e disinformazione, perché spendere soldi? Di pagine di false notizie è pieno internet, che è gratis.
    Perché comprare quindi un foglio di carta che non serve a nulla?
    Cioè, se un giornale intitolasse un’intervista “corpi umani per produrre il sangue per le trasfusioni” o “organi espiantati quando il cuore ancora batte per fare trapianti” o “pus nel latte”, non starebbe dicendo una bugia ma nemmeno farebbe un servizio al cittadino, forse un servizio ad un’ideologia, questo sì. A cosa servono quindi cose (e titoli) del genere?
    I “feti per produrre i vaccini” è dunque un esempio di cattiva informazione, di malafede e manipolazione della realtà ai fini ideologici.
    Chi lavora nel campo della ricerca, infatti, si starà facendo sicuramente una risata, lo so benissimo non preoccupatevi, perché l’uso di linee cellulari umane è uno standard (da decenni ormai) di qualsiasi laboratorio di ricerca ma avverto che sarà una risata amara perché lo scienziato dello scoop dei feti fa invece capire chiaramente che questo “uso di feti abortiti” sarebbe uno scoop, praticamente un crimine e ci sarebbe qualcosa di immorale o proibito. Lui ha visto addirittura le fatture! Tutte cretinate che, chi non è del campo, potrebbe non capire.
    Se dicessi “attenzione, DNA umano nelle trasfusioni di sangue!” o “usano corpi umani per preparare il sangue delle trasfusioni” non starei dicendo bugie ma starei tentando di creare paura, ribrezzo e se poi dicessi che questi derivati di corpi umani sono usati abitualmente persino negli ospedali italiani creerei un clima di sospetto che, riflettendoci, è però piuttosto stupido. Nel sangue che usiamo per le trasfusioni c’è (ovviamente) una bella quantità di cellule umane (i globuli rossi!) e di DNA (che è nelle cellule, in tutte).
    Ovviamente sono usati corpi umani (e di chi allora, i donatori sono umanissimi…) e chi avrebbe il coraggio di dire che le trasfusioni sarebbero per questo dannose? Nessuno, passerebbe per ignorante (o in malafede). Eppure c’è chi da tempo va in giro a dire che nei vaccini ci sarebbero “feti abortiti” o che “si usano feti abortiti per fare i vaccini”. E glielo fanno dire pure in prima pagina.
    Come leggete questa notizia? Paura? Schifo?
    No, state tranquilli, chi lo dice vi sta semplicemente prendendo per stupidi.
    Ora vi “traduco” questa terribile notizia e vedrete come tutto diventa ridicolo e mostra che tecniche (viscide) di propaganda usa l’antivaccinismo.
    I virus (per chi non lo sapesse) non sono cellule normali, non sono come i batteri, per “vivere” e riprodursi devono entrare (proprio entrare, dentro) una cellula vivente. Per questo sono pericolosissimi, riproducendosi distruggono le cellule che li hanno ospitati. Chi deve studiare o produrre virus a scopi medici deve quindi tenerne conto.
    Ovviamente per produrre alcuni vaccini (quelli che usano virus attenuati, per esempio) o per studiare i virus, abbiamo bisogno di averne a disposizione qualcuno, esattamente come quando studiamo i batteri (se non ne abbiamo come li studiamo)? O come quando si studia un organo umano, dobbiamo procurarcelo.
    Come si fa allora a “coltivare” virus? Si usano delle cellule viventi (esattamente come per studiare i tumori). In queste cellule viventi (che possono essere di cavia o di uomo) si coltivano i virus che poi si useranno per studio o per farmaci. Per produrre i vaccini a virus attenuati (per esempio quello per la rosolia) si useranno quindi dei virus coltivati in cellule umane. Lo stesso per studiare i virus o per fare diagnosi, per capire quale virus (o sospetto) ha causato una malattia, eccetera.
    Fin qui ci siamo?
    Ecco.
    Da questo momento in poi le cellule umane non si usano più. Si prendono i virus ed il resto è un procedimento farmaceutico che porterà alla produzione del farmaco. Ovviamente non si usano cellule a caso”, ogni azienda o laboratorio compra da altri laboratori specializzati le cellule di coltura. Questi laboratori hanno milioni di cellule che derivano da alcune (poche) fonti, in particolare da due (che hanno delle sigle): la WI-38 e la MRC-5. La prima deriva da un feto abortito volontariamente (a scopo terapeutico) a 12 settimane (3 mesi) nel 1962 e la seconda da uno abortito a 14 nel 1966. Queste cellule, donate dalle madri per la ricerca e la medicina, sono state fatte riprodurre e quindi distribuite nei decenni a tutti i laboratori e le aziende del mondo. Le cellule usate oggi non sono ormai nemmeno quelle originali di cinquanta anni fa ma le loro “discendenti“. Per la ricerca questo è un dato assolutamente normale e conosciuto ed anche per qualsiasi laboratorio diagnostico di alto livello.
    La stessa identica cosa succede nello studio dei tumori, per il quale si usano moltissimo le cellule di una donna morta per tumore del collo dell’utero, Henrietta Lacks e proprio dalle sue iniziali (HE-LA) queste cellule prendono il loro nome. Nel caso dei vaccini quindi non si tratta di “feti abortiti” usati per la produzione ma di cellule discendenti da altre cellule di feto abortito e donato alla ricerca. Forse questo fa assumere alla cosa un altro significato e fa capire il livello di serietà di chi ha detto certe cose.
    Queste cellule sono acquistabili da tutti (anche on line!) per dire quanto sia “segreta” questa procedura, l’intervistato ha visto le fatture ma noi siamo più fortunati, potendo acquistare on line anche se non facciamo parte dei servizi segreti.
    Battute a parte, in che tipo di cellule vuoi coltivare virus umani? Come puoi ottenere cellule da destinare alla ricerca? Non certo dal nulla e allora si usano quelle derivate da un unico tipo di cellule tanti anni fa. Se si ha qualcosa in contrario basta rinunciare praticamente a tutta la medicina moderna. Se ci aggiungiamo anche che per esercitarsi un chirurgo spesso deve usare cadaveri (che impressione, vero?) potremmo fare un altro scoop in prima pagina.
    Nulla di segreto o di proibito, niente di schifoso o preoccupante, che ve ne pare?
    Si tratta di ordinaria scienza, medicina, normale produzione farmaceutica. È quello che si fa e si è sempre fatto per studiare le cure per le malattie, produrre farmaci e fare ricerca che è poi lo scopo per cui, quelle donne, hanno donato le cellule dei propri figli, l’importanza di queste cellule è descritta anche dagli studiosi che ne hanno parlato nelle loro ricerche che sottolineano come, la sicurezza e le caratteristiche di queste linee cellulari, abbiano rappresentato un enorme passo avanti della scienza e per la salute. Chi ne parla come qualcosa di strano quindi o è ignorante o in malafede.

    L’intervistato aggiunge altri particolari scabrosi che aumentano la tensione del suo romanzo giallo, per esempio l’FBI che indagherebbe sui fatti.
    Storia complicata. In realtà questo è uno scontro politico avvenuto negli Stati Uniti: un’associazione di pianificazione famigliare (Planned Parenthood), spesso al centro di scontri e denunce di gruppi antiabortisti o ultracattolici, è stata accusata da gruppi antiaborto ( dopo un report fatto con uso di telecamere nascoste ed infiltrati) di ricevere denaro in cambio di forniture di tessuti fetali da destinare alla ricerca. Le indagini (sono quasi 500 pagine) del congresso americano sono finite con lo scagionamento da tutti i reati dell’associazione e delle aziende chiamate a risponderne e comunque l’associazione ha annunciato di rinunciare da quel momento in poi a pagamenti in cambio di tessuti. Sulle “donne ovaiole” stendo un velo pietoso, come definizione di chi ha scelto (dolorosamente, com’è comprensibile) di interrompere una gravidanza è davvero di cattivo gusto.
    Ma evidentemente queste notizie non sono importanti e tutto si è concentrato sui feti contenuti nei vaccini, su una notizia-non notizia, stupida, data male e manipolata peggio per la quale la giornalista ha assunto una posizione assolutamente acritica se non complice. Un articolo pieno di baggianate. Ma questo è un esempio di informazione in Italia e, come dicevo all’inizio, può essere un esempio di uno dei motivi per cui la stampa italiana ormai sia considerata poco attendibile.
    Vi ho spiegato (spero bene) quello che succede e le ragioni della bufala, ora voi, con queste notizie, avete qualche idea in più. Non vado oltre, giudicate voi l’attendibilità e la serietà di chi dice queste cose, giudicate voi se un giornale che pubblica queste cose sia serio.
    E giudicate voi se l’antivaccinismo sia morale o meno, soprattutto alla luce del fatto che, per salvare il mondo, non si chiedono soldi alla gente.
    La Verità, è questa e forse fa capire tutto molto più facilmente.
    Alla prossima.
  • Weird Medicine: quante cose strane (e raccapriccianti) possono capitare in medicina.

    Weird Medicine: quante cose strane (e raccapriccianti) possono capitare in medicina.

    Tempo fa, agli albori di questo blog, periodicamente non poteva mancare un post sulle immagini scientifiche più affascinanti e belle.

    Vedere quello che normalmente non vediamo (per esempio attraverso un microscopio o usando tecniche particolari di fotografia) è un’esperienza molto interessante. In campo medico l’immagine, oltre al fascino, ha un valore fondamentale.
    Le immagini ci danno anche la possibilità di fissare nel tempo degli eventi strani, unici, rari e questo in medicina succede spesso. Un caso particolare, una malattia rara, una cosa mai vista, ecco che possiamo approfittare delle immagini per vederla. Ovviamente in medicina possono succedere cose molto strane, a volte comuni ma che la maggioranza delle persone ignora. Sapevate ad esempio che lo starnuto “viaggia” a 350 chilometri orari? È per questo che rappresenta una fonte importante di contagio da malattia infettiva, anche da lontano colpisce. Saperlo significa saper prendere precauzioni quando si starnutisce ad esempio farlo nell’incavo del braccio o su un fazzoletto di carta e poi va buttato negli appositi contenitori. Di esempi ce ne sono tanti ma la maggioranza è meglio riservarli, per il loro impatto visivo o la forza emozionante, a chi lavora in campo medico. Per il grande pubblico le curiosità non mancano.

    Così oggi ho pensato di inserire delle notizie  stupefacenti, strane o semplicemente interessanti legate al mondo della medicina, con qualche spiegazione, concentrandomi sulle cose meno comuni e conosciute. Alcune di queste possono colpire chi è più sensibile e per questo, chi si ritenesse particolarmente impressionabile può evitare di leggere il post, per una volta si può fare.
    Devo così mettere un bollino rosso all’inizio del post.
    Partiamo?
    Dritto in testa
    Un uomo di 31 anni arriva in pronto soccorso senza coscienza. È stato colpito alla testa da una mazza da baseball.
    L’uomo arriva in coma e, pur essendo in condizioni stabili, viene intubato e trasferito in rianimazione. Dopo tutti gli esami di routine è sottoposto ad esame TC (Tomografia Computerizzata) che evidenzia una frattura diffusa del cranio, in particolare dell’osso temporale, parietale ed occipitale sinistro con ematoma ed emorragia.
    Le condizioni sono critiche. Il neurochirurgo giudica l’intervento chirurgico non indicato. Dopo un iniziale peggioramento dell’ematoma, in dodicesima giornata il paziente è estubato (gli vengono tolti tutti i mezzi di respirazione artificiale).
    Le condizioni generali sono più o meno stabili ma il paziente, vivo, è dimesso e trasferito in un centro di riabilitazione per ulteriori cure. Il tipo di frattura che si vede nell’immagine è chiamata anche “a mappamondo” perché ricorda le linee ed i segni di una mappa geografica ed è tipica di certi traumi al cranio, in particolari di impatti con superfici dure, ampie e piane.

    Che il cielo mi fulmini!

    Meglio di no.
    Essere colpiti da un fulmine è considerato un evento talmente raro che diventa un esempio di “caso fortuito” eccezionale.
    Eppure così raro non è. Sono centinaia le persone che ogni anno, in ogni parte del mondo, sono colpite da fulmini con conseguenze più o meno gravi ed in genere un fulmine non perdona. 
    Tra le conseguenze immaginabili dell’essere vittime di “folgorazione” da fulmine ne esiste una poco conosciuta e curiosa. Sono le macchie di Lichtenberg.

    Il fulmine, pura energia elettrica, sviluppa calore e questo tende a distribuirsi nei tessuti più ricchi di liquidi (vasi sanguini e pelle, ad esempio). Questo può causare, oltre ai gravissimi danni immaginabili, anche la rottura di piccoli vasi sanguigni superficiali, molto vicini alla cute. Il “disegno” di questi capillari può diventare così visibile da creare uno strano disegno, brunastro e simile ad un tatuaggio (che dura molti mesi, anche anni).
    Questi disegni cutanei si chiamano “macchie di Lichtenberg”.

    Il pidocchio acrobata.

    I pidocchi sono piccoli parassiti che colonizzano il corpo di vari esseri viventi, uomo compreso. Quelli che colonizzano l’uomo possono localizzarsi in varie aree, con preferenza verso quelle più ricche di peli come il cuoio capelluto ed il pube.
    Proprio sul pube vive un tipo di pidocchio che depone le sue uova sul posto e può causare sintomi di vario tipo. Dal prurito all’arrossamento fino all’infezione.
    L’infezione da pidocchi era molto più comune in tempi di povertà per le scarse condizioni igieniche generali ma ancora oggi, in comunità affollate (scuole, carceri, dormitori) è possibile rilevarne vari casi.
    Nel video un pidocchio che si fa strada tra i peli pubici di un uomo di 65 anni presentatosi dal medico con una storia di prurito pubico da oltre un mese.

    Creduloni o masochisti?

    Il “cupping” è una pratica pseudoscientifica (con pretese di essere medicina) che ha in comune le teorie esoteriche dell’agopuntura: i flussi di energia, i meridiani, il Qi ed altro, tanto da essere considerata una pratica orientale.
    Consiste nell’applicare sulla cute (della schiena) delle coppette di vetro (raramente di metallo) nelle quali è stato creato il vuoto con una fiamma. Così facendo le coppette creano un effetto “ventosa” che risucchia la cute ma anche i vasi sanguigni superficiali. L’idea “popolare” che sostiene questa pseudocura è quella preistorica del “male da tirare fuori dal corpo”, in pratica si crea un fastidioso “risucchio” che attira verso la cute liquidi e sangue, con conseguenze tutt’altro che positive.
    Questa pratica, che non ha ovviamente alcun effetto benefico né curativo, è stata portata alla ribalta da alcuni testimonial famosi, in particolare un campione di nuoto che, per questo, ne è diventato “ambasciatore”.
    In realtà il cupping, oltre a non avere ovviamente base scientifica, può esporre ad alcuni pericoli. Rottura di vasi sanguigni, dolore, ematomi, emorragie, infezioni ed altro.
    Se nella stragrande maggioranza dei casi il “cupping” prevede l’applicazione di poche coppette “risucchianti”, il alcuni casi se ne applicano a decine, esponendo il malcapitato a rischi ancora più elevati.
    Il problema è che sono proprio i “malcapitati” che, a volte, richiedono l’applicazione di più coppette credendo dipenda da questo la loro presunta efficacia.
    Sono reperibili il rete immagini impressionanti, alcune nelle quali si nota addirittura la fuoriuscita di abbondante sangue dalla cute che finisce nella coppetta, spesso di vesciche o di trasudazione di liquidi, una tortura inutile e pericolosa. Questo dimostra la potenza dell’effetto ventosa che riesce addirittura a rompere i capillari e far trapassare il sangue dalla cute ma anche la mancanza di limiti  e buon senso dei ciarlatani.

    L’ovaio e la cisti.

    La presenza di cisti dell’ovaio è un reperto medico relativamente frequente. Quasi sempre si tratta di cisti sierose (a contenuto liquido trasparente) e, fortunatamente, nella maggioranza dei casi si tratta di formazioni benigne. Tra queste però, ne esistono alcune davvero curiose.
    Possono raggiungere dimensioni cospicue (30-50 centimetri di diametro) ma quello che colpisce di più è il loro contenuto. Si chiamano “cisti dermoidi“.
    Queste formazioni, rotondeggianti, si trovano nel contesto dell’ovaio e spesso non danno nessun sintomo, sono scoperte nel corso di un controllo casuale ed hanno come terapia “preferibile” l’asportazione chirurgica che, in genere, risolve il problema.
    La vera particolarità della cisti dermoide è il suo contenuto. Se ne aprissimo una possiamo trovare tessuto grasso, capelli, cartilagini, tessuto osseo e, in certi rari casi, anche piccoli organi ben formati, per esempio un occhio, denti o ossa intere.
    Di certo la visione di queste formazioni è impressionante, la presenza di questo tipo di contenuto è dovuta al tipo di tessuto che forma la cisti che deriva dalla formazione iniziale dell’organismo quando era un embrione. Se nella cisti sono contenute delle cellule che dovevano diventare ossa, ecco che si troveranno frammenti di osso o ossa intere. Fortunatamente questo tipo di cisti sono in genere benigne e non causano problemi particolari.

    Capgras

    La sindrome di Capgras è una malattia neuropsichiatrica che causa, a chi ne è affetto, una sintomatologia particolare. Si tende a considerare in maniera convinta che il proprio coniuge o le persone care, siano impostori che li avrebbero sostituiti.
    Nonostante le prove contrarie ed i tentativi di convincimento, chi è affetto da questo disturbo è irremovibile. Sembrano coinvolti errori di percezione e traumi cerebrali ben precisi. La persona affetta dalla sindrome, in vari test, si è dimostrata capace di riconoscere i volti e le persone ma perde il collegamento tra questi e le emozioni suscitate. Spesso associata ad altri disturbi psichiatrici (schizofrenia, depressione), la sindrome fu descritta per la prima volta negli anni ’20.

    L’ostetricia dei bei tempi

    Fino alla metà del 1900 la medicina si poteva definire agli albori. Già la mancanza di antibiotici rendeva la maggioranza degli interventi chirurgici impossibili o pericolosissimi. Anche il taglio cesareo (l’intervento che permette la nascita dei bambini tramite un’incisione dell’addome). Oggi non è più così ma non riusciamo nemmeno ad immaginare a cosa si poteva arrivare in quegli anni.
    In caso di morte fetale (il nascituro moriva prima di nascere) il rischio di conseguente morte materna era molto alto.
    Non si poteva però rischiare di procedere con un taglio cesareo per estrarre il bambino, per lui ormai non c’era niente da fare ma poteva essere la salvezza della mamma. Così non c’erano altre soluzioni se non tentare l’estrazione dal basso (come se fosse un parto spontaneo) che però era molto problematica.
    Negli anni si inventarono molti strumenti allo scopo, quasi tutti terribili, che provocavano sofferenza e che, oggi, provocano vero raccapriccio, quando allora erano spesso l’unica speranza di salvezza per una donna che aveva perso il figlio.
    Uno di questi, il “cefalotribo” consisteva in una tenaglia che si inseriva dentro l’utero, afferrava la testa del nascituro ormai senza vita, la stringeva per tirarla verso l’esterno. Solo così, quando e se si riusciva nell’intervento, si sarebbe potuta salvare la madre che, al contrario, sarebbe morta con atroci sofferenze.
    C’è da dire che questi strumenti, per le loro caratteristiche, causavano anch’essi dolori, sofferenze e, spesso gravissime conseguenze (infezioni, emorragie), persino letali. Nell’immagine, un cefalotribo del 1885.

    Finiamo con una cosa leggera.
    In un curioso studio del 1998, Beatrice Golomb ha concluso che bassi livelli di colesterolo sarebbero associati con aumentata tendenza alla violenza ma anche con un maggiore ricorso al suicidio. Lo studio, puramente matematico, ha trovato una correlazione che, apparentemente strana, è confermata da altri studi simili anche se, di fronte a molte ipotesi, non vi è certezza né sulla veridicità del collegamento tra colesterolo e violenza né delle eventuali spiegazioni. Si tratta probabilmente di una correlazione spuria, senza significato medico.

    Alla prossima.

  • Zuppa di patate alla toscana

    Zuppa di patate alla toscana

    Perché eliminare le patate dalla dieta? In realtà sono un alimento ideale per chi fa sport, ma anche per chi vuol perdere peso e soprattutto per chi soffre di celiachia.
    Per esempio in questa zuppa autunnale.

    INGREDIENTI (per 4 persone):
    1 kg di patate a pasta gialla,1 cipolla, 1 carota, 1 gambo di sedano, 200 g di pomodori pelati, 1 foglia di alloro, 4 cucch. di olio di oliva extra vergine, 1 cucch. di prezzemolo tritato, 4 cucch. di pecorino, sale, peperoncino, brodo vegetale

    Trovate la ricetta completa su cucinanaturale

  • Scienziato o ciarlatano? Ce lo dice la scienza.

    Scienziato o ciarlatano? Ce lo dice la scienza.

    Come facciamo a sapere se bere l’estratto di una pianta ci farà passare un dolore?
    E come potremmo capire se una pillola farà passare il mal di testa?
    E se qualcuno ci propone una “medicina”, come possiamo sapere se questa è vera o in realtà non serve a nulla?
    Potremmo fidarci delle sensazioni, dell’intuito ma questo spesso sbaglia, anzi, molte volte la sensazione è condizionata da ciò che desideriamo, se vogliamo fortemente far passare un dolore, anche se una cosa non funziona, un po’ ci sentiremo meglio, perché lo vorremmo, perché lo speriamo. Oppure quella pillola per il mal di testa funziona davvero ma i suoi effetti potrebbero essere nascosti da una persona che vende sciroppi contro il mal di testa, un concorrente, se la pillola funzionasse, perderebbe tanti soldi.
    E se invece la pillola non funzionasse e fosse tutta una bufala inventata da chi la vende?

    Allora, se vogliamo dati oggettivi, notizie credibili, non possiamo che provare sul campo quell’estratto o quella pillola. Evitiamo “sensazioni”, “invidie”, “pressioni” e la proviamo direttamente. Prendiamo tante persone con il dolore.
    Dividiamo queste persone in tre gruppi, ad uno diamo la pillola, all’altro una pillola di zucchero (si chiamerà placebo, cioè qualcosa che potrebbe avere un effetto ma solo psicologico perché lo zucchero a quelle quantità non ha effetti), all’ultimo non diamo niente. Questo esperimento si chiama “controllato“, perché abbiamo messo in mezzo un gruppo di persone alle quali non daremo niente, così potremmo controllare se gli effetti dipendano dalla pillola o da altro (le malattie banali, quasi tutte, passano da sole). Però c’è un particolare in più: per rendere più attendibile l’esperimento i gruppi li formiamo per sorteggio, mescolando le persone, così da “simulare” la normale popolazione senza rischiare di mettere in un gruppo persone simili, persone “a caso” quindi in ogni gruppo, “random” in inglese e per questo il test sarà chiamato “randomizzato“.

    Oltretutto nessuno, né le persone né noi, dovremmo sapere se la pillola che diamo sarà quella vera o lo zucchero, così si eviterà ogni condizionamento, a volte il semplice atteggiamento “ottimista” di chi somministra la pillola può condizionare i risultati e così saremo come “ciechi”, non sapremo per niente a chi avremo dato la pillola, a chi lo zuccherino (il placebo), a chi niente, sarà un test chiamato “cieco” e se vogliamo renderlo più preciso lo renderemo “doppio cieco“, non solo chi somministrerà ma nemmeno i pazienti sapranno cosa stanno prendendo, così da non farsi condizionare.

    Questo è un esperimento ben fatto: controllato, randomizzato, doppio cieco con placebo.
    James Lind, uno dei primi medici ad applicare un primitivo metodo scientifico
    Non ci permetterà di avere “la verità in tasca” (come qualcuno, disprezzandole, chiama le conoscenze scientifiche), non darà risposte definitive o sicure al 100% ma ci fornirà delle notizie, dei dati, numeri sui quali possiamo ragionare, un risultato plausibile ed oggettivo. In ultima analisi sarà un’alternativa alle “sensazioni” al “mi sembra che“. Sarà pure una buona opportunità di discutere su dati, sui fatti e non sulle opinioni, perché le opinioni sono condizionate da tanti fattori.

    Alla fine dell’esperimento vedremo SE la pillola ha funzionato. Ma sapremo tante altre cose. Per esempio su quante persone ha funzionato, quanto ha funzionato più dello zucchero, se chi ne ha tratto beneficio aveva caratteristiche particolari (età, sesso, istruzione?) ed altro. Ecco, la medicina si basa su questo. Ogni conclusione e decisione si basa su un metodo (si chiama “metodo scientifico”).

    Questo fa uno scienziato ma se lo scienziato fosse disonesto o disattento ed avesse sbagliato (volontariamente o meno) qualcosa?
    Se il risultato non fosse vero?
    Non tutto è perduto.
    Lo scienziato pubblica tutte le fasi del suo esperimento, dall’inizio alla fine, dall’ipotesi alle conclusioni, su una rivista scientifica.

    Questo serve non solo per fare conoscere a tutti quei risultati ma anche perché così chiunque potrà controllare quei calcoli e quelle conclusioni e quindi chiunque potrà trovare errori o sviste, anzi, l’autore dell’esperimento annoterà minuziosamente ogni particolare: il colore delle pillole, l’età dei partecipanti all’esperimento, la loro salute ed altro, mettendo tutto in una parte dello studio che si chiamerà “materiali e metodi“.

    Questo perché così, chi fosse curioso e volesse ripetere l’esperimento, sa in quali condizioni è stato fatto il primo e così ripeterlo.
    Niente trucchi né inganni, è un modo per ridurre al minimo gli errori.
    Tutto il resto, le cose non dimostrate, le opinioni, possono essere affascinanti, intriganti ma non avendo nessuna prova di esistenza non sono basate sul metodo scientifico quindi, fino a prova contraria, sono bufale, invenzioni, sono fenomeni paranormali, cose che nessuno ha mai dimostrato. Chi dice in campo scientifico “io ho notato che…” senza farlo confermare agli altri suoi colleghi molto probabilmente (quasi sicuramente) sta dicendo una bugia, oppure è semplicemente un incompetente.
    La maggioranza dei ciarlatani usa dei trucchi, negli anni passati, proprio in questo blog, ne ho raccontati alcuni. Nel passato si trattava di semplici trucchi da baraccone (false diagnosi, falsi malati, falsi documenti) oggi…anche. Nonostante possa sembrare strano, i trucchi dei ciarlatani non sono cambiati molto nel tempo ed assomigliano tantissimo ai trucchi dei prestigiatori: semplici illusioni, magie, imbrogli, solo che il prestigiatore lo fa per fare spettacolo. Per questo motivo il ciarlatano non pubblicherà mai le sue idee su riviste scientifiche o, se riuscirà a pubblicarle, userà trucchi e stratagemmi per ottenere il risultato che vuole.
    Esistono anche riviste scientifiche scadenti che, senza controllare, pubblicano qualsiasi cosa per motivi economici (pagando si pubblica qualsiasi studio, anche scadente o sbagliato).

    Per questo, quando prendiamo una decisione sulla salute, dobbiamo sapere se quello che ci propongono è scienza o paranormale, la prima ci offre dei dati, il secondo delle illusioni, i medici seri si basano sugli esperimenti e sulla scienza, chi invece si basa sulle “sensazioni” o sui fenomeni paranormali si chiama “ciarlatano“.

    Ovviamente “fatta la legge trovato l’inganno” e gli uomini sono stati bravi a trovare dei trucchi per superare tutti gli ostacoli di un esperimento o di volgerlo a loro vantaggio. Spesso è proprio la sete di fama o di denaro che induce chi fa gli esperimenti a barare o giocare sporco ma abbiamo almeno la minima sicurezza di un controllo.

    Un esperimento scientifico che viene messo in pubblico (pubblicato su rivista scientifica seria) diventa un documento ufficiale che chiunque potrà approvare, smentire, correggere, ripetere.
    Per lo stesso motivo ed anche perché ormai i mezzi di comunicazione sono diffusi, una cura, una terapia, non sarà disponibile solo in un ospedale o una città ma la troveremo dovunque, anche nell’ospedale più vicino a noi.
    I medici, in tutto il mondo, usano le stesse cure perché sono quelle che, esperimenti alla mano, funzionano meglio. Non è detto che funzionino sempre ma meglio.

    Se ognuno curasse a modo suo troveremmo in ogni città, in ogni ospedale, una cura diversa, basata su opinioni, ipotesi, idee personali, il caos insomma.

    Invece ci curiamo tutti in modo simile proprio perché è il modo migliore.

    Potrà esserci differenza di organizzazione, di mezzi e strutture ma le cure sono le stesse in tutto il mondo. A parità di condizioni economiche (è chiaro che un ospedale di un paese molto povero probabilmente non avrà le attrezzature di quello di un paese molto ricco) le cure, le medicine e le tecniche, saranno identiche.
    Lo stesso vale per gli interventi chirurgici. Le tecniche sono identiche, potrà esserci il chirurgo più bravo o quello meno capace ma un intervento si farà allo stesso modo in tutto il mondo.

    Per questo i ciarlatani, in genere, sono facilmente riconoscibili. Esistono quindi alcune regole che distinguono il medico serio dal ciarlatano.
    1) Usa terapie e metodi che usano e conoscono tutti gli altri suoi colleghi.
    2) Non usa un “metodo personale”.
    3) Usa terapie e metodi che in genere si usano anche nelle strutture pubbliche.
    4) Non si definisce o presenta come “boicottato” dalla sua comunità, non ci sarebbe motivo.
    5) Non sostiene che solo la sua tecnica e la sua terapia sia quella efficace, non esiste “cura” personale, un medico cura con ciò che il mondo conosce.
    6) Non dice di ottenere risultati eccezionali, maggiori di quelli di altri medici.
    Non per niente il ciarlatano si “inventa” un mercato. Avrà la “sua cura”, la “sua dieta”, ogni ciarlatano ha il “suo metodo”: tutte bufale.
    Ci sono poi alcuni trucchi che servono più che altro a creare il “personaggio” ad avvolgerlo di fascino, fumo, come quello sul palco dei maghi, sono trucchi tipici dei ciarlatani che vogliono apparire grandi scienziati e che sono usati proprio nei confronti della gente che non ha molta dimestichezza con la scienza. Uno dei più frequenti è la creazione di una finta controversia, una “fintoversia“.
    L’esempio più tipico è quello dell’omeopatia: nonostante sia basata su un rito magico, non abbia basi scientifiche, nonostante sia basata sulla somministrazione di sostanze senza effetti e gli studi dimostrino ovviamente che non ci siano effetti, gli omeopati continuano a discuterne come fosse una cosa vera, quasi una medicina.
    Esistendo la libertà di scelta, sta ad ognuno di noi cercare informazioni serie, competenti, scientifiche. Se poi siamo affascinati dal paranormale o ci vogliamo affidare ai ciarlatani, sono ovviamente problemi nostri.

    Ecco, io lo ripeto continuamente e continuamente rispondo così a chi insiste nel credere a sciocchezze (ovviamente dal punto di vista scientifico) come l’omeopatia o le medicine alternative, se si pensa di essere davvero informati, se si crede di aver preso informazioni da fonti serie ed attendibili, si proceda. Salute e soldi sono beni personali e nessuno potrà convincere nessuno di qualcosa di cui non vogliamo essere convinti.

    Ricordate però che se qualcuno vi mette in guardia, il dubbio stiate sbagliando potrebbe salvarvi la vita.

    Alla prossima.

  • Crema di ceci con stracchino, crudo e rucola

    Crema di ceci con stracchino, crudo e rucola

    Può essere un piatto unico estivo, seguito da una bella insalata. Oppure, in proporzioni ridotte, un antipasto sfizioso.
    Il prosciutto può essere sostituito da salmone affumicato, per un pasto vegetariano.

    Ingredienti (4 persone): 200 g ceci secchi (o 250 g di ceci lessati), 1 piccola cipolla bionda, 2 chiodi di garofano, 1 pezz. di stecca di cannella, pepe, 2 spicchi aglio, 1 mazzetto rucola, 80 g prosciutto crudo tagliato in una fetta spessa, 100 g stracchino, 1 cucc.no di concentrato di pomodoro, olio extravergine d’oliva, sale, pepe

    Preparazione:
    Dopo aver cotto i ceci con i diversi aromi, sgocciolateli, eliminando gli aromi, e frullateli con un po’ di olio, il concentrato di pomodoro, l’aglio rimasto, sale e pepe e acqua calda quanto basta per ottenere un purè.
    Mettete il purè di ceci in 4 bicchieri di vetro, aggiungete uno strato di stracchino a pezzetti e completate con il prosciutto e la rucola.
    Trovate la ricetta dettagliata su: Procedimento

  • I furbetti dell'antivaccinismo.

    I furbetti dell’antivaccinismo.

    Ne ho accennato varie volte ma non ho mai approfondito il tema. Qualcuno, quando parlo di interessi economici dietro il presunto “dissenso ai vaccini” si chiede che interesse economico dovrebbe esserci nei genitori che rifiutano di vaccinare i propri figli. L’argomento è complicato perché io stesso ne sono venuto a conoscenza solo dopo anni di “frequentazione” e di studio di certi ambienti. Bisogna specificare che la maggioranza dei genitori che decidono di non vaccinare i propri figli è in buonafede. È cioè mossa da motivi positivi, dall’amore che prova per i figli e dall’istinto di protezione che hanno tutti i genitori ma è un istinto riposto male, che segue false notizie e che quindi può ottenere l’effetto contrario di quello desiderato. Per l’ansia (perché è un sentimento molto vicino all’ansia) di proteggere i propri figli si fa la scelta meno protettiva.

    Alcuni genitori sono realmente e letteralmente terrorizzati dall’idea di una vaccinazione, la vedono come un’esperienza terribile, come un incubo. Come mai?
    Fare un vaccino non è più pericoloso del fare un antibiotico o un farmaco qualsiasi (anzi, forse è molto meno rischioso perché si fa una volta e lo si è fatto su milioni di persone da decenni). C’è qualcosa quindi che terrorizza questi genitori. Una di queste cose è la cattiva informazione.
    Questi genitori sono stati ricoperti e sepolti da cattiva informazione che proviene quasi totalmente da antivaccinisti professionisti, persone che, direttamente o indirettamente, dall’attivismo “contro i vaccini” guadagnano (quasi sempre soldi), ne hanno fatto un mestiere. Ciò che hanno letto lo hanno trovato quasi esclusivamente su internet e su libri antivaccinisti, si tratta praticamente di totale spazzatura, falsa informazione.

    Quei genitori sono stati convinti che, per proteggere i loro figli, debbano rinunciare a vaccinarli, l’esatto opposto della realtà. Quale logica direbbe che per proteggere un figlio lo si debba lasciare esposto alle (tante) malattie infettive? Quale ragionamento “normale” concluderebbe che sia molto meglio rischiare una malattia come la difterite, il morbillo o la poliomielite invece di fare una puntura che fondamentalmente ha un rischio di effetto collaterale bassissimo?
    È evidente, oltre che emergere dai dati scientifici ma anche dall’esperienza ormai secolare, che i vaccini non espongano a particolari effetti collaterali e che, quando questi esistano, sono fortunatamente rarissimi. Si vaccinano milioni di persone nel mondo, da decenni, con qualsiasi situazione clinica e non si hanno evidenze di danni particolari, anzi, abbiamo l’evidenza della rarità ormai acquisita di certe gravi malattie. Persino malattie quasi sempre benigne (varicella, parotite ed altre) possono complicarsi gravemente ed in ogni caso sono fonte di dolore, sofferenza, fastidio: quale genitore normalmente desidera il dolore del proprio figlio? Evidentemente la parola “vaccino” deve procurare un terrore maggiore, inspiegabile.
    Da dove esce fuori quindi questo terrore dei vaccini da parte di alcuni genitori?

    Dalla propaganda antivaccinista.

    I movimenti antivaccino, infatti, usano molto la propaganda ed il fondamentalismo e questi sono argomenti molto convincenti. Insinuare il dubbio, esaltare le ansie, diffondere falsi allarmi, sono armi tipiche della propaganda che l’attivismo antivax usa a piene mani.
    Se dicessi che nei vaccini fossero contenuti pezzi di metallo, ovviamente, susciterei paura. Se sostenessi che per fare i vaccini si usano feti abortiti, susciterei ribrezzo. Questi argomenti (fasulli) sono usati a piene mani e sono argomenti che, apparentemente folli, sono invece considerati credibili (uno dei cardini della propaganda è quello di ripetere continuamente una bugia tante volte da farla diventare credibile). Così come la pressione psicologica, il tentativo di formare gruppi chiusi per concentrare gli sforzi e le iniziative.

    L’antivaccinismo professionista è abbastanza banale, è un movimento che esiste da quando esistono i vaccini ma ovviamente solo negli ultimi anni ha punti simili all’ecoterrorismo. Si tenta di condizionare la politica (per esempio bombardando i politici di mail ed appelli), si organizzano manifestazioni, raccolte firme, minacce, violenze, intimidazioni, si tenta la trasformazione di un tema sanitario ben chiaro (la capacità dei vaccini di ridurre le malattie) in tema politico e per questo si rafforza lo spirito di gruppo. Sono usati temi “epici” (frasi come “vinciamo noi”, “il nostro movimento“, “siamo una famiglia”), proprio per creare il gruppo, un mutuo sostegno. Si arriva persino a gesti estremi.

    L’antivaccinista professionista non termina il suo lavoro solo nel combattere le campagne di vaccinazione ma anche dopo. La posizione che ha raggiunto all’interno di questi gruppi servirà per il suo mantenimento. Così medici, avvocati o semplici cittadini, sfruttano i seguaci acquisiti per vendere un prodotto. Quel complotto che avrà bisogno di protezione, sia essa legale, medica (con false cure) o sociale (con le “scuole novax” per esempio). Per sfuggire al complotto mondiale dei vaccini bisogna, per forza, rifugiarsi nei rimedi offerti dagli antivaccinisti.

    Ad esempio le pseudocure.
    Esiste un percorso tipico per gli sfortunati genitori che entrano nel tunnel dell’antivaccinismo professionista. Il figlio ha una malattia (spesso appartenente allo spettro autistico ma non solo) e nel corso di ricerche su internet o discussioni con altri genitori con problemi simili, vengono a conoscenza di un “professore” o di un “medico” eccezionale che curerebbe proprio questo tipo di malattie. Ovviamente vanno a sentire la sua opinione (molto costosa) che arriverà dopo una serie di numerosi esami molto complicati che non hanno riscontri in medicina, tra questi esami ci sarà anche un test per “intossicazione da metalli” (inutile e che non diagnostica praticamente niente) che “ovviamente” noterà proprio un’intossicazione e che altrettanto “ovviamente” deriverà dalle vaccinazioni.
    Da quegli esami (senza che ve ne sia ragione), il “professore” diagnosticherà un danno da vaccino (tipicamente “encefalopatia post-vaccinale“, entità che non esiste in medicina).
    Ed ecco che inizia la trafila di acquisti: integratori, diete, omeopatia, prodotti chelanti, controlli, esami (che ovviamente si dovranno fare dove consiglia il “professore” perché solo lì sono bravi), di nuovo integratori.
    Con l’avvertimento che si tratterà di una cura “molto lunga”. Questo non scoraggerà certo in genitori. Nel frattempo il “professore” consiglierà di rivolgersi ad una associazione che ha degli avvocati che potranno aiutare la famiglia. Ed ecco che iniziano ricorsi, carte e documenti per chiedere un indennizzo per quel “danno da vaccino” che nessuno si aspettava.

    Passa il tempo e gli anni ed i continui acquisti, intervallati da altrettanto costosi controlli del “professore” non cambieranno nulla nel problema del bambino, ormai quasi ragazzo, i soldi spesi saranno tantissimi e lo stesso dal punto di vista legale, soldi buttati (ho ricevuto testimonianze di persone che hanno perso la casa per i debiti contratti con i falsi esperti dell’autismo). Però il ragazzo, essendo cresciuto, andando a scuola e frequentando altri servizi, probabilmente sarà lievemente migliorato in alcuni aspetti, maturato in altri, raggiunto un minimo di socializzazione. E secondo voi, di chi sarà il merito di tutto questo?
    Non aggiungo la risposta perché la sapete. E funziona sempre così.

    La storia ha un finale triste.
    Il ragazzo ormai grande non avrà ottenuto nulla se non il completo impoverimento dei suoi genitori che ormai avranno radicato la convinzione di essere abbandonati dallo stato e di dovere tutta la loro salvezza al “professore” che, assieme agli altri “guru” sono stati gli unici ad interessarsi e capire i problemi del loro ragazzo. Spesso tentano di giustificare il loro comportamento parlando di miglioramenti eclatanti che però, in tutta evidenza, non sono presenti.
    Per ogni minimo tentennamento, dubbio, perplessità, ci pensa il gruppo “no vax”: nessun dubbio, il bambino era un danneggiato da vaccino e la cura miracolosa (nella lista si troveranno estratti di aglio, prezzemolo, melatonina e cose simili) ha fatto indubbiamente il suo lavoro. Come si fa ad abbandonare questo “tunnel”? È praticamente impossibile.

    Ecco come si entra e si vive all’interno della setta “no vax” che, come avrete capito, non ha nessun interesse medico o sociale ma ne ha ben altri e certo non a favore delle famiglie o dei ragazzi con problemi.

    Esistono fondamentalmente tre categorie di persone che hanno scelto di vivere di antivaccinismo: medici, avvocati, guru.

    Nella quasi totalità dei casi i medici che si dichiarano (o che si mostrano) contro i vaccini sono “medici alternativi” (omeopati, agopuntori, osteopati e simili). Chi si occupa di medicine complementari è quasi sempre un medico che non ha trovato altri sbocchi lavorativi ed accontenta una piccola fetta di mercato, quella che è attirata dall'”olistico”, dall'”alternativo” ed ha continuamente bisogno di nuovi clienti.
    Per questo si inventa “cure” per l’autismo, metodi per risolvere malattie di tutti i tipi (ovviamente tutte causate secondo lui dai vaccini) e crea un piccolo mercato molto fiorente.
    La situazione italiana è diversa da quella di altri paesi nei quali, ad esempio, le associazioni di omeopati si sono sempre schierate a favore dei vaccini (mentre i singoli spesso no), da noi, ufficialmente, le società di omeopatia si sono sempre poste in maniera critica e pseudoscientifica.
    Essere contro i vaccini segue la stessa logica, essere “alternativi” al sistema, mostrarsi “contro” ogni regola ed ogni norma scientifica. Una buona percentuale di questi medici è anche impreparata e nelle loro affermazioni traspare una vera e propria incompetenza (non sono rari quelli che prendono notizie, ritenendole attendibili, da siti di false news o di pseudomedicina). Ovviamente queste pseudocure non hanno nessuna utilità ed anzi possono avere alcuni rischi.
    È il caso, per esempio, della chelazione o della somministrazione di ormoni o cortisonici. Non sono casi singoli quelli di bambini o ragazzi morti in seguito a queste inutili prescrizioni.
    C’è traccia anche di accordi tra medici e farmacie per procurare i prodotti prescritti. Da qualche mese, finalmente, gli ordini professionali hanno iniziato a fare rispettare la deontologia: chi si basa sulla stregoneria per fare medicina è fuori, farà lo stregone.

    Più o meno simile il ruolo degli avvocati antivaccino.

    In Italia sono pochi e ben conosciuti. Sono in genere avvocati poco noti che provano a raccogliere adesioni di gruppi per guadagnare nella massa (le cause per richiesta di indennizzo sono lunghe, complicate e spesso non portano a nulla). Si dichiarano “esperti di danni da vaccino“, si occupano prevalentemente di cause per presunti danni da vaccino e creano a volte associazioni che sono in realtà paravento della loro attività. Sono contattati o contattano direttamente famiglie con bambini o ragazzi con malattie di vario tipo e propongono di iniziare una causa contro il ministero o contro le USL per collegare la malattia alla vaccinazione e quindi ottenere una somma di denaro. Ovviamente promettono grandi guadagni (che si rivelano quasi sempre illusioni) alle famiglie che, stroncate dalle difficoltà e spesso dalle stesse cure proposte dai medici ciarlatani, vedono quel denaro come un sostegno per le loro spese e dichiarano di non percepire nessuna parcella. Ufficialmente, è chiaro.
    Ultimamente la situazione è molto più complicata da quando si è notato che il fenomeno fosse diventato dilagante, l’iter per ottenere questi indennizzi infatti è oggi un po’ più difficile.

    Esistono infine una serie di personaggi che gravitano nel mondo dell’antivaccinismo. Alcuni genitori che ormai sono affaristi e che usano le malattie dei figli per guadagnare denaro, persone chiaramente disturbate che si autoeleggono a capo di associazioni o gruppi antivaccino e qualche “guru”.
    I genitori antivaccino per professione hanno semplicemente abbracciato la moda del momento. Probabilmente prima erano “genitori pro omeopatia” o “pro-Stamina” o avevano creato associazioni di vario tipo con un solo scopo: raccogliere denaro.
    Ufficialmente per i bisogni dei propri figli (realmente malati), in pratica per i propri.

    I guru antivaccino in Italia si possono contare sulle dita di una mano, questa figura è molto più rappresentata nei paesi anglosassoni dove, se un medico o un professionista si mostra contro ogni conoscenza scientifica diffondendo sciocchezze o falsità mediche, è espulso velocemente dagli ordini professionali. Da noi i guru sono fondamentalmente giornalisti, responsabili di siti web, politici ed attivisti che si auto nominano a capo di qualche movimento, così come si auto nomina “grande scienziato” qualche personaggio in cerca di fama. Assumono il ruolo di “guide” del movimento perché attivi, creano spesso eventi, video, trasmissioni, incontri sull’argomento, si dichiarano apertamente “contro le vaccinazioni” o più velatamente per “la libertà di scelta”, si dipingono come “dalla parte dei cittadini” o “dalla parte dei deboli” per recitare il ruolo dell’altruista disinteressato, cercano di rifiutare l’appellativo di antivaccinista ma solo per mostrarsi neutri ed equilibrati, cosa che però non emerge da quanto scrivono e dicono.
    Hanno al contrario tutto l’interesse nel creare e mantenere un “movimento” ed un folto seguito perché questo rappresenta anche il loro pubblico, senza il quale non avrebbero alcun seguito, sgomitano quindi per diventare “protagonisti“. Il loro interesse economico è sostanzialmente questo.
    Non hanno in genere nessuna preparazione specifica, infatti usano tecniche pubblicitarie e tentano di dipingersi come “contro il sistema” o “controinformazione” quando in realtà usano le stesse e le solite banali notizie (quasi sempre bufale) già ampiamente conosciute nell’ambiente.

    Attenzione. Il fenomeno antivaccini non è nato oggi e non è un fenomeno legato a internet, è sempre esistito e le sue armi sono sempre le stesse: spargere ansia, paura, diffidenza. Parlerò dei metodi della propaganda antivaccini in un altro articolo.

    Propaganda antivaccinista ad inizio 1900.

    Il panorama è quindi abbastanza chiaro e potrà confermarlo chi entra in questo ambiente quando noterà che i convegni sono tenuti sempre dalle stesse persone, le cause di risarcimento vedono sempre gli stessi periti ed avvocati, persino ciò che si trova in internet o in libreria avrà come protagonisti sempre gli stessi nomi.
    Poi c’è “la massa“. L’insieme di persone, spesso di bassa istruzione, a volte semplicemente stupide (sì, esistono gli stupidi), che basandosi su ciò che trovano su internet e facendo ragionamenti semplici e lineari, giungono a conclusioni (ovviamente sbagliate) eclatanti, pensando al vaccino come ad un veleno diffuso dai poteri forti, come fosse un’invenzione nata ieri e venduta nei supermercati. Questi sono i soggetti ingestibili, visto che non sanno sostenere una discussione e non capiscono i fondamenti della statistica ma nemmeno della logica.

    Tutti questi personaggi, al netto di chi proprio agisce per stupidità, hanno un obiettivo preciso: i soldi.
    Nessun interesse scientifico ovviamente (di scienza nell’antivaccinismo ce n’è poca) ma solo quello economico che per questo richiede partecipazione, una dose di aggressività (per tenere fuori i “curiosi”) e proselitismo.
    Una mamma (che conosco personalmente) mi ha scritto chiedendo di raccontare cosa le è successo in proposito. Ovviamente mantengo l’anonimato:
    ==

    Sono alcuni anni che mi tormenta il dubbio se sia utile o meno raccontare come si entra in contatto coi medici che “consigliano cautela” con le vaccinazioni e poi però ti offrono la cura per disintossicare i tuoi figli, per “togliergli i vaccini dal sangue”.
    Questi, dopo aver espresso di non essere contrari alle vaccinazioni, diagnosticano un danno da vaccino a tuo figlio. Vivo il tormento per diversi motivi: primo perché ho la certezza che la loro esistenza è resa possibile solo come riflesso secondario e deformazione del pensiero critico alla base dell’analisi scientifica e secondo perché la scelta di raccontarla mantenendo l’anonimato potrebbe essere un’arma di ulteriore sbeffeggiamento data in mano a chi ama giocare con la salute dei più indifesi.
    Premetto che personalmente ritengo che possano permettersi di correre un rischio così serio con tanto ardire, soltanto perché la maggior parte delle persone, fortunatamente e al di là del false balance reso possibile da una cattiva comunicazione, continua ad avere un comportamento responsabile garantendo ancora la salute di tutti, anche di quelli che verranno poi raggirati. Dopo aver riflettuto ho pensato che però andava raccontato, anche se verrà messo in dubbio e accusato di essere una falsità, anche se raccoglierà gli insulti più beceri perché i soldi e la serenità delle famiglie meritano rispetto, perché anche i medici e i ricercatori che lavorano con professionalità e con spirito di abnegazione meritano rispetto e perché i bambini malati hanno diritto alle migliori cure e ad essere protetti e accettati.
    Come purtroppo capita a molte persone è capitato anche a noi di dover correre in un pronto soccorso pediatrico per sentirsi dire che le convulsioni che hanno colpito tuo figlio sono conseguenza di una grave malattia e che tuo figlio verrà ricoverato per un tempo indefinito e senza alcuna garanzia che le cose torneranno mai a posto…insomma abbiamo incontrato la sofferenza, quella più terribile, quella che non colpisce te direttamente, ma peggio, tuo figlio.
    Come ogni genitore del mondo l’unico sentimento che ti attraversa, anzi che ti travolge, è la disperazione e alla disperazione si accompagna quell’umanissimo desiderio di dare senso alla propria disgrazia…in quegli stessi giorni può capitare di conoscere altri genitori, parenti di bambini ricoverati che in quel preciso e identico momento attraversano anche loro il difficile cammino della malattia: a noi è successo, ed è successo anche che quei parenti li conoscessi da molto tempo. Non sto a raccontare i dettagli delle malattie che sono capitate in sorte a mio figlio o al figlio dei miei conoscenti ma adesso arriva il momento in cui entri in contatto con chi, senza sconsigliare i vaccini, accusa velatamente, ma non tanto, essi stessi di di aver fatto ammalare tuo figlio, senza neanche conoscerlo…
    I miei cari vennero contattati dai parenti di quest’altro piccolo paziente perché, in buona fede assoluta, volevano metterci al riparo dai medici “malfattori” di quell’ospedale. Raccontarono perché, non fidandosi dei medici che avevano incontrato in pronto soccorso e che, per inciso, avevano in cura anche mio figlio, erano infine giunti ad un luminare che li aveva portati a conoscenza del losco e infame mondo della medicina malata e che traeva beneficio dall’ingannare genitori disperati; i medici ospedalieri avevano garantito loro che il piccolo bambino non fosse vittima di una reazione a vaccini ma i genitori non erano persuasi e non capivano perché non fosse possibile fare una diagnosi certa per loro figlio che solo poche settimane prima aveva ricevuto i vaccini, così rovistando nelle pieghe lasciate aperte dalla medicina ufficiale, arrivarono ad un medico controcorrente, uno che avrebbe detto loro la verità.
    Il luminare in questione, dopo visita privata, diagnosticò una “encefalopatia post- vaccino” e una volta “tolti i metalli pesanti dal sangue del bimbo e seguito una dieta disintossicante” guarì incredibilmente il piccolo paziente, lui aveva indiscutibilmente la verità dalla sua e gli altri erano le menzogna…beh…mi direte, ognuno fa ciò che vuole: vero.
    Ciò che trovo invece da condannare è ciò che è avvenuto in seguito: questi parenti, comprensibilmente sollevati e messi a conoscenza delle losche congiure dei medici e della casta delle case farmaceutiche, sono plausibilmente convinti di avere in mano la cura e la risposta per tutti i mali che colpiscono i bambini e così sono venuti a cercare me, prima cercando contatti coi miei parenti per metterli a conoscenza dei fatti loro accaduti e poi cercando direttamente me, ancora ricoverata con mio figlio in ospedale in condizioni critiche, cercando di indurmi a pensare che forse anche il mio caso potesse essere riconducibile ad un danno da vaccini. A nulla valevano i pareri medici e le nostre obiezioni, ormai, agli occhi di questi parenti, i medici erano solo marmaglia e noi meritavamo la stessa occasione data al loro bambino…fino a farsi trovare nel parcheggio dell’ ospedale accompagnati da un avvocato che “se ne intende” e che se avessi voluto, mi avrebbe incontrata anche subito…eravamo disperati, ma non stupidi!
    Quando poi scoprii che questi luminari per la prima visita -privata- costano quasi 500 euro e che il protocollo da seguire è lungo e fitto di visite, sempre private, pur consolandoti con le più lusinghiere delle parole per le orecchie di genitori impauriti, e che i medici che hai incontrato – in ospedale – hanno fatto il doppio turno il giorno di Natale per non allontanarsi dai loro pazienti in fin di vita non chiedendoti nulla in cambio e che anzi si siedono lì accanto a te tenendoti in silenzio la mano, capisci che non puoi essere vittima oltre che della sfortuna anche del trucco più vecchio del mondo…no, non ci si può far raggirare da chi manda avanti avvocati a tutelare non i tuoi, ma i propri interessi e quelli di studi privati con prezzi da capogiro anche perché, quando la sfortuna si accanisce con la gente con pochi mezzi, far leva sulla disperazione per togliere anche le ultime risorse a chi già non ne ha per me merita solo un aggettivo…e non è gentile; eravamo disperati, non stupidi.
    E rifiutammo.
    Mio figlio ora sta bene ed il resto non ha importanza.

    ==
    Ringrazio questa mamma per la sua testimonianza. Noterete come, nel suo caso, siano stati proprio i parenti di un altro bambino malato a “consigliare” il “luminare” che ha la cura per i danni da vaccino.
    Fortunatamente la nostra mamma si è rifiutata ma probabilmente questo è dovuto ad una buona dose di razionalità, forza d’animo e tentativo di ragionamento. Non va sempre così.

    Sono però le cose che reputo più importanti e fondamentali in questo campo. Il dolore, la disperazione, spesso la rassegnazione, sono le cose che rendono più debole e facilmente raggirabile una persona. Se si tratta della salute dei figli questo diventa ancora più valido. Non è facile spiegare e fare capire che non esiste nessun “luminare” con la cura di presunti danni da vaccino (che sono quasi sempre inventati!) ma non è facile neanche riportare alla ragione un genitore in preda al panico.

    Per questo chiedo uno sforzo a tutti i genitori che stanno subendo o hanno subito una cosa del genere.
    Ragionate, pensate e ripensate, fatelo per i vostri figli, non vendeteli agli avvoltoi. La salute e la dignità di vostro figlio non meritano di essere messe nelle mani di un ciarlatano che ingrassa con i vostri soldi. Dovete sapere anche che è possibile segnalare all’ordine dei medici (se medico) ed anche denunciare, chi vi ha rubato soldi e speranze.
    Fatelo.
    Ragionate.

    Alla prossima.

  • Zucchine ripiene con ricotta e pomodori secci

    Zucchine ripiene con ricotta e pomodori secci

    Un altro classico estivo, rivisitato in versione light e vegetariana. Sostituendo la ricotta con il tofu, è adatto anche ai vegani.

    Ingredienti per 4 persone: 8 zucchine lunghe, 250 g di ricotta, 5 pomodori secchi (rinvenuti in acqua), 2 cucc. di olive denocciolate, 2 cucc. di capperi dissalati, 3 cucc. di olio E.V.O, timo, origano, sale q.b., pan grattato q.b.

    Preparazione:
    Pulire ed eliminare le due estremità delle zucchine. Tagliarle a metà nel senso della lunghezza e scavare la parte centrale.
    Tuffarle per un minuto in acqua bollente leggermente salata. Scolarle, asciugarle e posizionarle in una teglia con carta da forno.

    Nel frattempo creare il ripieno mescolando la ricotta con i pomodori, le olive e i capperi ( tutti tritati finemente), aggiungere l’olio, il timo, l’origano e poco pangrattato. Aggiustare di sale. Riempire le zucchine con il composto preparato. Spolverizzare di pangrattato in superficie, oliare ed infornare a 170° finchè non doreranno.
    Questa viene da PETITCHEF  dove trovate altri dettagli.
  • Pesce alla pizzaiola

    Pesce alla pizzaiola

    Stufi di mangiare il solito pesce?Provate ad cucinarlo con capperi, polpa di pomodoro, scalogno, aglio, olive nere (snocciolate) e origano.Potete cucinare gli immancabili filetti di merluzzo, ma potete usare la stessa ricetta per qualsiasi tipo di pesc…

  • Funziona o sembra funzionare? Perché certe ciarlatanerie sembrano ottenere successi.

    Funziona o sembra funzionare? Perché certe ciarlatanerie sembrano ottenere successi.

    In tutti questi anni, uno degli aspetti che più mi ha incuriosito era quello relativo alle testimonianze dei presunti “guariti” da terapie alternative.
    Ho già parlato di effetti come quello placebo in caso di terapie “blande” (come l’omeopatia o l’agopuntura) e per malattie banali, ma se ci sono delle testimonianze che colpiscono in maniera particolare, sono quelle relative a guarigioni da gravi malattie (cancro, ad esempio). Anche di questo ho già parlato, lo ripeto brevemente: la stragrande maggioranza delle persone (almeno tra quelle che ho potuto analizzare) che dichiarano di essere guarite da gravi malattie grazie a cure non scientifiche è in realtà vittima di truffe quando non complice del truffatore.
    L’ho detto altre volte: se all’inizio pensavo che le “guarigioni” miracolose fossero frutto del caso o dei rari episodi di guarigione spontanea, posso dire che vi è evidenza che quasi tutte siano frutto di manipolazioni, di falsità e veri e propri “trucchi” per raccontare una storia che non corrisponde alla realtà.
    Negli anni ho fornito tanti esempi di questo modo di “vantare” i successi di una cura alternativa.
    Il testimone diventa complice consapevole o meno del ciarlatano e così è sfruttato a scopi pubblicitari. Ma è possibile che una persona malata si offra per una cosa così indegna? Spesso i “testimoni” producono nuovi testimoni. Se ho visto un video di una guarigione per me “miracolosa”, diventerò, consapevolmente o meno, diffusore di quel “miracolo” perché ne parlerò bene, in maniera entusiasta.
    Sì ed in questo articolo proverò a spiegarne qualche motivo.
    Molti dei testimoni sono in perfetta buonafede, sono davvero convinti di essere guariti grazie alla cura alternativa, sono assolutamente certi che questo sia avvenuto. Perché succede? Esistono varie ragioni, ne elenco alcune:
    Effetto placebo
    Consiste nell’ottenere beneficio con l’uso di una sostanza che non ha efficacia terapeutica.
    Il solo “fare qualcosa”, prendersi cura di una malattia, ottiene un effetto benefico che può andare dal lieve miglioramento alla guarigione. Noto da tempo, l’effetto placebo è affascinante ma non può essere usato come medicina perché difficilmente controllabile, soggettivo, diverso per durata ed intensità. Inoltre, molte volte, il beneficio è solo “psicologico” (il paziente si sente meglio ma la malattia procede normalmente) e quindi può anche essere rischioso affidarsi solo al beneficio placebo. Si conosce anche un effetto “nocebo”. Il paziente, se è convinto che una sostanza faccia male, anche se questa è inerte, avvertirà un peggioramento o un malessere.

    Questo vale per le malattie banali, “autolimitanti” (cioè che passano da sole) o non gravi, ma può valere, entro certi limiti, anche per le malattie gravi. Curarsi, in qualsiasi modo, meglio se con dei “rinforzi” fa stare meglio. Si può assumere acqua, zucchero, un cerimoniale o una pozione, non importa, l’effetto placebo non solo ci convince di stare realmente meglio ma attiva la produzione di sostanze nell’organismo che possono procurare euforia, benessere, serenità o agire direttamente sulla malattia. Questo naturalmente è ben diverso dal dire che l’effetto placebo può “guarire” una malattia fisica (nel caso dell’ansia o delle malattie psicosomatiche questo può avvenire, naturalmente) ma può permettere di percepire un reale miglioramento delle proprie condizioni, di migliorare la qualità di vita e di apparire in buone condizioni. Un esempio su tutti è quello dell’omeopatia. Assumere pastiglie di semplice zucchero non può avere nessun effetto fisico (i granuli omeopatici sono costituiti da 1 grammo di zucchero, quantità praticamente inoffensiva), né positivo né negativo. Ma usarle come cura, rinforzandole con un preciso cerimoniale (l’omeopatia prevede una successione di riti molto precisi), farlo con uno scopo (guarire una malattia) può davvero migliorare il nostro stato di salute. È chiaro che non sarà certo la caramella di zucchero a farlo, ma la nostra convinzione di prenderci cura di noi. L’effetto placebo è un “bias” (ovvero una convizione errata) che colpisce tutti. Si è visto ad esempio che già la mancanza di effetti negativi (quello che succede con l’omeopatia, ad esempio) viene percepito come “effetto positivo”. L’aspettarsi un risultato procura già la sua percezione, a prescindere se ci sia o meno.

    Effetto spot
    Succede che è lo stesso guaritore a proporre al suo cliente di testimoniare a favore della pseudocura. Gli chiede di raccontarne i lati positivi, gli effetti ed il suo stato. Il malato, davanti a questa proposta, si sente al centro dell’attenzione, coinvolto, un esempio per gli altri e questo diventerà l’occasione per esaltarsi, sentirsi per forza di cose migliorato (chi gli chiederebbe di testimoniare se fosse peggiorato?). Sentirsi al centro dei riflettori significa per il paziente ricevere incoraggiamento e aiuto lo fa sentire più forte, sostenuto, spinto verso il successo, non a caso, anche in medicina, la malattia è spesso raccontata (esistono siti e blog di gruppi o di singoli che compilano un diario on line della loro malattia), in una sorta di esorcismo fisico e psicologico che ha lo scopo di sfogare le proprie difficoltà. A volte è lo stesso guaritore a suggerire al paziente le cose da dire, i dati da mostrare e l’atteggiamento da mantenere. In alcuni video (uno l’ho spiegato qui) il paziente racconta del successo della pseudocura senza rendersi conto che sta invece raccontando di essere migliorato perché sottoposto alle cure standard, in una sorta di estasi ipnotica che lo trasforma da paziente a testimonial pubblicitario per il ciarlatano. La maggioranza dei pazienti che racconta la sua storia è in assoluta buonafede, si tratta semplicemente di persone (spesso deboli) che hanno trovato nel ciarlatano una spalla e non vogliono abbandonarla, una truffa bella e buona, con l’aggravante di approfittare del truffato per truffare altri.

    L’ombra proiettata nel muro
    Dissociarsi dal proprio corpo per escludere il problema.
    Il paziente, per vari motivi, “dissocia” il suo pensiero dal suo fisico. Per paura, depressione, stanchezza, abbandono, non considera più il suo corpo come parte integrante della persona ma lo vede come estraneo, come se parlasse con l’ombra di sè stesso proiettata in un muro. Questo comporta che il fisico, malato, chiede di fare qualcosa, di curarsi, di sforzarsi, la mente, parlando con l’ombra, è distaccata, non fa nulla, si abbandona al decorso naturale della malattia. In questo modo il paziente cerca delle giustificazioni per un comportamento ingiustificabile (per una malattia molto grave “non fare niente” non è certo la soluzione migliore), vive due vite: quella del malato e quella della persona che vede un malato. Le scelte sono diverse e dipendono dalla cultura personale, dall’ambiente, dal contesto sociale. Si assiste ad un forte ricorso alla fede religiosa, un abbandono ad una entità superiore che “deciderà per noi“, in alcune persone si assisterà ad una completa inerzia che dura fino a quando le condizioni fisiche non saranno irrimediabilmente compromesse, in altri ambienti si ricorre a pratiche diverse (meditazione, yoga, cure alternative) ed ognuno di questi comportamenti è giustificato dal paziente con un’accettazione dello stato in cui si è.
    Raramente il paziente ammetterà di stare male, sarà evasivo sulle sue condizioni, nasconderà accuratamente la sua malattia, sembrerà quasi indifferente al dolore provato. In parole povere non è lui a stare male ma “il suo corpo”. Questa dissociazione è molto frequente, anche in persone con notevole razionalità, ma mentre in molti si “abbandonano” alle terapie standard, altri si affidano a false cure (anche consapevolmente!) in una sorta di “autodistruzione” programmata.
    Un comportamento del genere giustifica i presunti “miglioramenti” da falsa cura. Il paziente “reale” si rende conto di fare qualcosa che non gli giova, ma questo lo terrorizzerebbe, per questo motivo si abbandona al paziente “ombra” che invece sta bene, che sta migliorando tantissimo e che ottiene risultati eccezionali dalla finta cura. Questo spiega anche perché coloro che si affidano a false cure non ammettono “intrusioni”, anzi le respingono con rabbia perché questo potrebbe far riaffiorare in loro la “lucidità” del paziente malato che dovrebbe ammettere una sofferenza e, probabilmente, una sconfitta. Stanno meglio, a prescindere da qualsiasi cosa.
    La truffa
    Un imbroglio, anche per chi è convinto di avercela fatta.
    Non è per niente raro il caso di pazienti che seguono cure alternative e che si credono guariti perché così ha fatto credere il guaritore. La realtà è ben diversa, nessuna guarigione o miglioramento, il guaritore fa riferimento a qualcosa di positivo per parlare di successo quando al contrario la situazione clinica è peggiorata. Un esempio è quello dei “markers”. In alcune malattie tumorali esistono degli esami del sangue (si chiamano “markers”, più o meno “segnalatori”) che possono indicare un peggioramento o un miglioramento della malattia, degli esempi sono il PSA (markers che riguarda la prostata) o il CA125 (che riguarda altri organi, come le ovaie, l’intestino, la mammella). Il grande limite di questi valori è che non sono per niente “diagnostici”, un loro eventuale aumento infatti non significa per forza che ci sia una malattia o un peggioramento della stessa, così, viceversa, una loro diminuzione non significa che si assista ad un miglioramento. Il guaritore, davanti ad un insuccesso della sua cura, se trova un valore di un marker diminuito parlerà di “chiaro miglioramento”, se lo troverà stabile dirà che “abbiamo fermato la malattia”, induce cioè il suo cliente a credere alle sue parole basandosi su dati oggettivi ma che non hanno significato, è per questo che il ciarlatano sfugge ai controlli, chi, competente, leggesse le carte, capirebbe subito il valore di quei “miglioramenti“. Il cliente naturalmente, non essendo un addetto ai lavori, si convince e cade nella truffa.
    Una cosa del genere l’abbiamo vista nel caso della “cura Stamina”. Quando a Davide Vannoni (inventore della pseudocura) è stato chiesto di inserire nella sperimentazione (che poi non è avvenuta) la SMA (una delle malattie che diceva di poter curare), ha rifiutato perché “nessuno strumento sarebbe adatto a mostrare i miglioramenti” (cosa ribadita dal suo socio Andolina), qualcuno potrebbe pensare: “ma se neanche uno strumento rileva un miglioramento minimo, come farebbe a rilevarlo un uomo che è sicuramente meno oggettivo della fredda macchina?”. È semplicemente un modo per sfuggire al controllo.
    Altri casi di truffa si basano sull’inganno diretto. Il guaritore non ammette l’inefficacia della sua cura e contro ogni evidenza parla di “successo”, consiglia al paziente degli esami che non hanno alcuna attendibilità o che non mostrerebbero nessun dato interessante e così via, tutto calcolato per vendere bene la sua merce. In questo modo il paziente è spesso convinto di avercela fatta, di migliorare, di ricevere incredibili benefici dalla pseudocura quando in realtà le sue condizioni peggiorano. Non è raro incontrare persone che parlano di grandi benefici mentre sono in ospedale in condizioni pietose (alcuni casi li ho raccontati qui) ed è evidente che dentro ogni guaritore c’è l’anima del bravo venditore di aspirapolveri: convincere ad acquistare malgrado l’inutilità dell’articolo proposto.

    Il fantasma su internet

    Sono tante le testimonianze diffuse su internet, di persone che si dichiarano guarite grazie ad una “cura alternativa” ma che invece non ce l’hanno fatta. Il truffatore fa testimoniare una persona comunicandole la guarigione (che invece non c’è), la malattia fa il suo corso ed il “testimone” muore ma il suo video resta lì, continua a girare, testimoniando qualcosa che è in realtà una triste finzione.
    Di questi video, seguendo il tema da anni, ne conosco almeno una decina. Alcuni di essi sono usati ancora oggi come “prova” di efficacia di una cura, quando il protagonista è purtroppo invece deceduto da anni.

    Bias di conferma

    Esaltare ciò che conferma il nostro desiderio, minimizzare ciò che lo smentisce. Se una persona sta male e per curarsi usa una stregoneria, basterà elencare i benefici (reali o inventati), spesso minimi, avvertiti eliminando ogni aspetto negativo della vicenda. Questo avrà due effetti: sulla stessa persona, sostenendola nelle sue scelte e sugli altri che resteranno stupidi dei risultati e quindi potrebbero diventare essi stessi sostenitori della scelta “sbagliata”. Sarà poi il tempo ed il normale decorso della malattia a fare la differenza. Lo stesso può percepire un osservatore. Se esistesse un caso (ammettiamo vero) di guarigione da una grave malattia con una cura “nuova” bisognerebbe prima di tutto controllare quante persone hanno seguito la stessa cura senza successo (così si fa negli studi scientifici). Se a questa cura abbiamo sottoposto 1000 persone e di fronte ad una guarigione (non per forza dovuta alla cura) ci sono 999 insuccessi potremmo parlare di cura inefficace. Per questo è importante anche il contesto, per questo servono i dati, i numeri, la precisione, la serietà, altrimenti si gioca semplicemente una partita nella quale non vince nessuno, anzi, vince solo il truffatore.

    Tutte queste motivazioni hanno ovviamente lo scopo di “vendere un prodotto”, sono l’ufficio marketing del ciarlatano che deve diffondere il suo mezzo di sostentamento.
    Non a caso, quando sottoposte a controllo, tutte le false pratiche mediche, cadono miseramente, non riescono a dimostrare nulla. Oggettivamente non esiste alcuna pratica non scientifica che abbia mai mostrato di funzionare e si può dire che le pseudocure, tutte, funzionano solo su internet. Ricordate inoltre che i ciarlatani non hanno alcun limite né pietà.

    Ho elencato solo alcuni dei meccanismi che spiegano i “trucchi” dei ciarlatani, l’argomento è complesso e non è possibile approfondirlo completamente (l’ho fatto nel corso degli anni) ma è anche molto affascinante e delicato.
    È bene ribadire che in nessun caso (parliamo di malattie gravi) uno di questi “rimedi” possa guarire o migliorare una malattia (i fatti, i dati e gli studi parlano chiaro), si tratta di “strategie” psicologiche per affrontarla, hanno azione sulla psiche dell’individuo ma non ne hanno (o ne hanno pochissima) sull’evoluzione della malattia. Per questo motivo, se avete un problema serio da affrontare, rivolgetevi al vostro medico, chiedete spiegazioni, confrontate le varie possibilità ma non fuggite, non serve a nulla se non a nascondere una realtà.

    Alla prossima.

  • Archives: