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VaxLegend: I vaccini? Inutili, le malattie stavano già scomparendo.

VaxLegend: I vaccini? Inutili, le malattie stavano già scomparendo.

Chissà quante volte avrete sentito ripetere questa leggenda usata dagli antivaccinisti. Le malattie sarebbero scomparse (o già tendevano a scomparire) prima dell’avvento delle vaccinazioni e quindi non sono i vaccini ad aver eliminato o limitato le tante malattie infettive che affliggevano l’umanità.
È una vecchia credenza che circola proprio nei gruppi antivaccino da sempre e, nei secoli, è arrivata fino a noi. Questo valeva nell’ottocento, l’avvento di fogne ed acqua corrente ha cambiato radicalmente la vita (e la salute) delle persone. Ma è assolutamente evidente come fu proprio l’avvento dei vaccini a cambiare definitivamente la salute di tutti noi. Prima di essi le malattie infettive erano diffusissime e così le morti per causa loro. Basta guardare i grafici, proprio così. Gli stessi che vi fanno vedere quelli che sostengono questa bufala.
Solo che bisogna anche saperli leggere (e non guardare quelli manipolati). Due cose che forse chiariscono il dubbio. Le “condizioni igieniche” diverse possono essere quelle tra i giorni nostri e l’ottocento o il periodo prima della seconda guerra mondiale ma non si può parlare di condizioni igieniche differenti confrontando i dati di oggi con quelli degli anni ’70 o ’60, quando erano chiaramente molto simili. Non solo fogne ed acqua corrente ma già nel dopoguerra esistevano medicine, antibiotici, sistemi di sorveglianza e strade pulite, farmaci e nettezza urbana. Inoltre, proprio guardando i grafici della storia delle epidemie, si vedrà che non si è assistito ad una diminuzione di casi “graduale”, ma netta, improvvisa. Se migliorano le condizioni igieniche in maniera tale da cambiare la storia di una malattia infettiva, ovviamente, questo cambiamento sarà graduale (non è che dall’oggi al domani tutta la popolazione sarà fornita di acqua corrente o si costruiscono fogne per tutta la nazione, questi sono progressi che durano decenni), al contrario, proprio perché sono iniziate le campagne di vaccinazione il calo dei casi di malattia è drastico, improvviso. Basterebbe inoltre notare che la diminuzione delle malattie non è stata contemporanea. Alcune sono diminuite negli anni ’50 (come la polio), altre negli anni ’60 (morbillo) e prima ancora, come nel caso della difterite, il crollo dei casi si è avuto attorno agli anni ’30. Condizioni igieniche e fogne non compaiono ogni 20 anni e nemmeno a convenienza di chi vuole manipolare i dati.
Proviamo a vedere qualche esempio pratico.
Il morbillo in Inghilterra e Galles, come in tutta Europa aveva un’incidenza molto alta. Come quasi tutte le malattie infettive si assiste ad un andamento “ciclico”, si infettano molte persone che quindi svilupperanno gli anticorpi. Per qualche tempo, quindi, il virus si presenta con un’incidenza minore (larga parte della popolazione è stata già infettata), con il tempo che passa si formano nuovi gruppi di persone da infettare (i nuovi nati per esempio) e così scoppia un’altra epidemia. Si vede benissimo nel grafico sotto. Ma succede qualcosa. È introdotta la vaccinazione antimorbillo. I casi diminuiscono fino a diventare pochi e, a prescindere da nuovi nati o nuovi gruppi da infettare, le epidemie non avvengono più. Questa è l’immunità di gregge, anche i più piccoli per essere vaccinati o quelli che non possono esserlo per altri motivi, non avranno la malattia perché attorno a loro sono quasi tutti protetti.
Fenomeno simile negli Stati Uniti:
Una nazione che protegge gran parte della popolazione, indirettamente protegge tutti, anche chi non può vaccinarsi. Un esempio “grafico” interessante è quello che successe in Germania. Ricorderete che la Germania era divisa in due parti, una ad est (appartenente al cosiddetto “blocco sovietico”) ed una ad ovest (più “europea”). La poliomielite era una delle piaghe più terribili del mondo. Con l’avvento dei vaccini, la Germania est introdusse la vaccinazione di massa nel 1960, quella ovest nel 1962 e successe questo:
I casi di poliomielite crollarono esattamente con l’introduzione rispettiva del vaccino. Due anni prima in Germania Est perché, due anni prima, fu introdotta la vaccinazione. Sarebbe davvero una strana ed improbabile coincidenza quella che vedrebbe le “condizioni igieniche” cambiare esattamente al momento di introduzione del vaccino, in un momento diverso nei due territori confinanti ed improvvisamente avrebbero fatto praticamente sparire la malattia.
Se questo non convince non so cosa dire. Lo stesso accadde in Italia. Qui posso farvi vedere un trucco usato dagli antivaccinisti per stupire. Faccio un’affermazione: i casi di poliomielite stavano diminuendo già prima dell’introduzione dei vaccini, come mostra questo grafico:
Guardate cosa vi ho fatto credere… I casi di polio in Italia erano effettivamente in diminuzione già prima dell’avvento dei vaccini. Condizioni igieniche? Non si sa ma il dato è evidente. Molto meno evidente se però vediamo tutto il grafico, non solo quello che ho voluto farvi vedere per condizionare le vostre opinioni. Ecco il grafico storico:
In Italia, già nel 1956 si iniziò a vaccinare per la poliomielite (con il vaccino Salk), nel 1966 la vaccinazione divenne obbligatoria. Come vedete, è vero che nell’ultima parte del grafico (quello che trovate in molti siti antivaccino) si vedrà una diminuzione ma è un trucco. Dopo ogni picco c’è una diminuzione (per i motivi che ho spiegato prima, è epidemiologia pura) e già negli anni precedenti l’introduzione dell’obbligo si era assistito ad una diminuzione proprio grazie al nuovo vaccino. Se si guarda prima dell’introduzione dei vaccini si noterà che sempre, anche senza picco epidemico, i casi erano tantissimi, anche nelle fasi di “diminuzione”. Parliamo degli anni ’60 (l’epoca della mia nascita), quando le condizioni igieniche della nostra nazione erano assolutamente paragonabili a quelle di oggi, quando è inventato il primo computer e l’uomo è andato sulla Luna (ops…non mi dite che…)
Un altro trucco usato per manipolare la realtà usa sempre dei grafici. Come questo (dal libro “Dissolving illusions”, dati USA):
Mortalità per morbillo.
Ecco, è evidente, il morbillo stava già scomparendo prima dell’introduzione del vaccino (segnata nel disegno con una freccia). Che quindi sarebbe inutile.
Se non fosse che quel grafico riporta la mortalità da morbillo (decessi ogni 100.000 casi). Il grafico ci dice che, progressivamente, negli anni muoiono meno persone, non che ci sono meno casi ed ovviamente non sono considerati i casi di complicanze (anche gravi, come le encefaliti o la PESS) che non comportano sempre morte ma gravissimi danni. L’introduzione del vaccino ha cambiato anche la mortalità, probabilmente diminuita anche grazie alle condizioni igieniche migliori, alle cure, possiamo vederlo anche in Italia, dove nel 1971 avvennero 435, nel 1981 105, nel 2011 solo 4 (quest’anno siamo a 3). Ha sicuramente inciso l’igiene ma nel 1971 e nel 1981 le condizioni igieniche delle città erano praticamente identiche a quelle di oggi.
Se il morbillo causa una morte su 2000 casi, questo succederà indipendentemente dal vaccino. Il vaccino infatti non è una cura, non “salva dalla morte” ma evita i casi (alcuni dei quali possono morire). Se infatti controlliamo il grafico dell’incidenza del morbillo, scopriremo qualcosa di interessante:
Incidenza del morbillo (USA).
L’incidenza della malattia crolla drasticamente dopo la comparsa del vaccino anti morbillo. È più o meno la stessa cosa che succede oggi. Quando vedete grafici di questo tipo in siti antivaccino controllate, nella quasi totalità dei casi sarà riportata la mortalità (quante persone muoiono per quella malattia) da malattia, non l’incidenza (quanti casi ci sono nella popolazione).

Incidenza di morbillo in Gran Bretagna

Il nostro interesse è quindi quello di vedere se vaccinare riduce i casi di malattia perché questo comporterà, oltre ad una minore incidenza del numero di malati, anche una minore incidenza di complicazioni (ricordiamo che la morte è la complicazione estrema). Un esempio, quello che nel mondo è successo con la pertosse.

Pertosse (intero pianeta): incidenza (colonne azzurre), tasso di vaccinazione (linea rossa)
Nei picchi di morbillo che abbiamo visto in questi mesi (in Italia, ad esempio), molti tra i contagiati erano adulti (o giovani adulti), pochi i bambini. Perché, visto che le condizioni igieniche sono simili per tutti? Perché gli adulti sono meno vaccinati dei bambini, il vaccino antimorbillo è stato introdotto (in Italia), negli anni ’80 per diventare diffuso poco dopo il 1990.
Le cose vi tornano meglio? Un ultimo indizio. L’ultima grande epidemia di morbillo avvenuta in Italia, è avvenuta nel 2002. In quel caso, con migliaia (circa 40.000) casi di malattia, ci furono anche 6 morti. Sei bambini morti. Non so quanti di voi vivessero nel 2002 senza fogne o acqua corrente ma se anche questo non bastasse a convincere che le condizioni igieniche non c’entrano nulla (anzi, c’entrano poco) non so cosa fare.
L’efficacia dei vaccini è stata ovviamente determinata per tutti quelli esistenti ma bisogna riflettere sul fatto che non è ovviamente possibile capirlo prima (non si possono infettare volontariamente le persone per testare il vaccino) ma solo dopo che questi sono usati. Un esempio sul campo è quello dell’epatite B. In nazioni dove la malattia era endemica (Taiwan, ad esempio), la vaccinazione estesa, ha fatto passare i casi dal 9,8%  di bambini HBsAg positivi nel 1984 (inizio della vaccinazione della popolazione) allo 0,7% del 1999.

La leggenda delle malattie che stavano scomparendo già prima delle vaccinazioni è quindi una pericolosa illusione, diffusa da chi vuole sminuire il ruolo di questi importanti farmaci e conta sulla superficialità di giudizio di chi legge.
A metà degli anni ’70 in Giappone si sospese la vaccinazione antipertosse (per allarme sui presunti effetti collaterali, ingiustificato), i casi passarono da 393 e nessun decesso nel 1974 a 13.000 e 41 decessi nel 1979. Tra il 1974 ed il ’79, vi sarebbe stato un peggioramento improvviso dell’igiene o, molto più semplicemente, mancava il vaccino?

Casi simili sono stati frequenti nella nostra storia, come per la difterite in Russia che, in una fase di calo improvviso di vaccinazioni, tra il 1992 ed il 1995 causò 125.000 casi e 4.000 morti (sì, quattromila).

Conclusioni.


Vaccinare è un’opportunità eccezionale. Esistono delle malattie infettive, alcune contagiose, alcune molto gravi e persino letali. Con una puntura, somministrata a milioni di persone nel mondo, da decenni, possiamo proteggerci. Quello che abbiamo fatto, d’altronde, da quando è stata scoperta la possibilità di vaccinarci, usare uno scudo contro malattie infettive, spesso solo fastidiose, a volte molto pesanti, rare volte mortali. L’importante è saperlo e non pensare che i virus o i batteri ci evitino per simpatia. Lo sapevano i nostri genitori, perché non hanno avuto la nostra stessa fortuna: i morti li vedevano con i loro occhi. Ecco cosa succedeva in Australia nel 1960:
La fila per vaccinare i bambini per la poliomielite. Perché la fila? Semplicemente perché è ovvio, logico, istintivo, proteggere chi vogliamo più bene dalle malattie. Un istinto che può essere messo in crisi da chi diffonde paure, ansie e psicosi che non hanno motivo di esistere. Veri terroristi.

Queste persone, fingendo di parlare per interesse dei nostri figli, in realtà parlano per interesse personale. Non si chiede ai genitori di fare chissà cosa ma di fare la cosa più normale che esista: proteggere i figli.

Niente di più.

Alla prossima.

VaxLegend: Troppi vaccini? In confronto la vita è un inferno.

VaxLegend: Troppi vaccini? In confronto la vita è un inferno.

Questo post era nato per essere pubblicato su Facebook.
Nella pagina del blog pubblico spesso notizie veloci e piccoli post. Poi ho notato che l’argomento non è così semplice e, nonostante abbia cercato di abbreviare, l’articolo si è trasformato in un post che per i “tempi” di Facebook è troppo lungo e quindi lo metto qui. Avrei potuto eliminarlo ma credo che si tratti di un argomento che interessa tanti. Ho poi pensato che una “serie” di post riguardanti le leggende sui vaccini possano interessare a tanti. In parte alcune leggende le ho già trattate (e raccolte in un unico post con i rispettivi link per comodità) altre, anche più recenti, no. Mi sembra una buona idea, non trovate?
Così questa serie si chiamerà “VaxLegend”.
Uno degli argomenti più gettonati da chi non conosce i vaccini è il “sovraccarico del sistema immunitario“.
Chi non è preparato nell’argomento crede che i pochissimi antigeni contenuti in un vaccino possano essere “troppi” per un neonato. Questo significa non solo non conoscere l’immunologia ma nemmeno alcuni concetti di base, proviamo a capirli.
Ciò che causa la reazione immunitaria del nostro organismo si chiama “antìgene” (con l’accento sulla i). L’antigene è qualsiasi sostanza che, entrando in contatto con il nostro organismo, suscita una reazione del sistema immunitario.

Un batterio contiene antigeni, così come un virus, un alimento o una bevanda, tutto ciò che entra a contatto con il nostro organismo contiene “antigeni”, un morso di zanzara è un’iniezione di antigeni. Noi non li vediamo ma siamo letteralmente invasi da milioni di antigeni, in qualsiasi nostra azione. Ovviamente questo accade anche quando prendiamo un farmaco o un vaccino, contengono antigeni ma, nel caso dei vaccini gli antigeni li scegliamo con attenzione, proprio perché saranno questi a preparare il corpo alla reazione immunitaria che ci difenderà dalle malattie.
Un esempio veloce: se un vaccino è pensato per proteggerci dal virus dell’influenza, conterrà un pezzo, una proteina del virus così quando sarà iniettato il corpo produrrà gli anticorpi per quel “pezzo” di virus (senza che però la malattia possa causare danni). Se il virus colpirà quell’organismo lo troverà già pronto, pieno di anticorpi che così distruggeranno il virus difendendo l’essere umano dalla malattia. Con questo meccanismo i vaccini ci difendono da tante patologie, dal tetano alla difterite, dal morbillo alla poliomielite ed altre.
Ma il nostro corpo si “stressa” a contatto con gli antigeni dei vaccini? No. Il corpo è preparato per “reagire” agli antigeni, se non lo fosse moriremmo pochi minuti dopo la nascita. Questo perché subito dopo la nascita il neonato è invaso da decine di migliaia di antigeni. Si riempie l’intestino, le vie respiratorie, le orecchie, la congiuntiva, la cute. Il solo contatto con la pelle materna è fonte di batteri e funghi e, quasi tutti, hanno un effetto addirittura positivo, nel nostro corpo abbiamo più di 1000 specie di batteri ed ogni specie è formata da migliaia di tipi diversi di batteri, a questi si aggiungono i funghi (pensate alla candida, frequentissima nei bambini), i virus e tutto il resto che verrà a contatto con il bambino. Il batterio più rappresentato è lo Stafilococco epidermidis ma anche Klebsiella e citrobatteri.
Pensate a ciò che succede quando il bambino sta per nascere, passa dal canale vaginale, un ambiente pieno di batteri, proprio ciò che non si può chiamare “ambiente sterile”, un nascituro con un sistema immunitario debole avrebbe vita difficile già prima di nascere!

Colonie di Stafilococco epidermidis.

Durante la vita fetale, per questo, alcuni anticorpi della mamma attraversano la placenta ed arrivano al feto e lo stesso succede dopo la nascita, attraverso il latte, questo protegge lievemente il neonato dalle infezioni ma, oltre alla breve durata della protezione, già dopo poco tempo il numero di anticorpi inizia a diminuire, diventando insufficienti per proteggere da eventuali malattie. A quel punto è l’organismo del lattante che dovrà pensarci da solo.
Già durante la vita fetale il nascituro svilupperà il suo sistema immunitario, dalla 14ma settimana di gestazione si assiste alla formazione del sistema che lo proteggerà in futuro e già da neonato e poi da lattante, il bambino svilupperà un sistema immunitario simile a quello dell’adulto ma gradualmente. Avrà così modo di continuare la sua lotta con le migliaia di agenti infettivi che incontrerà nella sua strada, anche nella vita di tutti i giorni. Dovrà fronteggiare altri neonati che possono avere dei batteri, adulti che toccano, starnutiscono, baciano.

Un semplice bacio, che trasferisce migliaia di batteri, espone il corpo a centinaia di antigeni. Il corpo produce anticorpi che li rendono “amici” e non pericolosi ma questa “invasione” è continua, migliaia di antigeni, per tutta la vita, questo è sopportato benissimo dal nostro corpo che in più deve fronteggiare anche le malattie: una tonsillite (causata da un batterio, lo Streptococco), espone il bambino ad una cinquantina circa di antigeni. Sono i nostri anticorpi che, quasi sempre, la sconfiggono. I “nemici” poco aggressivi, quindi, non causeranno problemi particolari, quelli più aggressivi potranno causare lievi disturbi (febbre, malessere, stanchezza…), quelli particolarmente cattivi causeranno problemi più gravi (infezioni, febbre altissima, convulsioni, difficoltà respiratorie, fino alla morte).
Per questo sappiamo che esistono alcune malattie infettive meno gravi ed altre più gravi e la differenza la fa proprio il sistema immunitario.
Quando il nostro sistema immunitario non è pronto il corpo si trova impreparato e quindi fronteggia troppo tardi (e male) le eventuali infezioni.

A cosa serve allora il vaccino?

Un vaccino contiene pochissimi antigeni ed oggi, grazie al progresso, ne contiene ancora di meno, sono farmaci prodotti con tecniche sofisticate che purificano il contenuto delle fiale. Per esempio, l’esavalente (una iniezione, protezione da sei malattie) contiene 23 antigeni. Per un paragone, solo il vaccino antipertosse del 1960, ne conteneva più di 3000. Bisogna poi ricordare che i vaccini sono fatti solo nell’infanzia (una o poche volte) gli antigeni continuano ad essere prodotti per tutta la vita e sono dovunque, a milioni perché rispondono a tutto ciò che invade il nostro organismo. Con un interessante calcolo, il pediatra statunitense Paul Offit (in uno studio, al paragrafo: “Do vaccines “overhelm” the immune system?”) ha stimato che un bambino possa sopportare senza reazioni particolari, 10.000 vaccini in un’unica somministrazione, questo per mostrare come, vaccinare sia assolutamente sicuro.
Senza vaccini il sistema immunitario del bambino fronteggia tranquillamente (in condizioni di buona salute) i principali antigeni, arriva a fronteggiare bene anche molti batteri e virus patogeni, risponde con violenza (ecco perché la comparsa di febbre) all’attacco di un agente infettivo ma a volte, questo batterio o virus, può essere molto potente o produrre delle tossine. A questo il corpo del bambino può non saper reagire. Se ben nutrito e sano la reazione ci sarà, spesso valida a volte insufficiente, altre volte il batterio o virus può invadere parti del corpo con poche difese (per esempio le meningi) e quindi creare danni molto importanti. Ecco perché molte malattie infettive possono uccidere o lasciare esiti a vita, ecco perché nelle epoche passate, con scarsa qualità di vita ed assenza di vaccini, la morte dei bambini per malattia infettiva era una piaga estesa e quasi accettata. Le famiglie decimate dalle malattie erano praticamente la norma. Ma oggi abbiamo il vaccino e questa è un’ottima opportunità per proteggerci.

Il sistema immunitario dei bambini regge benissimo i vaccini, è fatto per reagire, è il suo scopo, basti pensare che se si fanno 11 vaccini il corpo userebbe lo 0,1% del suo sistema immunitario ma se incontra un virus o un batterio patogeno (che causa malattia) non basterà ed è in questi casi che il sistema immunitario ha bisogno di essere pronto, vaccinare il bambino serve a questo: prepararlo. Questo è ovviamente un modo per “rinforzare” l’immunità del bambino. Ciò è dimostrato anche dal fatto che i bambini vaccinati non hanno più malattie dei non vaccinati, anzi sembra proprio sia il contrario, i vaccinati stanno meglio. Alcuni studiosi hanno analizzato due gruppi di bambini. Uno vaccinato durante il terzo mese, uno dopo il terzo mese. Non solo i due gruppi avevano l’esatto numero di malattie dopo le vaccinazioni (quindi vaccinarsi un po’ prima non “indebolisce” il bambino) ma il gruppo vaccinato dopo presentava un lieve aumento delle malattie infettive tipiche dell’infanzia. Uno studio danese del 2005 mostrava come vaccinazioni multiple non aumentassero il numero di ricoveri per infezioni rispetto alla norma. Queste conclusioni sono comuni a moltissimi studi sul tema.

In parole povere il neonato è già pronto per vivere ma non è pronto per le malattie. Per questo è pronto a sopportare aggressioni numerose e violente ma non una che sia grave, come nel caso delle malattie. Probabilmente saprete che i nostri avi vedevano moltissimi bambini morire (le famiglie con 5-8 figli morti di malattia infettiva erano la norma) e questo succedeva proprio per il fenomeno che ho spiegato: il bambino era pronto alla vita ma non alle malattie.

Per questo è importante vaccinare i bambini piccoli, una pertosse in un adulto è molto antipatica ma raramente pericolosa, in un neonato è drammatica e molto rischiosa. E per questo vaccinare non espone a particolari rischi ma protegge da pericoli importanti.

Ma è vero che l’immunità da malattia è più lunga e duratura di quella procurata dal vaccino?
Quasi sempre sì, i vaccini (alcuni) possono dare un’immunità non prolungata o che ha bisogno di richiami (un modo per “risvegliare” l’immunità) ma li preferiamo alla malattia per un motivo ovvio: la malattia è sofferenza, dolore, rischio ed ha una possibilità di complicanze enormemente più grande di quelle (rarissime) dei vaccini.
Preferire il morbillo “naturale” al vaccino antimorbillo significa esporre il bambino ad una malattia che può causare dalla congiuntivite all’encefalite, fino alla morte o, se va bene, giorni di sofferenza. Questo per evitare un vaccino che ha pochissimi effetti collaterali. I nostri avi preferivano che i bambini si contagiassero tra di loro per avere la malattia semplicemente perché non c’erano vaccini e quindi preferivano un bambino (non un neonato, in genere bambini in età scolastica) malato da piccolo che un adulto che non poteva lavorare o, per alcune malattie, poteva avere problemi di infertilità.
C’è un’altra notizia curiosa.
Ovviamente, come per i vaccini, anche le malattie contribuiscono a formare gli anticorpi (per questo se si contrae una malattia, ad esempio il morbillo, poi si è protetti per tutta la vita, si è immuni, perché si sono prodotti gli anticorpi), il problema è che alcune malattie, per le loro caratteristiche e per la “potenza” del virus (o batterio) che le causa, possono distruggere letteralmente il sistema immunitario. È quello che succede, ad esempio, con il morbillo che, distruggendo molti anticorpi, quasi “cancella” la loro funzione protettiva lasciando l’organismo indebolito per anni dopo la scomparsa della malattia.
Vaccinarsi quindi, non solo protegge dalla malattia ma rinforza il sistema immunitario. Alcuni test in vitro (in provetta) sembravano mostrare una diminuzione di breve durata della risposta del sistema immunitario dopo vaccinazione ma questi risultati, oltre a non essere stati confermati pienamente, sono poi smentiti, come abbiamo visto, dalla clinica.
La leggenda dei vaccini che sovraccaricano il sistema immunitario è quindi una vera e propria bugia, è proprio il contrario, un corpo con pochi anticorpi è debole e suscettibile di infezioni e malattie, un organismo con molti anticorpi è invece robusto e pronto a fronteggiare anche le malattie più rare. Sostenere che i vaccini sovraccarichino il sistema immunitario (o siano “troppi”) è, dal punto di vista scientifico, una sciocchezza.
Batteri e funghi contenuti in una banconota da 5 pounds
Alla prossima.
Bibliografia:
1) Paul A. Offit, Jessica Quarles, et al. Addressing Parents’ Concerns: Do Multiple Vaccines Overwhelm or Weaken the Infant’s Immune System? Pediatrics Jan 2002, VOLUME 109/ISSUE 1

2) Fadel S1, Sarzotti M. Cellular immune responses in neonates. Int Rev Immunol. 2000;19(2-3):173-93.

Placentofagia.

Placentofagia.

Metto il bollino rosso a questo articolo perché mi rendo conto che possa essere per alcuni “disgustoso” ma la realtà non può esserlo in quanto realtà, va descritta ed ognuno decida se guardarla o meno.
La placenta è un “annesso” fetale, una di quelle parti che circondano il feto per aiutarlo a crescere e che poi, dopo il parto, sono eliminate perché hanno smesso di svolgere il loro compito. ha un aspetto spugnoso, è ricoperta da una membrana translucida ed è piena di vasi sanguigni, fondamentali per svolgere il suo compito di ossigenazione del feto. L’aspetto non è invitante ma, chiaro, non esiste per essere vista o mangiata ma per lavorare ed il suo lavoro lo svolge benissimo.
Placenta umana ripulita.
In alcune culture la placenta ha avuto anche un ruolo sacro, come “generatrice di vita” e nel regno animale può rappresentare un’immediata fonte di proteine per una madre che ha appena partorito ed è sfinita per riuscire a procurarsi del cibo in breve tempo. Nell’uomo, ovviamente, la placenta non ha ruoli sacri né alimentari e nessuna cultura, nemmeno antica, ne descrive il consumo.
Nell’uomo normale.
Poi noi esseri umani, in occidente, ci siamo annoiati delle comodità e cerchiamo sempre nuovi stimoli per motivare ogni nostro gesto. La placentofagia è probabilmente uno di questi, il ridurre a “rito magico” un normalissimo momento della vita umana.
Perché esistono persone che della placenta fanno un totem. Qualcuno la seppellisce nel proprio giardino, altri la conservano per farci un ciondolo, altre ancora, le più estremiste, la mangiano. In alcune sette è previsto il consumo della placenta dopo il parto. Seppellire o conservare la placenta è una scelta personale, io non lo farei ma pazienza, ognuno faccia ciò che vuole, non si fa del male a nessuno.
Pendagli di placenta.
Al contrario il consumo della placenta non ha alcuna utilità se non quella cerimoniale, quindi lascio ai sacerdoti o ai seguaci delle sette la spiegazione di questo atto inutile ma anche pericoloso. In genere si parla delle solite “energie” e di misteriosi poteri magici ma, come sappiamo, nel campo dell’esoterismo è praticamente inutile cercare di capire, ognuno si inventa ciò che vuole. L’usanza di mangiare la placenta ha avuto una spinta dalle dichiarazioni di alcuni “vip” (soprattutto attori statunitensi) che hanno dichiarato di aver mangiato la placenta o altri che hanno addirittura diffuso le foto mentre bevevano un frullato di placenta.
A me dispiace descrivere queste cose ma è la realtà.
Si sa però che le mode sono pericolose e così, soprattutto in certi ambienti “alternativi” ed annoiati della vita, si inizia a diffondere l’idea che mangiare placenta sia utile e salutare. La chiamano “placentofagia“, ovvero l’abitudine a mangiare placenta (non solo la propria…) e viene “venduta” come una pratica utile, benefica, che ridurrebbe alcuni disturbi dopo il parto migliorando la ripresa. Chi la promuove mostra studi fatti su animali o teorie indimostrate ma c’è sempre un ostacolo a tutto, non scientifico ma pratico: il buon senso.
Mangiare placenta non serve a niente, nonostante ciò che dicono alcune modelle in calo di popolarità o alcune attrici che hanno perso il centro della ribalta.
Mangiare placenta è più o meno come mangiare una fetta di carne (un po’ più piena di vasi sanguigni) e non approfondisco per non urtare gli stomaci più deboli ma esistono diverse aziende che offrono capsule di placenta, assaggini di placenta deidratata, dolci di placenta al cioccolato.
Alcune donne alle quali era stata chiesta una motivazione ed un giudizio sul loro utilizzo alimentare della placenta hanno descritto dei benefici dal consumo (soggettivi) e si sono dette pronte a rifarlo.
Il fatto è che la placenta non ha particolari utilità nutritive e non contiene sostanze che non troviamo in altro modo, il suo consumo è quindi totalmente ingiustificato e resta una semplice moda, oltre al fatto che è un “organo”, un pezzo di carne che può essere sporco, contaminato, infetto. Anche rischioso. La placenta può infatti essere colonizzata da vari microorganismi (già durante la gravidanza, poi durante il parto ma anche dopo), alcuni dei quali molto pericolosi (l’infezione degli annessi fetali è una grave complicanza della gestazione). La sua conservazione è complicata e, l’eventuale e sconsigliato consumo, dovrebbe essere preceduto da attente procedure di pulizia e sterilizzazione, dalla cottura per esempio.
Ma non è sempre così. Alcune donne consumano la placenta anche cruda e persino aziende che ne offrono versioni in capsule o tintura non rispettano le procedure basali di sicurezza.
Quello che è successo in America.
Un’infezione grave che ha causato il ricovero di un neonato per insufficienza respiratoria. Il mistero era la causa. Dopo varie indagini si è scoperto che la mamma di quel bambino aveva assunto compresse di placenta, nuova frontiera dell’idiozia moderna, che però erano infettate da un batterio (Streptococco) che le avevano causato un’infezione.
Questa è stata poi contagiata al bambino che si è ammalato. Due ricoveri, uno in terapia intensiva e due cicli di terapia antibiotica, lo hanno salvato.
Il caso è descritto nel sito del CDC (ente sanitario statunitense).

L’argomento può sembrare ridicolo ed invece non lo è, visto che ci sono persone che si lasciano convincere da altre che esistano procedure come quella del consumo di placenta, che abbiano un senso e che servano dal punto di vista del benessere. Ognuno faccia ciò che vuole consapevole che una cosa del genere non ha nessuna utilità, non procura benefici ed ha qualche rischio.
E se proprio vi appassionate al consumo di placenta, almeno usate un libro di ricette.

Alla prossima.
Bad Medicine: come inventarsi tutto pur di andare contro i vaccini.

Bad Medicine: come inventarsi tutto pur di andare contro i vaccini.

Trovo sempre triste quando un medico, che dovrebbe essere il ritratto della preparazione, aggiornamento, della precisione ed umanità, si abbassa a bugie e diffusione di notizie false.
La comparsa di medici che escono completamente fuori da ogni ragionamento scientifico è (secondo me) il risultato di anni di lassismo, di “vivi e lascia vivere” da parte di istituzioni, ordini dei medici ed università. Il falso diritto di libertà in campo scientifico ha consentito il proliferare indisturbato di ogni tipo di pratica pseudoscientifica, di veri e propri fenomeni paranormali (vedi omeopatia), quando non di ciarlatani.
Ora gli ordini dei medici sembrano riprendersi quella dignità persa negli anni ma ancora oggi c’è molto lavoro da fare.
Le bugie in medicina fanno male. La bugia va oltre l’errore che è, per definizione, involontario, casuale. In medicina l’errore può essere tragico, può creare danni irreparabili ma, almeno, non è stato pianificato, progettato. Nel mio ultimo libro ho espresso un pensiero che ribadisco.
La medicina è una pratica molto delicata (ed ognuno può capire perché) che ha molti anelli che compongono una catena. Gli scienziati che cercano le cure, le aziende che le producono, i medici che le prescrivono, i farmacisti che le vendono ed infine il paziente, colui che le usa. Ovviamente il paziente, oltre ad essere l’anello più fragile di questa catena, è quello che può subire maggiormente un errore o una bugia, non solo perché è l’ultimo utilizzatore ma anche perché si presuppone mancanza di errori, bugie e disonestà in tutti gli anelli, più sono questi anelli maggiore la possibilità di problemi.
Negli anni sono state pensate ed applicate tante regole per limitare gli errori (eliminarli del tutto è impossibile), per identificarli, per limitare le disonestà ma, umanamente, è quasi impossibile pretendere un sistema sanitario completamente pulito.
Questo è un peccato ma forse dobbiamo fare i conti con il mondo reale, senza troppe utopie.
È lecito però pretendere che chi fa il mestiere di medico faccia di tutto per lavorare con onestà e competenza.
Per questo, se è ammissibile l’errore è gravissima la bugia.

Quando leggo le affermazioni completamente infondate di un collega non posso fare a meno di pensare ad una sconfitta. Professionale, umana, scientifica. Un medico che diffonde voci false è una sconfitta per tutti.
Ovviamente non possiamo sapere se le falsità siano consapevoli o meno, potrebbero essere frutto di cattiva informazione anche da parte del medico, di poco aggiornamento, di stanchezza, di confusione mentale, non si sa, anche se, alcune di queste affermazioni sono evidentemente delle falsità palesi e, probabilmente, consapevoli.

In questi mesi, durante il dibattito sui vaccini in molti mi hanno scritto per smentire una o l’altra affermazione trovata su internet, a volte le segnalazioni sono state davvero tante e smentirle tutte è impossibile.
Non posso farlo, starei tutto il giorno a scrivere ed io faccio un altro lavoro. Però se qualcosa mi colpisce particolarmente o diventa un caso nazionale il tempo lo perdo volentieri.

Un giorno mi è saltata agli occhi una “lettera”, segnalatami diverse volte da tante persone, mamme preoccupate, amici allibiti, colleghi scandalizzati. Era una dottoressa, italiana che lavora in una clinica privata svizzera, a scriverla: Gabriella Lesmo. La sua era una risposta ad un articolo uscito sul Corriere della Sera che parlava di vaccini, a firma Paolo Mieli. La dottoressa esordisce con una frase che si rivelerà ironica: ” l’articolo dimostra quanto profonda sia la disinformazione“.

Di “lettere” e “comunicati” sui vaccini ne ho letti tanti, spesso pieni di errori (consapevoli o meno non importa), furbizie usate per spaventare e trucchi per suscitare paura, sono abbastanza abituato. Ma leggere una lettera dove è impossibile trovare una riga di verità è davvero imbarazzante.
Prima pensavo ad una delle tante lettere “antivaccini“, sciocche e senza spunti e poi, leggendo, sono restato sempre più colpito dalla normalità e naturalezza con la quale la collega snocciolava una serie di falsità e bugie sulla medicina e sul tema vaccini, mi ha colpito la scioltezza con la quale un dato sbagliato era seguito da un dato falso, bugie su bugie che costruivano un castello fatto per disseminare paura, dubbio, incertezza, una delle tecniche più note della propaganda: spargi falsità, nel tempo che servirà per smentirle avranno già fatto il giro del mondo.

Una naturalezza che, a chi non è del mestiere, potrebbe essere scambiata per conoscenza. Questo è il vero pericolo. Tanto che i commenti all’articolo che riporta la lettera sono (giustamente, la Lesmo è un medico) entusiasti: “complimenti”, “bravissima!”, “continui così”, come se la dottoressa avesse rivelato grandi verità e coraggiosi complotti. Il problema è che la lettera descrive fatti falsi, inventati, errori madornali.

Non scherzo: trovare una notizia vera in tutta la lettera è stata un’impresa, non c’è. Ed invito i colleghi medici a smentirmi perché davvero sono rimasto senza parole.

Perché la collega ha fatto una cosa del genere?
Non lo so. Forse una vendetta nei confronti di chi lei ritiene colpevole dei suoi problemi (la dottoressa dice di avere un figlio danneggiato dai vaccini) oppure realmente una mancanza di conoscenza dei fatti, forse è lei stessa vittima della propaganda antivaccini, non si sa.

Un insieme di bufale come quelle contenute in questa “lettera”, comunque, non è solo deprimente per la professione ma è pericoloso per il pubblico.
Così ho pensato che forse, a qualcuno, sarebbe interessato capire il metodo antivaccinista, la tattica del demolire ogni conoscenza fin qui raggiunta in un attimo, con il venticello della calunnia, distruggere ricerche, sacrifici e risorse con una parola, una frase sussurrata. Ogni parola, ogni fatto raccontato suscitano sospetto e timore, con un solo filo conduttore: è tutto falso.
Per smentire queste calunnie sono due le cose: o conosci l’argomento benissimo o dovresti andare a cercare riscontri per ognuno dei fatti elencati, uno per uno, un lavoro difficile, lungo, tecnico. Io ho un vantaggio: i fatti li conosco benissimo.

Ecco la lettera della dottoressa Lesmo.
Essendo molto lunga non la copierò (chi vuole può leggerla al link indicato) ma riporterò la frase che andrò poi a spiegare. Dovrò per forza di cose essere breve, la lettera è troppo lunga e dovrò scegliere gli errori più evidenti o scriverei un trattato. Procediamo?
1)Il tetano non è una malattia infettiva
Falso.
Il tetano è ovviamente una malattia infettiva e pure molto grave. Una malattia infettiva è qualsiasi patologia causata da un germe (virus, batteri, funghi, in questo caso il batterio Clostridium tetani) che causa infezione all’organismo, cosa che avviene nel tetano.
2) nemmeno [possono verificarsi] epidemie di epatite B, che si trasmette per via parenterale e venerea
Falso.
Oltre al fatto che le due vie di trasmissione possono ovviamente già essere causa di epidemie (se c’è una fonte di contagio e molti ne venissero a contatto si potrebbe scatenare un’epidemia) ed infatti le epidemie avvengono eccome, la dottoressa non dice che la malattia si può contagiare anche per via “parenterale inapparente“, quella più subdola e pericolosa. Questo può succedere quando, la persona con la malattia, infetta un’altra indirettamente tramite l’uso di oggetti (per esempio forbicine, spazzolino, limette) o direttamente (graffi, piccole lesioni della cute o mucose), evento nemmeno così improbabile nei bambini piccoli e spesso sono proprio i contagi “silenti” (non avvertiti) i più pericolosi.

3)la malattia invasiva da Haemophilus B […] è più rappresentata negli over 65 che in età pediatrica.”
Falso.
Sono più a rischio sia le persone anziane che i bambini di età inferiore ai 5 anni. Probabilmente per maggiore suscettibilità del sistema immunitario.
4)Per ciò che riguarda l’efficacia della pratica vaccinale, non è possibile comprovare l’avvenuta immunizzazione dei vaccinati“.
Falso.
Affermazione strumentale, sarebbe come chiedere che venga dimostrata la sicurezza dei paracadute. Esistono i “titoli anticorpali” che dimostrano come sia avvenuta la stimolazione del sistema immunitario. Ovviamente non possiamo infettare apposta un vaccinato per provare sia protetto ma, a rigor di logica, dal punto di vista immunologico e con buona probabilità lo è e questo è confermato dall’evidenza. In presenza di epidemie, infatti, come è successo anche in Italia in questi mesi, la stragrande maggioranza dei contagiati sono i non vaccinati, questo mostra come la vaccinazione dia immunizzazione. Inoltre, nei rari casi in cui questo non avvenisse, è proprio l’immunità di gruppo (gli individui che circondano gli altri sono protetti) ad evitare eventuali infezioni, abbassare il numero dei vaccinati ha anche questo effetto negativo, evita che sia protetto chi non ha ottenuto l’immunizzazione.
5)Oltre a queste [vaccinazioni obbligatorie] vengono promosse e fornite dal SSN: […] e anti-epatite A
Falso.
La vaccinazione per l’epatite A non è prevista dal calendario vaccinale.
6)Secondo le specifiche linee guida del Ministero della Salute, un lattante deve essere vaccinato anche se nato prematuro, di basso peso, epilettico, cerebropatico, HIV positivo, convalescente, “moderatamente” febbrile e persino se ha già avuto una reazione avversa grave ad una vaccinazione.
Falso.
Si tratta di un elenco strumentale di controindicazioni. Un cardiopatico deve essere vaccinato perché per lui la “banale” influenza potrebbe essere letale, perché si stupisce la dottoressa? È pediatria di base.
Al contrario, in caso di reazione allergica, la vaccinazione è controindicata. La prima riga (pag. 9) della guida dell’ISS alle vaccinazioni, indica come prima controindicazione proprio la reazione allergica al vaccino. Non c’è invece nessuna controindicazione alla vaccinazione di individui HIV positivi. Un neonato prematuro è invece caldamente invitato ad essere vaccinato proprio perché (ed una pediatra questo lo dovrebbe sapere) il suo stato lo rende particolarmente suscettibile alle infezioni e su di lui, inoltre, qualsiasi malattia, anche banale, potrebbe avere un esito devastante.
7)è ormai disponibile a livello mondiale una notevole quantità di dati epidemiologici e di studi clinici ed autoptici che indicano che la malattia autistica si realizza nell’organismo infantile nella delicata fase di sviluppo, come effetto di una encefalopatia innescata dalle vaccinazioni
Falso.
Non solo non esistono studi che mostrino un collegamento attendibile tra vaccinazioni (qualsiasi) ed autismo ma quelli disponibili, una grande quantità, escludono questo nesso. Sostenere che ci sia un collegamento dimostrato (o anche solo sospetto) tra vaccinazioni ed autismo è una bugia gravissima. Una menzogna consapevole (o in alternativa una lacuna culturale enorme).
C’è da aggiungere che questa ipotesi nacque grazie ad un falso studio il cui autore (Andrew Wakefield) fu radiato dall’ordine dei medici del suo paese. Una leggenda nata da una frode, propagata fraudolentemente.
8) “[la malattia autistica si realizza con] una encefalopatia innescata dalle vaccinazioni che danneggiano il tessuto nervoso con meccanismo immuno-allergo-tossico
Falso.
Oltre a non esserci un nesso tra vaccinazioni ed autismo, il meccanismo “immuno-allergo-tossico” è letteralmente inventato, non è un’entità medica, è invece un cavallo di battaglia dei ciarlatani in quanto non vi sono riscontri della sua esistenza. L’autismo non è un’encefalopatia ed ha basi genetiche.

9)In tempi recenti i lavori londinesi di Wakefield sono stati riabilitati ed il suo allora primario londinese ha avuto la meglio contro chi lo volle cacciare“.

Falso.
Furba la dottoressa, sta confondendo le acque. Non solo nessuno studio o scienziato ha mai “riabilitato” Wakefield che è (e resta) un esempio mondiale di frode scientifica ed il suo studio resta ritirato perché falso ma il suo primario è stato assolto da ogni accusa perché ha dimostrato di non essere a conoscenza (come invece sembrava in un primo momento) della truffa del suo collega. Il primario di Wakefield, ovviamente, non è Wakefield che resta autore della truffa, perché la Lesmo li “associa”?. Questa assoluzione dimostra casomai quanto grave fu la colpa dell’ex medico scozzese, che nascose la sua truffa persino ai suoi collaboratori (che infatti si “ritirarono” tutti dallo studio). Perché la Lesmo fa finta di non capirlo?
10)ricordo anche che alcuni studi danesi, citati per anni a dimostrazione della inesistente correlazione tra vaccinazioni e insorgenza di autismo si sono rivelati FALSI. Il principale autore degli studi danesi fu il Dr. Paul Thorsen, attualmente latitante, che figura nella lista dei maggiori ricercati dalla FBI, contro cui è stato spiccato mandato di cattura“”.
Falso.
Non c’è nessuno studio danese rivelatosi “falso”, questa è pura fantasia della dott.ssa Lesmo. È vero che Thorsen, scienziato del CDC, è ricercato ma questo non ha nulla a che vedere con gli studi sul nesso vaccino-autismo che non è stato mai smentito. Paul Thorsen è ricercato perché accusato di aver usato fondi di ricerca per fini privati (ha rubato soldi) e non è nemmeno “il principale autore” degli studi, che è invece Madsen. La frase della dott.ssa Lesmo è strumentale e serve a manipolare la realtà. Ancora una bugia consapevole.
11)Lo “scandalo nello scandalo” è emerso altresì dalle dichiarazioni del Deputato americano Bill Posey
Falso.
Le dichiarazioni di Posey (senatore complottista statunitense) si riferiscono alla vicenda del “CDC wistleblower“, ormai nota e chiaramente una bufala montata ad arte dai movimenti antivaccino statunitensi e dallo stesso Andrew Wakefield che tenta di riabilitare la sua figura. Una storia tanto seria ed importante che lo stesso Wakefield l’ha trasformata addirittura in un film con tanto di marketing, tour mondiale, magliette e cappellini. Ne ho parlato qua. Non è uno scandalo, è business.
12)un Ministro della sanità, De Lorenzo, fu condannato per tangenti ricevute in cambio di aver reso obbligatorio il vaccino anti-epatite B
Falso.
L’ex ministro De Lorenzo fu condannato per aver chiesto ad aziende farmaceutiche, di versare soldi nelle casse del proprio partito, in cambio di una revisione dei prezzi di alcuni farmaci. Uno scandalo epocale nel quale però l’obbligatorietà del vaccino non c’entra niente ed è una bugia ripetuta tante di quelle volte che ormai per molti è (falsa) verità. Ma pur ammettendo la corruzione di De Lorenzo, cosa c’entra questo con l’utilità o l’efficacia di un vaccino?
Ho omesso di smentire altre (tante) piccole bugie e trucchi retorici usati dalla dottoressa per mostrare uno scenario apocalittico che non esiste ma piccole o grandi le bugie restano bugie ed in questo scritto la dottoressa ne fa un elenco preoccupante.

La collega, invece di inventare storie e manipolare i fatti dovrebbe puntare all’interesse dal malato e della persona sana che cerca informazioni scientifiche, quello che ha fatto è non solo scorretto ma anche deludente per una persona che ha giurato di agire in scienza e coscienza ma racconta cose false e questo è gravissimo per un medico e mi sconvolge profondamente. Il pessimo servizio che la collega fa con queste informazioni alla collettività è letteralmente vergognoso.

E le persone che hanno pensato alle grandi verità rivelate dalla dottoressa, come si sentono ad essere state prese in giro? Cosa si prova ad essere trattati da idioti ed avere pure ringraziato?
Non deve essere una bella sensazione.

La cosa più interessante è comunque che la dottoressa Lesmo, oltre ad aver inanellato una serie infinita di “inesattezze” (so essere cavaliere, cosa credete?), è una che propone la chelazione (sostanze che legano e fanno eliminare i metalli dall’organismo) come cura per l’autismo, una cura senza alcuna base scientifica (usata oltretutto da ciarlatani di mezzo mondo) ma anche totalmente inutile e che fa correre alcuni rischi, tutto questo nella sua attività in clinica privata.
La Lesmo, inoltre, è un’omeopata, ovvero cura le malattie con pillole di zucchero magico.

Formidabile quindi come la critica ad uno dei più importanti mezzi di sanità pubblica arrivi da chi applica metodi fantasiosi, non scientifici e completamente campati in aria.

Per concludere, mi auguro che la collega, ripassando qualche testo di medicina e rileggendo i libri di pediatria, farmacologia e fisiologia, capisca meglio alcuni passaggi che le sono sfuggiti probabilmente per stanchezza e confusione e così avrà altre occasioni per fare un servizio alle persone che la leggono invece di inventare (chissà per quale scopo) ciò che scrive creando sospetto e confusione che non servono a lei né a nessuno. Tutti sono in tempo (volendolo) per rimediare agli errori, se di errori si tratta.

Perché tutto si può ammettere ma non la consapevole falsificazione dei fatti.

Alla prossima.

Nota: Ringrazio Cristina Sorlini che ha ispirato questo post (aveva risposto sulla sua pagina alle affermazioni iniziali della Lesmo) ed ha dato alcuni utili spunti.
Le prostatine del Mulino Bianco

Le prostatine del Mulino Bianco

C’è un’idea abbastanza diffusa (perché istintiva): più controllo la mia salute, più sarò al sicuro da malattie.
Quest’idea, semplice e banale, si è diffusa dovunque, soprattutto negli strati della popolazione più attenti alla propria salute ed ovviamente, dove c’è una richiesta, si crea subito un’offerta. I servizi di controllo delle malattie sono aumentati, ambulatori e centri privati, esami del sangue e di altro tipo che controllano tutti gli organi, test che si possono fare anche a casa. Sembra così evidente che mettere in discussione una cosa del genere crea imbarazzo.
Finché qualcuno ha riflettuto.
Se faccio molti controlli, ovviamente, ho la possibilità di trovare molti problemi di salute, o meglio, di trovare qualche valore anomalo (che non per forza è segno di un problema di salute). Questi valori anomali mi obbligheranno ad approfondire le cose.
Oltre all’inevitabile perdita di denaro e tempo, oltre allo stress di una “anomalia”, sarò costretto ad effettuare altre analisi e queste analisi, tutte di approfondimento quindi più precise, sono molte volte invasive, anche rischiose. Tutto questo non significa che per forza farò bene alla mia salute, anzi, potrei anche fare molto male. Troverò malattie, disturbi, problemi ma trattarli, curarli, sarà sempre un guadagno di salute?
Alcune volte no. Se per esempio il trattamento fosse molto pesante e ricco di effetti collaterali dovrei metterlo sulla bilancia con il beneficio.
Chi farebbe radioterapia per un nevo cutaneo benigno? Nessuno. Proprio perché il rischio del trattamento sarebbe superiore al beneficio, meglio lasciarlo dov’è.
Chi toglierebbe un angioma al fegato?
Nessuno: sottoporsi ad un intervento chirurgico espone a rischi ed effetti collaterali maggiori di quelli che causerebbe un angioma epatico.
Un esempio pratico.
Se facessi continuamente un test del PSA (antigene prostatico, un esame che si usa per controllare anomalie della prostata), rischierei di trovare più frequentemente un valore anomalo, questo mi porterebbe ad eseguire altri esami, da quelli solo fastidiosi (visita, ecografia) a quelli più invasivi e pericolosi (biopsia). Se trovassi una malattia (per esempio un tumore) rischierei di dovermi sottoporre ad intervento chirurgico (e quelli sulla prostata possono essere molto invasivi ed invalidanti) ed a terapie anch’esse importanti e con effetti collaterali. A prima vista si potrebbe pensare che, vista la presenza di una malattia, l’intervento e le terapie siano giustificate ma non è sempre così. Nel caso della prostata, ad esempio, sappiamo che alcuni tipi di tumore hanno un’evoluzione molto lenta, lentissima, nell’ordine dei decenni  e che, se per esempio la diagnosi la ricevessi a 70 anni, discutere sull’opportunità di operare o meno non sarebbe una cattiva idea, perché di fronte ad un grande intervento chirurgico, c’è la possibilità che la malattia diventi mortale quando la mia età sarà di 85 anni e quindi forse, morirò prima per altri motivi, dipende da tante cose. Insomma, la “linea di condotta” non sarebbe così scontata e lineare ma avrebbe bisogno di informazioni, valutazioni, confronti. Sono oltretutto tanti i fattori che possono influenzarla.
Per questo motivo non ha senso fare continuamente il dosaggio di questo PSA ma converrebbe farlo ogni tanto (per esempio ogni due anni) oppure controllare se si appartiene a particolari classi di rischio. Chi non è a rischio può farlo anche meno frequentemente e sempre sotto consiglio del medico.
L’idea che convenga fare le cose quando è giusto e non quando capita è sempre più diffusa nella medicina moderna, in tutti i suoi campi.
Fare il Pap test ogni anno o ogni sei mesi potrebbe essere inutile e dannoso. Qualsiasi lesione, anche la più piccola o anche quella che sarebbe scomparsa da sola, richiederebbe un intervento, quindi qualcosa di invasivo, che ha dei rischi e che può condizionare la mia vita futura. Per questo il Pap test non va fatto “di continuo” (così da controllarsi di frequente) ma ogni tre anni. Questa periodicità emerge dagli studi scientifici. Sono le linee guida delle società scientifiche che poi decidono cosa conviene alla popolazione.
Fino a qui mi sono spiegato?
Bene.

Qualche giorno fa mi imbatto in una pubblicità televisiva: il “mese della prevenzione urologica”. In pratica la Società Italiana di Urologia (SIU) invitava i maschi del nostro paese ad effettuare una visita urologica di controllo, gratuitamente, a scopo preventivo. Il tutto sponsorizzato (con tanto di logo visibile nello spot) dalla Menarini, azienda farmaceutica che produce, tra le altre cose, anche farmaci urologici (per esempio per i disturbi sessuali maschili) ed ultimamente sta spingendo molto un integratore utile (a loro dire) per i disturbi della prostata. L’azienda, in collaborazione con la società di urologia, incoraggia questa campagna.
Nulla di strano, convegni, campagne e corsi sono da sempre sponsorizzati (pagati, sostenuti, aiutati) da aziende farmaceutiche, costano tanto, sono impegnativi e, senza un sostanzioso contributo, molte non potrebbero essere realizzate, l’importante è dichiararlo. Si realizza però un problema che ultimamente in medicina è sempre più pesante: il conflitto di interessi.
Le società scientifiche sono i gruppi (ne esistono decine, per ogni specialità medica) che decidono per un territorio (una nazione, un continente) le linee guida. Cioè come dobbiamo curarci, controllarci, cosa è meglio per noi e cosa è utile. Possiamo immaginare il loro impatto sulla salute pubblica.

Permettere che un’azienda farmaceutica che produce farmaci per (ammettiamo) i problemi cardiaci, aiuti e sostenga finanziariamente una società scientifica che si occupa degli stessi problemi, configura un conflitto di interessi. Crea cioè una sorta di dipendenza, una “simpatia” non per forza in malafede o patologica ma sicuramente condizionante. Solo per “ringraziare” l’azienda che tanto fa per la società scientifica, quest’ultima potrebbe favorire un farmaco della stessa azienda o preferirlo ad un altro di un’altra azienda.

Se si uniscono gli interessi della società italiana di urologia (diffondere cultura urologica scientifica, decidere le linee guida in urologia nel nostro paese) con quelli dell’azienda farmaceutica che produce farmaci urologici, interessi legittimi (vendere), il rischio di un condizionamento è più che reale.
Sono conosciuti i problemi di finanziamento di una società scientifica ed è anzi ammirevole che una di queste si impegni in una campagna sociale ma la società di urologia, pur collaborando con chi preferisce, dovrebbe evitare (dal mio punto di vista) di avere come “sponsor”, in una campagna che punta a trovare uomini con problemi prostatici o erettili, chi produce farmaci per i problemi prostatici o erettili.
Almeno per puro buon senso e buon gusto.

Non che sia per forza un atto in malafede o “segreto”, può essere semplicemente un condizionamento psicologico. Se l’azienda aiuta ogni mia iniziativa, ogni mia difficoltà, non ci penserò due volte a ricambiare. Per questo il conflitto di interessi, pur non essendo un reato o qualcosa di proibito, è pur sempre un problema delicato. Tanto che se ne parla sempre di più e tanto che oggi dichiarare un conflitto di interessi è praticamente un obbligo morale.
Non lo scopro certo io, sono stati realizzati fior di studi e lavori per capire fino a che punto un conflitto di interessi possa condizionare le scelte mediche o gli studi scientifici e condiziona, questo è fuor di dubbio. Sta alla serietà del singolo medico, della società di medici, dell’intera categoria, non trasformare un normale e fisiologico conflitto di interessi (una collaborazione meno interessata possibile quindi) in un vero a proprio accordo (“do ut des”, se mi aiuti a fare il convegno io ti aiuterò a vendere il farmaco).
Nel caso della campagna urologica il conflitto di interessi, ribadisco, legittimo, è evidente.
Ma c’è qualcosa in più.
In occasione della campagna, la società di urologia distribuisce un opuscolo ricco di informazioni. Fornisce anche un “decalogo della prevenzione”, la prevenzione dei problemi urologici in 10 punti. Consigli utili insomma, finché non si arriva ad un punto che lascia davvero sbalorditi.

Effettua, dopo i 50 anni, almeno una volta l’anno un prelievo di sangue per controllare il psa e il testosterone

Il PSA (antigene specifico prostatico) è una proteina prodotta dalla prostata. Negli anni passati fu protagonista di grande entusiasmo, sembrava che, dosandolo, controllandone i livelli, si potessero prevenire i tumori della prostata. Bella notizia.
Se non fosse che con il tempo si è scoperto che non sempre un aumento del PSA indica un tumore della prostata e che, anche se lo indicasse, non sempre quel tumore avrebbe rappresentato un pericolo per la persona. Controllare continuamente il PSA quindi, potrebbe esporre a trattamenti eccessivi, a spese e costi ingiustificati, a cure pericolose e persino gravemente debilitanti.

Per questo motivo l’entusiasmo nei riguardi del PSA si è ridotto negli anni ed oggi non si parla più di esame di screening ma di controllo da valutare da caso a caso ed anzi, in molti casi, è sottolineato come non si tratti di un esame da fare alla leggera, che il suo valore diagnostico è molto discutibile e che sicuramente non vada proposto come screening. Un lavoro della Cochrane ha sottolineato come l’uso del PSA come metodo di screening del cancro alla prostata non abbia diminuito la mortalità per questa malattia e persino il confronto tra esame della prostata (esplorazione digitale) e controllo del PSA sembra bocciare quest’ultimo, nessuna differenza di mortalità tra le persone appartenenti ai due gruppi.
Per questo, tutte le società scientifiche del mondo, consigliano di effettuare questo controllo solo una volta dopo i 50 anni e poi ricontrollarlo secondo vari parametri, ogni due anni se si è a rischio, anche ogni otto se non si è a rischio (ed il rischio dipende da altri fattori, tra i quali l’età). Lo dicono società del calibro della Società Europea di Urologia, di quella americana, dell’American Cancer Society ed altre. Il concetto è abbastanza chiaro e condiviso. e sottolinea, tra l’altro, di fare questi controlli solo dopo attenta valutazione (con il medico) e colloquio per discutere i rischi ed i benefici dell’esame. Questo è l’atteggiamento di tutte le società medico-scientifiche del mondo. Nessuna sostiene di sottoporre a test tutti gli uomini oltre i 50 anni, tutte sottolineano i potenziali rischi di questo comportamento.
L’ASCO (Società americana di oncologia clinica) che è un po’ il “riferimento” mondiale per la diagnosi ed il trattamento dei tumori, crea precise limitazioni. Per un uomo con una lunga aspettativa di vita discutere con il medico i rischi ed i benefici di un dosaggio di PSA, per chi non ha molta aspettativa di vita (La società americana di urologia, addirittura, sconsiglia un controllo routinario negli uomini dai 40 ai 54 anni non a rischio.10>
L’opuscolo della SIU, sorprendentemente, dice invece di eseguire il controllo “almeno una volta l’anno” e lo dice a tutti, non fa distinzione, non specifica chi dovrebbe farlo e non dice di rivolgersi almeno al proprio medico per decidere sul proprio caso personale (e cosa significa “almeno una volta l’anno”? Due volte? Dieci? Venti?).
Eseguire un dosaggio del PSA almeno una volta l’anno è un dato che non trova riscontri nei pareri dell’urologia mondiale, sconsigliato da qualsiasi società di urologia, che non ha basi, sconsigliato dalla letteratura scientifica. La SIU ha diffuso cattiva informazione medica che può avere anche delle conseguenze sulla salute delle persone (come abbiamo visto trattare “esageratamente” è un rischio!).
La cosa non finisce qui perché nello stesso opuscolo si parla di dosaggio “almeno una volta l’anno” del testosterone (ormone maschile, importante per la funzione sessuale) ed anche questo non ha nessun riscontro in letteratura scientifica o in altre linee guida. Anche in questo caso si rischierebbe di “curare” persone che non sono malate, con tutte le conseguenze del caso.
Poi il “colpo di scena”, lo stesso opuscolo consiglia addirittura a tutti gli uomini che programmano una gravidanza, l’esecuzione di uno spermiogramma (esame del liquido seminale) così, per accertarsi che non vi siano problemi. E qui, oltre a non avere nessun riscontro scientifico, rasentiamo la follia. Controllarsi continuamente prima di un problema, prima di avere un dubbio, un sospetto, è da tempo considerato un comportamento sconveniente e dannoso. Questo la SIU lo sa? Immagino di sì.
Ed ecco che il conflitto di interessi con l’azienda che produce farmaci per i problemi della prostata e per i deficit dell’erezione diventa un fantasma che invade la mente, ecco che si pensa alla creazione di malattie e malati, ecco che la società scientifica che non si basa sulle conoscenze scientifiche fa dimenticare in un attimo le lotte contro ciarlatani ed inventori di cure dei quali la società scientifica dovrebbe rappresentare l’opposto.
Passa in secondo piano anche il primo consiglio del decalogo per la salute della prostata. Un consiglio alimentare. Si potrebbe pensare ad una dieta sana, ad evitare alimenti irritanti, forse all’evitare il consumo di alcol. No.
Il primo consiglio della lista è quello di bere tanta acqua. Tanta.
E che acqua? “Oligominerale, leggera, a basso contenuto di sodio e diuretica”

Ma ormai siamo entrati nel tunnel del complottismo spinto ed il fatto che il partner principale della società di urologia (con presenza nella homepage del sito) sia proprio, precisamente e puntualmente una marca di acqua minerale ci fa sorridere. Perché fa tenerezza.
Perché di fronte al consiglio n°1 del decalogo di bere acqua “oligominerale, leggera, a basso contenuto di sodio e diuretica“, lo sponsor della società definisce la propria acqua “oligominerale XXYY […] contiene solo lo 0,002% di sodio, favorendo l’eliminazione di liquidi“.

C’è poco da scherzare, vero?
l fatto che questi consigli siano diffusi tramite una campagna pubblicitaria è ancora più preoccupante. Il danno che può conseguirne non è limitato, si rischia di diffondere il concetto che controllarsi sempre, per tutto e continuamente, sia giusto e benefico ma questo va esattamente all’opposto rispetto a quanto dice la medicina di oggi. Ogni trattamento ed ogni esame va valutato, calibrato, caso per caso e soprattutto bilanciando rischi (che ci sono sempre) e benefici (che non ci sono sempre). Termini come “overdiagnosis” (eccesso di diagnosi) o “overtreatment” (supertrattamento) non sono termini inusuali in medicina ma attualissimi. Fare tanto non significa fare meglio e nemmeno fare qualcosa per il paziente, non bisogna fare tanto ma fare il giusto.
Se faccio un esame del sangue ogni settimana, prima o poi, troverò un valore anomalo che tenderò a “curare” (anche se quell’anomalia non mi identificasse come malato) con le conseguenze del caso. Il fatto che la società italiana di urologia abbia diffusso un’informazione del genere non è quindi una bella notizia.

L’articolo potrei concluderlo qui.
Ma non posso.
Perché appena illustrata questa cosa su Facebook, sono comparsi nel post alcuni commenti esagitati.
L’attacco è stato frontale: “ignorante“, “disinformatore”, “ciuccio“, “complottaro!”

Un linguaggio da trafficante di armi che puntava a sottolineare come io stessi fornendo informazioni false, fuorvianti e pericolose.

Non si trattava di persone a caso, non di complottisti o antivaccinisti ma di medici. Urologi, per la precisione, proprio i medici che si occupano dei problemi di cui parlo.
Secondo loro la mia informazione era non solo sbagliata ma anche pericolosa, da ignoranti, perché l’opuscolo della società di urologia diceva il giusto e non bisognerebbe demolirlo così.
Visto che tutti possiamo sbagliare (anche se io, prima di dare una notizia controllo e ricontrollo ripetutamente e quasi maniacalmente) ho fatto una domanda ben precisa: “che io sappia da nessuna parte è consigliato un controllo del PSA per tutti gli uomini, “almeno ogni anno”, come dice l’opuscolo della SIU”. Ho chiesto allora, proprio agli specialisti del settore, chiarimenti, c’è una linea guida che sottoscrive quanto detto dalla società italiana di urologia? Esiste una conferma?
Niente, gli urologi, in preda a smania distruttiva hanno iniziato ad attaccarmi, “ignorante!”, “sei un ginecologo, non puoi parlare!”, incredibilmente, i colleghi, stavano usando gli stessi identici argomenti e toni che usano con me i ciarlatani, gli antivaccinisti, i seguaci di un guru o di un santone.
Ma sono abituato e, senza perdere la calma, ho richiesto: “bene, mi mostrereste quindi questa linea guida, un protocollo, un indirizzo che spieghi che serva fare un dosaggio del PSA almeno una volta l’anno come scritto nell’opuscolo della SIU?”.
Niente, le linee guida non arrivano, tutti ce l’hanno con me (a dire il vero alcuni urologi no ed altri mi hanno scritto in privato per dirmi che avevo piena ragione ma loro “non potevano esporsi”) ma nessuno sa dirmi dove avrei sbagliato. Sono un ignorante disinformato ma nessuno è stato capace di informarmi.

Allora provo a chiedere di nuovo, tra le critiche e le aggressioni: “mi mostri per favore una società scientifica che dica che bisognerebbe fare un controllo del PSA almeno una volta l’anno?”.
Niente. Non arriva niente.
Un collega azzarda qualcosa del tipo: “le società di tutto il mondo consigliano un controllo ogni due anni, quella italiana preferisce un controllo l’anno”. Che è più o meno come dire “ho ragione io perché ho ragione io”.

Questo mi ha fatto riflettere, quando discuto con omeoseguaci gli insulti sono gli stessi e loro sono considerati fanatici, quando mi aggrediscono gli antivaccinisti le aggressioni sono identiche e li consideriamo estremisti.
Qui sto discutendo con medici, specialisti, colleghi che usano gli stessi argomenti, stesse insinuazioni ed invece di basarsi sui dati, sui fatti, sulle evidenze (non è mai comparso questo fantomatico documento che confermasse l’affermazione della SIU) usano argomenti scorretti, disonesti e d’altronde non ho fatto un’accusa sorprendente ho semplicemente evidenziato un conflitto di interessi come un altro che, c’è poco da fare, è evidente.
Che poi si sarebbe potuto mantenere un comportamento diverso. Gli urologi avrebbero potuto dire “in effetti il consiglio è scritto male, sarebbe il caso di migliorarlo“, oppure “che errore, bisogna rimediare, i pazienti vanno informati bene e noi urologi vogliamo proprio questo!”. Invece no. Negare, attaccare, insultare.

Ma arriva l’insulto finale. Quello che non mi sarei mai aspettato.
All’ennesima mia richiesta di una sola linea guida che confermasse le parole dell’opuscolo della SIU, un collega urologo, invece di darmi questa linea guida, scrive: “Mi rendo conto che l’attività di blogger genera un discreto indotto“.
Questo è un “ki ti paka” dei bei tempi, delle migliori tradizioni. La persona che dice una cosa del genere è un collega, un medico, un urologo, uno al quale ho chiesto documentazione scientifica su un fatto medico e che, senza avermela fornita, ha iniziato ad insultare. E vi risparmio il dopo, per pietà (sua), tanto poi ha cancellato tutto (anche questo in perfetto stile “bimbominkia”).

Unica scusante: da quanto riesco a capire il collega è molto giovane, probabilmente ancora preda di una visione poetica ed “universitaria” della medicina, a tratti esaltata da film e telefilm dove ci sono i buoni e i cattivi ed i medici, dopo attenta riflessione, salvano dieci vite a puntata trapiantando un cuore con i denti e riattaccando un arto con la penna laser del Lidl, una visione da “Mulino Bianco” dove tutto è liscio e lineare, tutti sono buoni e dove quello che dicono ai congressi è verità. Non lo ricordo bene ma probabilmente alla sua età ero così anche io.

Poi passa.

Ecco, credo che questa storia sia un esempio di cosa significhi cultura nel senso più ampio del termine.

Rompere degli schemi, dei ruoli (la medicina buona, i medici buoni.,.) è disorientante, distrugge delle sicurezze e prevede gli stessi meccanismi, sia se si parla di “farmaci dannosi” (che non è possibile!) sia se si parla di “omeopatia inutile” (ma su di me ha funzionato!). Le reazioni (scomposte) sono le stesse. C’è quindi tanta strada da fare, per i medici e per i pazienti, per il cittadino e le autorità.

Quando ci chiediamo come facciano le persone a credere ai ciarlatani, come fanno a cadere vittime di truffa, di credere all’impossibile. Si cerca di spiegare il metodo scientifico, cosa significa “statistica”, epidemiologia, come si valuta uno studio o una rivista scientifica, siamo in tanti ad impegnarci sul campo, a metterci faccia, tempo e soldi (il collega che favoleggia di miei guadagni tramite questo blog deve sapere che ci ho sempre rimesso).
Il problema è più vasto, molto vasto.
Io insisto nello spiegare le pseudomedicine, ripeto continuamente che l’omeopatia è zucchero, spiego perché il bicarbonato non cura il cancro perché se non si ha spirito critico per delle cose così evidenti e banali non lo si avrà a maggior ragione per cose molto più subdole (controllati tutti i mesi, è un bene!), non si scoprirà il condizionamento dell’industria nella medicina, nemmeno ci accorgeremo di diventare numeri del business della salute.
E non c’entra il livello culturale, in questo caso lo abbiamo visto.

Parliamo di medici, persone che hanno studiato, che probabilmente devono confrontarsi con la ricerca, gli studi, la statistica. Persone che devono valutare l’efficacia di un trattamento, che curano i pazienti. Che devono valutare se un esame o un trattamento sia utile o meno, conveniente o meno. Che nemmeno davanti a tutte le linee guida del mondo, riescono a vederci chiaro.

Non stupiamoci quindi quando una mamma dice di aver curato il figlio con la medaglietta della Madonna o l’altra non vaccina perché nei vaccini c’è il mercurio.
Non stupiamoci quando ci sono medici che prescrivono omeopatia o altre pratiche magiche.

Non stupiamoci e riflettiamo.
Anzi, rifletta chi ha permesso tutto questo.

Alla prossima.

Perché i giornali non li compra più nessuno? Perché raccontano bufale.

Perché i giornali non li compra più nessuno? Perché raccontano bufale.

Credo che questo post possa spiegare più di mille parole alcuni fenomeni del nostro agitato mondo moderno. Quello dei media, delle notizie, della diffusione della cultura. Io l’ho vissuto come lo vivrebbe ogni lettore. Una notizia segnalata da un amico, gli occhi che scorrono le parole del sito ed il cervello che ragiona e che pensa cosa succederà, cosa bisogna aspettarsi. Per questo io spero di fare vivere anche a voi le mie stesse sensazioni. Quella di sorpresa, curiosità, incredulità, delusione.

Profonda delusione.

I giornali si lamentano che le vendite sarebbero colate a picco che è pure vero.
La gente non compra più i giornali, una volta, assieme alla televisione, fonte di conoscenza e sapere. Sono sempre esistiti i giornali di “serie B“, quelli che diffondevano notizie banali, curiose ma niente di importante però c’erano anche le testate serie, quelle che, se riportavano una notizia, erano credibili ad occhi chiusi. Davano sicurezza, quando si cercavano conferme ad un fatto, se quel fatto era riportato anche nel “giornale” serio poteva essere giudicato vero. Poi i tempi sono cambiati. La ricerca della vendita facile, il tentativo di piacere a tutti così da aumentare il pubblico potenziale, la creazione di uno stile “leggi e getta” che presuppone notizie facili, banali, per tutti.
Ma poi il pubblico si stufa.
Trovare sempre notizie stupide nei giornali annoia e così il pubblico si allontana e cerca le notizie da altre parti, soprattutto su internet che, però, è una fonte disordinata, poco controllabile, un pregio che però si trasforma in difetto quando cerchiamo notizie attendibili, anche in questo caso diventa un’impresa complicata.
Ma perché un giornale di buon nome dovrebbe “abbassarsi” a pubblicare stupidaggini? Il motivo principale è proprio quello di attirare lettori. Da questo è nato il “click bait” ovvero l’uso di titoli e termini che attirano il lettore verso un sito che però non offre contenuti di alto livello.
Un comportamento che è considerato “volgare”, banale e appannaggio di siti e pagine in cerca di piccoli guadagni facili.
Invece non è sempre così.
Anche pagine importanti, siti di giornali nazionali e conosciuti, cadono spesso nel tranello della notizia banale per attirare lettori.
In questo caso il comportamento migliore dovrebbe essere quello di ignorare queste testate ma l’esempio che porto oggi è secondo me molto educativo per vari motivi. La falsa notizia, lo “scoop” che non è uno scoop, l’assoluta stupidità dell’evento ed il gioco è fatto.
Un giornale abbastanza conosciuto. Una testata nazionale. Un titolo irresistibile. Fate quello che ho fatto io. Leggete il titolo e poi la notizia, le parole. Immaginate cosa troverete dopo.
Neonata “cammina” pochi minuti dopo la nascita: le immagini lasciano senza parole.
Cosa capite da un titolo del genere?
Io ho capito che, subito dopo la nascita, un neonato avrebbe iniziato a camminare da solo, lasciando tutti stupidi e senza parole.
Giusto?
Ho interpretato in maniera esagerata le parole del titolo?
Ci sono pure le immagini, quindi non solo il racconto dell’evento ma anche le immagini che ci illustreranno questa notizia.
Il testo prosegue con altre parole che suscitano la curiosità di chi legge, cose come:

Ha pochi minuti di vita e già inizia a camminare.
Una neonata ha lasciato tutti senza parole Nel video si sente la voce della mamma che esclama incredula: «Mia figlia sa già camminare», poi si sentono gli altri infermieri e le ostetriche stupite.

Incredibile vero? Tutto questo è stato pubblicato su “Il Messaggero” e deriva dalla stessa notizia uscita sul “SUN” giornale scandalistico inglese che parla di “miracle baby” (“il bambino dei miracoli”).
State immaginando la scena?
Io l’ho immaginata tra l’incredibile e l’angosciante, il neonato che cammina da solo è in effetti un’immagine piuttosto strana.
Poi appare il video, eccolo:
Ed il giornale sostiene che il video è diventato “virale” (cioè diffusissimo) e che è definito dal giornale italiano “dolce ma anche divertente”. A me non pare né dolce né divertente, forse perché queste cose le vedo ogni giorno e non finiscono sui giornali (e quante di voi mamme hanno visto la stessa cosa?).
Ora, infatti, non vorrei rompere l’incanto ma, a parte che quel neonato non sta “camminando da solo” ma è sostenuto da un infermiere, quello che si vede è un normalissimo comportamento di qualsiasi neonato un riflesso fisiologico e normale. Una sorta di simulazione del camminare che avviene in tutti i neonati sani (tanto che si usa anche come test per controllare il normale sviluppo del bambino), si chiama riflesso di marcia automatica (detto anche “stepping“), eccone un esempio.
Il riflesso in genere compare dopo qualche ora (un giorno) dopo la nascita ma non è raro notarlo subito dopo la nascita in bambini molto tonici (e quello del video lo sembra).
In parole poverissime il giornale ci ha offerto una pagina nella quale si celebra come incredibile e degno di nota un avvenimento assolutamente normale e non strano. Una non notizia.

Questo incredibile scoop relativo ad un fatto normale ricorda un’altra notizia che però era completamente falsa, costruita per creane un “fatto” che tale non era.
Il feto che applaudiva durante un’ecografia. Dentro l’utero della madre, si notava come un feto battesse le mani e tutto testimoniato dalle immagini registrate dall’apparecchio con il quale una donna stava effettuando un esame. Peccato che la notizia era costruita, un semplice lavoro di “editing” ha creato il “fenomeno” che invece era inesistente.

Cosa concludere?
Nulla, che questo è uno dei motivi per cui i giornali non li legge più nessuno, lo stesso per cui hanno perso credibilità, attendibilità, autorevolezza.
Certo, dipende da loro riacquistarla ma, vedendo il livello di ciò che pubblicano, c’è tanto lavoro da fare.
Nel frattempo, se interessasse a qualche giornale, io avrei un paio di video di un bambino che, subito dopo la nascita, piange. Un pianto dirotto, inconsolabile. Piange. Stranissimo.
O forse normale, visto il livello delle notizie giornalistiche nel nostro paese.

Alla prossima.

Scusi ma lei che ne sa?

Scusi ma lei che ne sa?

Oggi vi racconterò una cosa che mi ha fatto sorridere. Su Twitter scrivo una frase (anche abbastanza scontata):
Il vaccino esavalente non è “sei vaccini” ma “un vaccino che protegge da sei malattie“.
Un’ovvietà per chi conosce il tema ma che qualcuno potrebbe trovare interessante. Tutto qui. La sorpresa è arrivata quando un lettore mi ha risposto:
“Scusi ma lei che ne sa?”.
Che è giusto.
Il lettore vede che un medico dice una cosa sui vaccini (quindi un tema strettamente medico) e si chiede “ma cosa ne sa?” (e chi dovrebbe saperle le “cose mediche”?), perché per lui, probabilmente, la notizia che ho dato è incomprensibile, forse perché ha letto da qualche parte una cosa diversa o perché, non conoscendo l’argomento, si era fatta un’idea tutta sua.
La mia frase quindi è per lui un mistero, una cosa strana, difficile da comprendere e, dal suo punto di vista, sto contraddicendo la sua realtà. E chi sono io per farlo?
Come faccio a sapere una cosa così importante, tanto importante da smentire una convinzione? “Scusi ma lei che ne sa” è una frase che dice tutto.
Che spiega internet, i social, l’ignoranza diffusa. Che mostra la difficoltà di comunicare, di spiegare, di fare capire e di capire gli altri.
La persona che chiede al medico “lei che ne sa di una cosa medica” è il ritratto di chi, oggi, legge, cerca di capire e viene bombardato da mille notizie e scoop e non sa di cosa sta parlando e soprattutto con chi sta parlando.
Su internet siamo tutti medici, tutti ricercatori e studiosi, tutti sanno tutto. Un medico “vero” è in fondo simile ad un medico “auto nominatosi” medico o ad un naturopata, un pranoterapeuta, un cristalloterapeuta o un iridologo. Siamo tutti “operatori della salute”. L’ignorante di cento anni fa, era ignorante perché non aveva nessuna informazione, gli mancavano del tutto le notizie. Quello di oggi è ignorante perché ha troppe informazioni e gli mancano i mezzi per selezionarle.
Dal punto di vista dell’utente che mi ha chiesto “lei che ne sa”, io, un medico o un pranoterapeuta, siamo sullo stesso piano, anzi, forse il pranoterapeuta è considerato anche più “libero” da condizionamenti, più aperto di mente.
Dall’altra parte del monitor non vediamo camici, cartellini, timbri o documenti che ci diano un riferimento, siamo tutti uguali e, se proprio non capisco una parola, la cerco su Wikipedia. Anche dall’altra parte io percepirò le persone per quello che non sono, non le conosco, non so se chi mi sta dando del “corrotto pagato dalle case farmaceutiche” sia una persona perbene, un povero diavolo o un disturbato, il monitor ci filtra e ci trasforma in “sagome” identiche e per questo parlerò con tutti allo stesso modo. Una persona colta o interessata a capire o curiosa potrebbe trovare la mia informazione iniziale (il vaccino esavalente non è “sei vaccini” ma “un vaccino che protegge da sei malattie) utile, potrebbe rifletterci e scoprire che è molto meno rischioso somministrare sei vaccini in un’unica soluzione che in sei sedute diverse. Potrebbe capire che fare sei vaccini separati espone ad un rischio sei volte maggiore del farli in un’unica volta. Quindi io, in pratica, ho dato un’informazione utile.
Chi invece ha convinzioni maturate in ambienti poco attendibili, chi ha idee sbagliate o non usa la logica o ha poco raziocinio, troverà la mia frase poco credibile, eccessiva, strana. Anche perché, probabilmente, ha letto l’esatto opposto nelle fonti che è solito consultare.
Il lettore quindi non ha detto una cosa assurda (dal punto di vista sociale), oggi chiunque dice la sua sul web ed il titolo di “laureato” all’università di Google ha una sua dignità. Ho provato (vera) tenerezza per quel commento (forse un po’ ingenuo e scritto di getto) perché credo che se quella persona si fosse trovata di fronte a me in vesti professionali (con tanto di camice chirurgico), probabilmente mai si sarebbe azzardato a dire una cosa del genere, perché è normale così, sarebbe stato assurdo. Invece su internet si può, succede.
Che poi in sala operatoria nessuno (almeno, a me non è mai capitato) chieda di sostituire il chirurgo con una mamma informata o con un “ricercatore indipendente” questo è diverso, perché in sala operatoria sei in una situazione reale, la “pancia” te la aprono davvero e c’è bisogno di qualcuno che sa cosa fare e come farlo. Su Google spiegano anche come si fa un intervento chirurgico, come si toglie una cistifellea o un’ovaia, si trova tutto spiegato, passo per passo ma mai nessuno deciderebbe (se in possesso delle sue facoltà mentali) di farsi operare da panciolina76 o dal gestore della pagina “curiamoci a modo nostro” perché avrebbe paura, sa benissimo che panciolina76 ha appreso le nozioni in maniera superficiale, incompleta, che non ha nessuna esperienza, che il suo intervento sarebbe, nella migliore delle ipotesi, un disastro. Esattamente come se io, che ho studiato come si incide un addome per tirare fuori un neonato, cominciassi a disegnare, progettare, dare direttive di costruzione di ponti sui fiumi di mezza Italia. Più o meno riesco a disegnare un ponte ma non posso assicurarne la tenuta e la solidità. Ovvio, no?
Il problema è quando questa “cultura” viene esportata nei mezzi di comunicazione, in televisione, quando il laureato all’università di Google viene “promosso” ad interlocutore credibile, a controparte normale di chi invece ha competenza in un campo. Anche questo, probabilmente, è il risultato dell’ignoranza sociale che ci fa vedere tutto realizzabile e raggiungibile. Tutto questo rende la comunicazione, che con internet è diventata velocissima, semplice e rapidamente fruibile, molto complicata, lenta, poco utile.
L’esperto (quello vero) perderà più tempo a spiegare gli errori dell’altro esperto (quello falso) che a diffondere vera conoscenza. Spiegare ad un incompetente un argomento specialistico porta via moltissimo tempo perché presuppone conoscenze enormi, che si acquisiscono con il tempo e lo studio.
Così si realizza un danno imprevisto.
Internet si trasforma da strumento di conoscenza rapida a strumento di disinformazione di forte efficacia. Crea confusione, non fa distinguere vero dal falso, rende complicato informarsi su qualsiasi argomento, si tende ad estremizzare l’informazione.
Chi è più “credulone” leggerà tutto credendoci ed assimilando false informazioni, chi è più diffidente e critico non crederà a nulla e scarterà tante informazioni che invece potrebbero essere utili.
Come si rimedia?
Non lo so.
E non lo so perché non sono un sociologo, non ho mai studiato le dinamiche delle comunità virtuali, ho un’esperienza “sul campo”, fatta di sensazioni, impressioni che potrebbero essere giuste ma anche totalmente sbagliate, non ho il bagaglio culturale adatto a capire perfettamente il fenomeno. Se un sociologo mi dicesse “probabilmente bisogna aumentare la consapevolezza dei limiti di internet nella popolazione” io ci rifletterei, non direi mai “e lei che ne sa?”. Ma io sono io.
Allora vi lascio così, semplicemente raccontandovi un fatto che mi ha colpito e che lascerà in tutti una riflessione in più.
Così la prossima volta, prima di dire “e tu che ne sai?” ci penseremo due volte.
Alla prossima.
Fantamedicine, finte medicine.

Fantamedicine, finte medicine.

Sono tanti i farmaci che per “tradizione” consideriamo utili ed efficaci che in realtà non fanno niente. 
Sono vere e proprie fantamedicine.
Dagli omeopatici a molti integratori ma anche sciroppi (come quelli per la tosse) e creme per il dolore, l’efficacia di tanti prodotti da farmacia è solo sulla carta, in pratica servono a poco o a nulla. Come definire d’altronde un prodotto omeopatico che contiene il 100% di zucchero? Non ha un principio attivo ma dice di curare le malattie (o di prevenirle), è una magia? No, è semplicemente una falsa medicina, anzi una fantamedicina.
Molto diffusa, le farmacie (e le parafarmacie) ne sono piene, i supermercati ormai anche, la fantamedicina non è un prodotto moderno ma esiste da sempre. In epoca antica, mancando le basi del metodo scientifico, i rimedi per la salute erano frutto letterale di fantasia che poi si andava perfezionando con il tempo e con l’esperienza, solo che quest’ultima era spesso pericolosa: per capire se un rimedio funzionasse o meno non restava che provarlo (con tutti i rischi che ne conseguivano). Erano proprio le esperienze, che poi si tramandavano, a selezionare i rimedi più validi. Il problema è che, di fronte a rimedi e farmaci veramente efficaci, il cui uso si tramandava da una persona all’altra, ne esistevano tanti che lo sembravano ma non lo erano, questo perché i nostri avi non conoscevano la statistica o gli studi in doppio cieco e spesso si andava per tentativi, persino da parte dei medici.
Così, se i nonni italiani per calmare i dolori usavano la “papagna” (un infuso di papavero, sostanza che oggi è la base di potenti antidolorifici), altri usavano le sanguisughe o i vapori di mercurio. Questo perché sembrava funzionassero. I vapori di mercurio, ad esempio, stordivano ed il fatto che una persona in preda al dolore si stordisse e smettesse quindi di lamentarsi, era considerato già un successo (ma a quale prezzo?).
Nonostante gli anni (i secoli) che ci separano da quei tempi, anche noi oggi, moderni e “scientificamente” dotati, siamo preda di vere e proprie credenze, di fantamedicina in abbondanza.
Pensiamo ad esempio alle creme per i dolori (in caso di traumi, dolori muscolari, artrite, eccetera, sono molto usate), avete presente? Bene, sembra proprio che non funzionino.
Non solo il principio attivo è in quantità bassissima ma è difficoltoso anche il suo assorbimento attraverso la pelle. Così molte creme alla fine hanno qualche piccolo effetto ma non per il principio attivo, l’effetto è dovuto agli eccipienti ed è per questo che si parla di un’efficacia molto blanda e poco costante.
Un esempio classico sono le creme omeopatiche (note quelle all’arnica) che contengono pochissima quantità o a volte nessuna traccia del principio attivo (l’arnica, appunto, un’erba con presunte proprietà anti infiammatorie ed antidolorifiche). È già difficile che l’arnica possa avere un effetto vero e proprio ma in quella quantità è praticamente impossibile. Eppure molte persone dicono che la crema un effetto lo avrebbe avuto, che avrebbe funzionato (sollievo del dolore, minore gonfiore ed altro). Com’è possibile?
La maggioranza di queste creme contengono tra gli eccipienti (sostanze aggiunte per “completare” il prodotto, come coloranti, profumi, emulsionanti) delle sostanze che evaporano (“volatili”), tipico è l’alcol ma anche altre. Queste sostanze causano una sensazione di freddo che, unito al massaggio ed alla possibile vasodilatazione (rilasciamento dei vasi sanguigni), possono procurare un sollievo (spesso momentaneo e solo “apparente”) per qualche tempo. Nessun effetto terapeutico quindi, solo la “sensazione” che ci sia.
Si tratta quindi di semplici prodotti civetta, li compriamo perché convinti (dalla pubblicità) che funzionano o perché consigliati (dall’amico o dal farmacista) quando in realtà non funzionano più di una borsa di ghiaccio sulla zona.
Uno studio della Cochrane (una revisione di altri studi, 39 per l’esattezza), nota come il 60% di chi ha usato (nello studio) creme anti infiammatorie per il dolore dell’artrite abbia notato una diminuzione del dolore (dopo 6-12 settimane), parliamo di prodotti come il Ketoprofene o il diclofenac, molto diffusi, in Inghilterra sono quasi 6 milioni le confezioni prescritte nel 2014.
Non male, diremmo. Se non fosse che il 50% di coloro che hanno usato SOLO l’eccipiente di ogni prodotto ha ottenuto una buona riduzione del dolore.
Potremmo quindi concludere che usare la crema “vera” con quella senza principio attivo è solo un po’ più utile. 
Questo ovviamente non solo non giustificherebbe i prezzi di vendita di questi prodotti ma nemmeno il loro uso perché si tratta di farmaci con potenziali effetti collaterali. Se le persone fossero avvertite che con mezzi molto più economici e semplici potremmo risolvere un problema, probabilmente si informerebbero meglio e qualcuno opterebbe per questi mezzi più a portata di mano (e meno pericolosi).

Curiosa e affascinante la storia dei prodotti “disintossicanti“. Noi uomini abbiamo già dei “filtri” che ci “disintossicano”, rimuovono dal corpo tutti i residui e gli scarti di ciò che mangiamo, respiriamo o metabolizziamo ogni giorno. Lo facciamo con molti organi, quelli più importanti sono i polmoni, i reni, il fegato.
Se questi organi non funzionassero o delle sostanze tossiche fossero in eccesso, saremmo avvelenati e quindi non avremmo possibilità di vivere in salute e probabilmente moriremmo in breve tempo. Se davvero avessimo bisogno di disintossicarci ed i nostri organi che hanno questo scopo non lo facessero più saremmo candidati ad un trapianto, a cosa possono servirci degli integratori di “carciofo” o una tisana al finocchio? Devo dirlo? Ok: a niente.

Tranne in caso di avvelenamento, non ci serve nessun prodotto disintossicante, non esiste, non ha utilità e spesso non ha nemmeno una funzione disintossicante. Se fossimo avvelenati non solo ne avvertiremmo i sintomi ma i “veleni” sarebbero rilevabili con degli esami abbastanza semplici.
I prodotti “disintossicanti” sono un business.

Non a caso, un dossier di qualche anno fa, notava che la maggioranza dei prodotti venduti come “disintossicanti” non indicava esattamente da cosa dovesse disintossicare e la spiegazione più semplice a questo fatto è che non disintossica da nulla, non ci sarebbe motivo per farlo.

Ma il termine “detox” o “disintossicante” o “depurante”, ci attira, ci piace. E vende.
Si tratta di una moda, che non ha alcuna base scientifica e costa, fantamedicina.

La stessa cosa si può dire per molti prodotti sintomatici. Parliamo ad esempio della tosse.
È innegabile che non esiste una terapia (commerciale, di libera vendita, come gli sciroppi o i prodotti da banco) efficace contro la tosse.
Tutte le promesse pubblicitarie sono inevitabilmente smentite dagli studi.
Anche in questo caso però qualcuno nota come, dopo l’uso di uno sciroppo qualsiasi, l’entità del disturbo sia migliorata. Sappiamo che questo significa poco, è un’esperienza personale, le ragioni del miglioramento possono essere tante e quindi è bene basarsi su quello che ci dicono gli studi su numeri ampi, cosa ci dicono? Che non esiste sciroppo o prodotto da banco per la tosse che si possa chiamare efficace.
Ebbene, anche in questo caso, come detto, qualcuno noterà qualche miglioramento e questo non stupisce perché anche molti sciroppi per la tosse contengono eccipienti che possono avere un ruolo di sollievo (temporaneo e limitato). Alcuni contengono miele, altri propoli, altri sono diluiti in glucosio, olii balsamici o zuccheri vari. Tutti questi prodotti tendono ad idratare o “lubrificare” le alte vie aeree e quindi possono procurare la sensazione che il disturbo sia diminuito o migliorato ma, anche in questo caso, il ruolo del principio attivo è minimo o nullo, non a caso, quando non c’erano rimedi considerati “scientificamente dimostrati”, la cura per la tosse era rappresentata proprio da oli essenziali, vapori caldi, sciroppi dolci e così via.

La nascita di “fantamedicine” non è esclusivamente un prodotto dell’industria farmaceutica, molte di esse derivano da tradizioni popolari, credenze, superstizioni, passaparola, nascono in epoche lontane quando di vera medicina non ce n’era ed allora ci si arrangiava come possibile, spesso addirittura con talismani e portafortuna dei quali oggi solo alcuni sono sopravvissuti.

Molti così si stupiranno del fatto che comportamenti o rimedi considerati universalmente (anche se poi si noterà che molte di queste tradizioni cambiano da una regione del mondo all’altra) efficaci o utili a curare, non hanno in realtà nessuna base scientifica e nessuna efficacia.
Ne cito solo uno per esempio.
Se vi chiedessi: i “suffumigi” (inalare vapore, aromatizzato o meno) hanno utilità nel miglioramento dei sintomi dell’influenza?
Io avrei risposto di sì, forse anche un po’ per logica. Sembra invece che questi miglioramenti non siano evidenti.
Esistono in effetti pochi studi sull’argomento ma quelli che ci sono hanno notato un lieve effetto, soprattutto gli studi americani, che si riduce fino a diventare nullo negli studi europei.
Per questo si può dire che inalare vapori in caso di influenza non è un comportamento che ha un’efficacia dimostrata. Strano, vero?
La maggioranza di queste “credenze” è nata proprio a proposito dei bambini. Ovviamente in un bambino non è possibile usare qualsiasi farmaco (soprattutto in presenza di disturbi banali e passeggeri) e quindi è molto più utile, logico e scientificamente corretto attendere, seguire con attenzione ma senza imbottire il piccolo di prodotti che possono essere più dannosi che utili ma a questo punto bisogna fare i conti con i genitori e questi, davanti ai disturbi di un figlio piccolo, diventano incontrollabili e preda di ansia e stress memorabili.
Più che una terapia per il bambino, quindi, è necessaria una “finta” terapia per tranquillizzare i genitori (cari pediatri e colleghi medici di famiglia, che novità vi racconto, vero?) ed ecco che nascono pillole, vitamine, sciroppi, spray e pomate per tutto. Non mancano veri e propri talismani, come le collane di ambra per la dentizione dei lattanti ed i polsini anti nausea che premono un punto (?) nel polso.
Per lo stesso motivo nascono gli omeopatici.
Quando una mamma spende trenta euro per l’Oscillococcinum (semplici caramelle di zucchero e nessun principio attivo, puro zucchero) per l’influenza del figlio, sta comprando semplicemente un “ansiolitico” senza effetti collaterali ma non per il figlio per lei, per stare tranquilla.
Che le persone siano attirate e desiderose di “rimedi miracolosi” per ogni malanno è risaputo, altrimenti non spenderebbero tanti soldi in cose inutili e prodotti inefficaci.
Ce lo dice anche uno studio: gli italiani amano particolarmente i prodotti per la tosse (che considerano una malattia, preoccupante soprattutto nei bambini) e sono disposti a spendere anche delle cifre ragguardevoli pur di procurarsi il rimedio, inutile ma ricercato.
Se poi entrassimo nel campo delle vitamine e degli integratori, potremmo scrivere un’enciclopedia, così se entrassimo in quello dei mille dispositivi e macchinari inutili e quindi conserviamo l’argomento per qualche altra volta.

Le aziende produttrici, ovviamente, non fanno nulla per smentire queste leggende ed anzi caricano tutto con la pubblicità, spesso mescolano proclami completamente campati in aria con concetti che hanno un suono “scientifico”, serio, confondono più o meno volontariamente scienza e fantascienza. A loro conviene, i genitori “fanno qualcosa”, i farmacisti vendono, perché dovrebbe fermarsi il mercato delle fantamedicine?

Si tratta di un problema comune, tipico del business della salute e mediante la pubblicità ed il condizionamento sono gli stessi potenziali clienti che alimentano un mercato potenzialmente infinito.

Non per niente la stragrande maggioranza dei prodotti che acquistiamo in farmacia e che usiamo per la salute sono inutili o non hanno nessuna evidenza scientifica di funzionamento.

Non sarebbe meglio ricordarlo ed evitare spese inutili e fregature?

Alla prossima.
FAQ: Virus HPV, malattie e vaccino.

FAQ: Virus HPV, malattie e vaccino.

Quanti messaggi sulla puntata di ieri di Report dedicata al vaccino anti-HPV, ne parlo?

No, mi dispiace deludervi ma non posso “inseguire” tutte le sciocchezze diffuse dai media e poi avevo deciso per un periodo di “disintossicazione” dall’argomento vaccini, non voglio rischiare di stancarmi e quindi per un po’ volevo metterlo da parte.
Purtroppo mi rendo conto che la televisione ha esigenze di “ascolto” più che di informazione e mi rendo allo stesso modo conto che una giornalista non può studiare in un mese ciò che io ho appreso in 20 anni. Però mi chiedo se anche un giornalista o un servizio pubblico, non si pongano delle domande, non si chiedano quanto possano pesare le loro parole. Io, da ginecologo che cura proprio queste malattie, so cosa significa tumore del collo dell’utero (tema di una complessità enorme) e so che non si può liquidare un argomento con tanta leggerezza e nemmeno diffondere paure e dubbi perché una ragazza “si sente vuota” dopo la vaccinazione. Ha provato la giornalista a chiedere come “si senta vuota” una ragazza che ha avuto un tumore del collo dell’utero?
Probabilmente no.
L’aspetto positivo della trasmissione è quello di aver evidenziato che bisogna pretendere maggiore trasparenza, sia riguardo gli eventi avversi dei vaccini che sulle autorità di controllo. La trasmissione è stata pessima per la noncuranza con la quale ha trattato l’argomento (ha intervistato addirittura la dott.ssa Gatti parlando del suo famigerato studio sulle nanoparticelle) ma le autorità non aiutano né il cittadino né i medici a fare chiarezza, prima di tutto per loro che poi dovranno trasmetterla ai pazienti.
Per cui, invece di smentire uno per uno tutti gli errori della trasmissione (alcuni veramente gravi), preferisco dare qualche notizia, probabilmente sarò più utile, a qualsiasi ragazza voglia informarsi.
Facciamo allora una serie di “FAQ” (domande frequenti), forse, invece di chiacchiere e polemiche, è quello che serve di più. Cominciamo? Via!
1) Cos’è l’HPV (Human Papilloma Virus)?
È un virus molto diffuso e resistente che esiste in diverse forme, chiamate ceppi, ognuna identificata con un numero. Alcuni di questi ceppi sono praticamente inoffensivi per l’uomo, altri possono causare vari tipi di lesioni, altri ancora causano lesioni gravi fino al tumore.
2) Che lesioni causa l’HPV?
Principalmente lesioni alla cute ed alle mucose. Sembra però coinvolto nella comparsa di alcuni tumori anche ad organi interni. Le lesioni possono essere poco importanti (come le verruche nella pelle), più serie (come i condilomi genitali e anali) o decisamente gravi (come il tumore del collo dell’utero, dell’ano, del pene e del retto, della laringe e faringe).
3) Come si curano le lesioni causate dal virus?
Come per la maggioranza delle malattie virali non c’è una cura definitiva, si prova a distruggerle. Per esempio con il laser o con l’elettrobisturi o con un intervento chirurgico vero e proprio. Spesso sono necessari interventi ripetuti per distruggere completamente queste lesioni.
4) Come si entra in contatto con il virus?
Il contagio è prevalentemente e quasi completamente per via sessuale. 5) Come si può prevenire il contagio? Visto il tipo di contagio è molto difficile prevenire l’infezione da HPV ma esiste un vaccino che permette di ridurre di moltissimo i danni dell’infezione. Altri mezzi, come il Pap-test, sono capaci di rilevare la presenza di lesioni anche molto iniziali. 6) Ogni quanto tempo bisogna controllarsi? Se si decide di sottoporsi a Pap-test è bene farlo ogni tre anni. Se invece si fa il test che rivela la presenza del virus si fa ogni cinque anni. 7) Quali sono i tipi di virus più pericolosi? Esistono due ceppi ad alto rischio causano molto spesso lesioni tumorali (nel collo dell’utero), sono i ceppi 16 e 18. Altri ceppi (come il 31 o 33 o il 35) possono causarle molto più raramente, altri ceppi sono a rischio bassissimo.
8) Cos’è il vaccino anti-HPV?
È un vaccino che contiene solo parte del virus (e quindi non può causare la malattia) che crea anticorpi per i ceppi più a rischio del virus, oggi è disponibile quello che previene l’insorgenza di 9 ceppi del virus, la quali totalità delle lesioni possono quindi essere prevenute. Il vaccino è molto efficace e non ha mostrato particolari effetti collaterali. Possono vaccinarsi sia uomini che donne.
9) Se si è colpiti dal virus cosa succede?
Se il ceppo del virus è di quelli a basso rischio molto probabilmente non succederà nulla. Se invece è un ceppo ad alto rischio è probabile si sviluppi una lesione detta “precancerosa”, questo perché, se trascurata e non controllata, potrebbe (ma in molti anni, anche decine) diventare persino un tumore maligno (il tumore del collo uterino). Nella maggioranza dei casi le lesioni “precancerose” regrediscono da sole grazie al nostro sistema immunitario. In alcuni casi invece progrediscono e, se diventano un tumore maligno, è necessaria l’asportazione del collo dell’utero ed in casi più avanzati anche l’asportazione dell’utero, delle ovaie e dei linfonodi più terapie come la chemioterapia (ed in alcuni casi la radioterapia). Si può capire come questo tipo di malattia sia particolarmente insidiosa in chi desidera una gravidanza.
Per controllare la progressione della malattia si ricorre ad esami di approfondimento, primo tra tutti uno che si chiama “colposcopia“, che consiste della visione ingrandita, tramite uno strumento apposito (colposcopio) del collo dell’utero.
10) Il vaccino è efficace?
Dagli studi emerge un’efficacia altissima ed una presenza di effetti collaterali in linea con gli altri tipi di vaccino (scarsi, spesso temporanei). Per ulteriori informazioni parlare con il proprio ginecologo o chiedere un colloquio in un consultorio.

Per completezza di informazione:
– Se noto un evento avverso o un effetto collaterale da vaccino, come posso essere sicura di poterlo segnalare? Si hanno due possibilità: rivolgersi al proprio medico o segnalarlo personalmente, oggi è molto facile farlo (più sotto link a modulo di segnalazione).
– Gli uomini sono “portatori sani” del virus? No. Gli uomini, come le donne, hanno le manifestazioni della malattia, dai semplici condilomi ai tumori del pene e del retto.
– Il contagio è prevenuto dall’uso di preservativo? No.
Qui un documento (lungo ma molto esaustivo e divulgativo) sull’argomento.
La scheda di segnalazione eventi avversi che qualsiasi cittadino può compilare ed inviare (qui per gli operatori sanitari).

Nota: Le immagini che seguono possono impressionare le persone più sensibili. Non proseguire se credi possa essere il tuo caso.
Il collo dell’utero è la parte iniziale dell’utero, è grande circa 4-5 cm, ha una consistenza duro-elastica (toccandolo sembra la punta del naso) ed ha, al suo centro, un “buco” (“orifizio uterino esterno”, che tramite un canale porta all’interno dell’utero) che è quello che lascia passare il ciclo mestruale e che si dilata per il parto.

Verruche cutanee (da HPV)

Condilomi dell’ano

Collo dell’utero normale (visione con colposcopio)

Collo dell’utero con lesione precancerosa (visione colposcopica), la parte biancastra è quella probabilmente colpita dal virus HPV.
Cancro del collo dell’utero (visione colposcopica)

Alla prossima.
La verità sui vaccini? Prego, sceglietela.

La verità sui vaccini? Prego, sceglietela.

Non è la prima volta che politici in cerca di visibilità ma anche di mostrare la loro assoluta mancanza di minimo buon senso organizzano convegni o eventi anti scientifici o contro la salute dei cittadini. Era successo con Scilipoti che aveva organizzato un convegno che parlava delle teorie dell’ex medico psicopatico Hamer. Poi Bartolomeo Pepe che voleva proiettare il film-bufala antivaccini “Vaxxed” ed ora è il turno di Adriano Zaccagnini. Deputato della camera.

Adriano Zaccagnini ha già manifestato diverse volte la sua appartenenza a movimenti antivaccino, iscritto all’associazione antivaccini Comilva, ha partecipato ad incontri come quello tenuto a Rimini pochi giorni fa.

Dalla sua pagina Facebook si lancia a spada tratta contro le vaccinazioni, parlando di mancanza di farmacovigilanza, di poca sicurezza dei vaccini e di effetti collaterali importanti. Non si capisce bene da dove derivino queste sue conoscenze ma probabilmente sono un classico effetto da “echo chamber“. Frequentando ambienti antivaccino le uniche notizie che riesce a reperire sono le classiche bufale di questi movimenti, sempre le stesse, quelle che descrivono uno scenario devastante fatto di danni diffusissimi, pericoli nascosti e complotti da tutte le parti.
Il problema è che Zaccagnini è un deputato, dovrebbe rappresentare da un lato le istituzioni nei confronti dei cittadini (e quindi lavorare per la loro sicurezza e salute) dall’altra dovrebbe avere un comportamento equilibrato e corretto, cosa che non sembra avere.

L’ultimo evento da lui organizzato, una conferenza stampa, si intitola “Vaccini: l’altra verità“. Non capisco quale verità voglia scoprire Zaccagnini, in ogni caso non credo che ne troverà altre rispetto alle panzane che gli hanno raccontato gli antivaccinisti professionisti, questo perché se li è portati in blocco pure alla Camera.
La conferenza stampa che ha organizzato infatti, vede la presenza di noti rappresentanti dell’antivaccinismo italiano, persone che hanno fatto dei “danni da vaccino” (inventati) una professione, il loro business. L’unico che “mi manca” (e che non mi risulta legato ad ambienti antivaccino, almeno ufficialmente) è Fabrizio Strata. Il resto è musica già sentita.
Vediamo per esempio che c’è la dottoressa Gabriella Lesmo, omeopata, che cura l’autismo (ovviamente causato dai vaccini) con la chelazione, terapia alternativa senza alcun effetto sull’autismo. Oppure un’altra omeopata, la dott.ssa Patrizia Franco, che recentemente si è esposta sostenendo che i vaccini non sono sicuri (chissà che dati personali avrà, visto che questo non emerge dalle nostre conoscenze scientifiche). Poi il dott. Rossi, che vende test per diagnosticare intossicazione da metalli pesanti (senza alcuna validità diagnostica specifica), che potrebbero provenire, ovviamente, dai vaccini e l’avvocato Mastalia, legale che si occupa di indennizzi da danni…da vaccino, colui che disse di essere uno dei più noti esperti di autismo in Italia (è avvocato eh?). Tutte persone che, ovviamente, le loro “verità” le diffondono non su riviste scientifiche o mediche ma su Facebook e You Tube, le nuove fonti del sapere.

Un gruppo eterogeneo dunque e che sicuramente saprà dare all’onorevole Zaccagnini ed alla popolazione interessata, informazioni oneste, corrette, giuste e soprattutto senza alcun interesse personale.

L’onorevole Zaccagnini quindi, da rappresentante degli italiani e delle istituzioni, saprà trovare con questo gruppo di esperti di vaccini (?) l‘altra verità. Quella che vuole lui, ovviamente.
La camera sembra aver chiarito che non si può intervenire sui singoli eventi essendo la sala stampa a disposizione dei deputati che ne fanno richiesta. Si tratta quindi fondamentalmente di una iniziativa personale (e la Camera non ha autorizzato l’uso dei suoi simboli).
Ai genitori, non quelli che si aspettano “l’altra verità” (che non c’è) ma a quelli che desiderano semplicemente informazione corretta, dico solo di riflettere su come, persino personaggi politici, strumentalizzino l’argomento.
Non è bello. E di tutto questo se ne parla con un finale già previsto, lo scontro politico. Perché ho l’impressione che di vaccini o bambini o malattie, non interessi niente a nessuno, neanche a Zaccagnini, che in fondo fa il suo mestiere ma lo fa infarcito di false informazioni e cattiva propaganda, se ne accorgerà? Non credo, basta leggere la sua frase: “Non si puo’ non notare come il mio sia un approccio alla materia ‘intermedio’, ne’ antivaccinista ne’ in favore della coercizione alle vaccinazioni.” che si scontra con chi lo circonderà alla conferenza stampa.
In tutto questo perciò c’è poco da stare allegri si deve comunque sottolineare qualcosa che ritengo molto grave.
Non posso mancare di rimarcare che mentre gli antivaccinisti sono attivi (è in fondo il loro scopo, la propaganda richiede attivismo), organizzano continuamente eventi, occupano le stanze del potere e girano per diffondere le loro panzane, lo stato, le istituzioni, chi ha il dovere di fare qualcosa, sta a guardare. A partire dagli ordini dei medici per finire con gli enti sanitari, il ministero, la giustizia. Silenzio assoluto. Nessuna iniziativa, campagna, presa di posizione. Nessuna sanzione a chi ufficialmente e senza ritegno diffonde bugie ed allarmi infondati.
Tutto è lasciato nelle mani (e nella penna) di chi, solo per buona volontà e per passione (e gratis) si impegna nell’informazione scientifica, passione che potrebbe non durare in eterno. Di fronte al film antivaccini (poi annullato) ed a questi incontri, quanti eventi veramente formativi ed informativi avete visto alla Camera? Quante volte avete visto incontri organizzati dal ministero dalla salute o da singoli deputati per informare correttamente sui vaccini?
Tutto questo è scoraggiante e tutto questo, se qualcuno non fa qualcosa, potrebbe avere conseguenze gravi.

Alla prossima.