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Che male vuoi che faccia? Complotti e salute.

Che male vuoi che faccia? Complotti e salute.

Ormai è un argomento attuale, le chiamano “fake news”, “post verità” o più semplicemente “bufale“.

Sono le false notizie, diffuse spesso dai social network ma non solo (ultimamente anche carta stampata e televisioni non hanno evitato brutte figure) e che possono riguardare anche il tema della salute.
Per anni (decenni) questo problema è stato sottovalutato. Quando scrivevo dei guaritori che convincevano i malati ad abbandonare la medicina per affidarsi a false cure, in tanti mi dicevano “ma lascia stare, tanto non li convinci” oppure “che male vuoi che faccia, se uno è destinato a morire, almeno muore convinto di aver provato”. Questa opinione, ad alto contenuto di cinismo, non era così rara e tra quelli che la pensavano così c’erano pure miei colleghi medici: “chi te lo fa fare, lasciali stare”.
Poi i vaccini: causa di tutti i mali, dall’autismo al diabete, per anni le bufale hanno attraversato la società indisturbate, senza che nessuna istituzione si prendesse la briga di fare qualcosa. Quando scrivevo di bufale sui vaccini, anche qui, in tanti mi dicevano “è inutile, tanto sono pochi quelli che non si vaccinano, ci saranno sempre”.
Poi sono iniziati i morti, persone con malattie gravi morte dopo essersi curate con sciocchezze, ciarlatanerie, sono morti anche dei bambini e delle persone fragili per malattie infettive prevenibili con la vaccinazione e qualcosa si è  mosso.
Qualche istituzione (vedi alcuni ordini dei medici) ha iniziato (finalmente…) a prendere provvedimenti contro quei medici ciarlatani che diffondevano false notizie per fare qualche soldo e persino alcune testate giornalistiche si sono affrettate ad occuparsi del problema.
Troppo tardi? Chi lo sa.
Ora però si pone un altro problema. Anni di cultura del sospetto, anni nei quali ci sono state persone cresciute con una mentalità debole, complottista, paurosa, acritica, sospettosa del prossimo e delle istituzioni, hanno creato gruppi di persone assolutamente incapaci di distinguere la realtà dalla menzogna, la vera notizia dalla falsa, la scienza dalla ciarlataneria e queste persone, ormai non più ragazzini, iniziano ad occupare i banchi del governo, gli uffici, iniziano ad essere professionisti: avvocati, magistrati, medici, ingegneri. Le false notizie sono divulgate da giornali, televisioni, siti istituzionali. Ci sono comuni italiani che danno il patrocinio a convegni di ciarlatani dicendo di voler fare “corretta informazione”, ci sono associazioni di consumatori che diffondono il film di Andrew Wakefield in nome di una inopportuna “informazione”, come se per informare sulla pedofilia facessimo vedere l’archivio foto di un pedofilo, perché è giusto capire il suo punto di vista.

Abbiamo cresciuto una generazione di paranoici dentro una popolazione ignorante.

Sì, il complottismo ha fatto male.

Negli anni passati un governo (quello sudafricano) ha creduto alle parole di un pazzo complottista che sosteneva la non esistenza del virus dell’HIV (quello che causa l’AIDS). Questi pazzi ci sono anche da noi e ricevono persino l’aiuto di istituzioni e strutture pubbliche, tanto per non farci mancare nulla ma in certi paesi l’AIDS è più di una piaga e non ha certo bisogno di guaritori o malati di mente. Se nessuno li ferma però, anzi, se pure le istituzioni li aiutano, i danni che possono fare sono immensi. In Sudafrica, ad esempio, nel 2000, ci fu un presidente della repubblica (Thabo Mbeki) che negava (chissà in base a quali letture disinformanti) il nesso tra virus dell’HIV e AIDS (per lui il virus non esisteva e quindi la malattia era semplicemente il risultato di una vita dissoluta). Tra le sue simpatie alcuni medici “dissidenti” (altri complottisti, anch’essi negavano senza averne prova, il nesso tra AIDS e HIV) che decise di riunire in una sorta di commissione di studi.
Per questi medici, fortemente sostenuti da quel governo, diffondere l’idea tra la popolazione che non bisognasse più assumere i farmaci che servivano per mantenere stabile la malattia fu un gioco da ragazzi.

Non contento, il presidente nominò quale ministro della salute un suo amico anch’egli fortemente ignorante e complottista che in breve cominciò ad eliminare dagli ospedali i farmaci antiretrovirali (quelli che servivano per la malattia) sostituendoli con integratori, erbe, succo di limone e aglio.
In quegli anni praticamente tutta la popolazione, fu convinta (con le buone o le cattive, visto che i medici che invece mettevano in guardia da quanto stava succedendo erano accusati, licenziati ed anche processati con varie scuse) che fosse realtà il fatto che l’AIDS si curasse con le erbe e che il virus dell’HIV fosse un’invenzione dei poteri forti.
Ovviamente i malati iniziarono a morire. Se prima sopravvivevano per molti anni e le loro condizioni di salute fossero eccellenti, le “cure” naturali del presidente Mbeki iniziarono ad avere i loro pessimi risultati. Più di 300.000 persone morirono in pochi anni, quando precedentemente si riusciva a contenere i decessi. Furono anni di sofferenza. La comunità mondiale cercò inutilmente di convincere il presidente sudafricano a cambiare idea ma lui fu fermissimo, testardamente determinato.
Fu il suo successore che, il primo giorno di presidenza, annunciò di voler abbandonare le idee di Mbeki ed iniziare un nuovo corso, affidando ad un gruppo di scienziati le decisioni sulla salute e puntando sull’aggiornamento dei medici, riuscì in pochi anni a riportare i numeri nella normalità.
Ecco il male che fanno le bufale. Non sono solo scocciature, non sono notizie per arrabbiarsi, quelle sulla salute sono morti, dolore, sofferenze. La cosa che sorprende è che in Italia abbiamo le leggi per fermare ciarlatani, guaritori e diffusori di terrore medico, solo che ancora non abbiamo capito che si dovrebbero applicare perché questa è gente pericolosa, non solo per il singolo ma anche per la collettività.
Se anche noi in Italia avessimo un giorno un governo complottista, dei governanti che si lasciano guidare dall’ignoranza, rischiamo di trovarci i cartomanti in ospedale, l’omeopatia dalla guardia medica. Rischiamo la vita. Non a caso le più diffuse false cure in Italia (per esempio il siero Bonifacio, il cocktail Di Bella, il metodo Stamina) hanno trovato terreno fertile quando i media o singole persone hanno sparso sfiducia o sospetto sulle istituzioni, altrimenti sarebbe bastata una parola di una istituzione medica per porre fine alle illusioni di chi voleva lucrare sulla salute delle persone.

Una cosa simile è successa più recentemente in Venezuela. Il paese in crisi ed un governo probabilmente incapace di fronteggiarla, hanno comportato tagli alle spese pubbliche severissimi. Tra le cose che sono saltate, tante sono di salute pubblica. Dal livello dei ricoveri ospedalieri al costo delle medicine e delle visite, per arrivare ai vaccini. Alcune vaccinazioni sono state modificate o addirittura sospese, tra queste quella per la difterite. Forte del fatto che da anni (da più di venti) non si verificavano casi di difterite, il ministero della salute venezuelano ha eliminato la vaccinazione gratuita, chi vuole farla la paga (ed in un momento di crisi la fanno in pochi, si compra il pane, poi si pensa alla salute). Qualche associazione benefica ha provato a coprire il vuoto sociale lasciato da questa decisione ma ovviamente non si è raggiunta la copertura vaccinale adeguata (bambini più piccoli di un anno vaccinati nel 68% della popolazione da gennaio a settembre 2017, una percentuale molto bassa). Altrettanto ovviamente sono iniziati a comparire i primi casi di difterite (dopo decenni, come detto) con decine di bambini morti. Un dramma assurdo.
Il governo, invece di riconoscere le colpe ed affrontare l’emergenza, si è chiuso a riccio, ha chiamato alcuni medici “dissidenti” (quelli che da noi chiameremmo “antivaccinisti”) per tranquillizzare la popolazione e consigliare intrugli di piante e rimedi popolari ma la difterite ha continuato a fare vittime.

A quel punto il governo ha dovuto fronteggiare le proteste e le richieste di chiarimento e cosa ha fatto? La scelta più facile ma la peggiore.
Ha usato le teorie di complotto.

La difterite sarebbe una malattia diffusa dalla CIA (agenzia di spionaggio statunitense), non c’è nessun allarme e persino i morti sarebbero un dato falso diffuso dai medici in combutta con i governi nemici.
Anche chi vuole farsi vaccinare non ci riesce, mancano le dosi e nonostante le proteste il governo ha anche rifiutato aiuti esterni e di nazioni amiche. Una situazione da incubo.

Oggi siamo a 511 casi di malattia (avete capito bene, 511 casi di difterite!) e non si vede nessuna buona notizia all’orizzonte.
La difterite, malattia grave e che provoca molte sofferenze e morte, sta colpendo così molte regioni sudamericane. Direi che in un’epoca di spostamenti facili questa non è una bella notizia neanche per le nazioni più lontane. In linea di massima non c’è un alto rischio che questa malattia arrivi da noi ma particolare attenzione deve farla chi viaggia e chi intende recarsi in quelle nazioni.

Queste cose non devono far riflettere solo chi si preoccupa della salute pubblica ma anche le istituzioni. Non possiamo permettere che ciarlatani, imbroglioni e furbetti diffondano false notizie sulla salute, dovremmo riuscire a non vedere più comuni o istituzioni che incoraggiano o addirittura danno patrocini a convegni ed incontri di antivaccinisti o guaritori, spesso in nome di una assurda e ridicola “parità di opinioni” e chi sparge notizie allarmanti senza attendibilità dovrebbe rispondere delle proprie azioni. Dovremmo finirla di chiudere un occhio sui ciarlatani perché, se non subito, un giorno verrà presentato il conto ed uno di quei ciarlatani potrebbe sedere nei banchi di chi decide o qualcuno potrebbe fargli decidere del nostro futuro.
Le false notizie, gli imbrogli sulla salute, non sono “sciocchezze”, non vanno trattate con sufficienza, sono pericolose.
Io lo dico da dieci anni, il mio dovere l’ho fatto.

Alla prossima.

VaxLegend: come si infila un feto in un vaccino? Con un articolo di giornale.

VaxLegend: come si infila un feto in un vaccino? Con un articolo di giornale.

La propaganda antivaccinista esiste da sempre, da quando sono nati i vaccini.
La sua origine è ovviamente l’ignoranza, non percepire non solo l’importanza delle vaccinazioni ma anche il loro meccanismo, non si capiscono i motivi per cui sono considerati sicuri ed efficaci perché sono medicine che si assumono in assenza di malattia, per prevenire e tutto ciò che si fa a scopo preventivo è considerato superfluo, per natura ci immaginiamo immuni dai problemi più gravi.
Nel 1900, quando l’ignoranza era un analfabetismo diffuso, le paure erano ovviamente irrazionali. Per esempio si spargeva il terrore dicendo che il vaccino, derivando dalle vacche (era stata questa la prima forma, grezza, di vaccinazione), avrebbe causato malattie simili a quelle degli animali nei vaccinati, oppure avrebbe addirittura creato dei mostri, metà uomini e metà  mucche.
Normale per quell’epoca. Se a quei tempi la propaganda antivaccini usava argomenti adatti alla popolazione analfabeta, oggi ne usa altri adatti alla popolazione generale, fondamentalmente analfabeta scientificamente ma che ha accesso ai media (internet, televisione) molto facilmente.
Propaganda antivaccini: dopo la vaccinazione antivaiolo dal corpo escono mucche. La propaganda punta a creare ribrezzo, con qualsiasi mezzo, nei confronti del “nemico”, in questo caso i vaccini.
Oggi si punta ad altro, l’ignoranza esiste ancora ma spesso è dovuta all’incapacità nel distinguere le buone notizie dalle bufale o deriva dall’eccesso di informazioni: abbiamo tante di quelle notizie da confonderci e non sapere più chi ascoltare. Non si può più dire che nascono le mucche sulla pelle ma possiamo dire che i vaccini conterrebbero qualsiasi cosa, meglio se qualcosa che faccia effetto, basta dare con leggerezza false informazioni ed il gioco è fatto.
E sui vaccini di falsa informazione ce n’è tanta. Fortunatamente, dopo un iniziale caos, i media stanno iniziando (almeno quelli più seri) a prendere provvedimenti, a non dare più voce a ciarlatani o imbonitori a fare parlare solo le persone competenti ma ogni tanto qualcuno ci ricasca.
Come qualche giorno fa il quotidiano “La Verità”.
Quante volte avete letto la bufala “feti abortiti nei vaccini” o “nei vaccini ci sono cellule di feti abortiti”? Bene. Capisco che chi non è del campo potrebbe non capire cosa si nasconda in questa “terribile rivelazione” ma posso provare a spiegarlo.
In questo caso si tratta di una bufala che usa sapientemente delle tecniche di propaganda: crea ribrezzo per suscitare paure e confusione.
Feti abortiti per fabbricare vaccini, donne usate come galline ovaiole“, è questo il titolo del quotidiano nel quale è apparsa una lunga intervista poi richiamata in prima pagina, l’intervistato è il titolare (noto antivaccinista) di un laboratorio analisi privato, presentato invece come “scienziato famoso in tutto il mondo” che dice di voler salvare l’umanità con queste sue rivelazioni. Il problema è che, per salvarla, chiede soldi, anche con toni piuttosto drammatici.
I toni drammatici sono usati anche nell’intervista e la giornalista, senza fare una piega come se fosse una cosa normale, riporta la notizia dei “feti abortiti” per fare i vaccini.
Ovviamente per le risposte catastrofiche del presunto scienziato famoso in tutto il mondo non c’è nessuna spiegazione o un contraddittorio, si lancia la bufala e buona notte, l’informazione ormai si fa così.
In realtà questo articolo potrebbe essere una risposta per chi si chiede come mai i quotidiani non vendano più, perché c’è una crisi della carta stampata, eccone un motivo: i giornali si comprano per informarsi, se ospitano pagine di fantamedicina e disinformazione, perché spendere soldi? Di pagine di false notizie è pieno internet, che è gratis.
Perché comprare quindi un foglio di carta che non serve a nulla?
Cioè, se un giornale intitolasse un’intervista “corpi umani per produrre il sangue per le trasfusioni” o “organi espiantati quando il cuore ancora batte per fare trapianti” o “pus nel latte”, non starebbe dicendo una bugia ma nemmeno farebbe un servizio al cittadino, forse un servizio ad un’ideologia, questo sì. A cosa servono quindi cose (e titoli) del genere?
I “feti per produrre i vaccini” è dunque un esempio di cattiva informazione, di malafede e manipolazione della realtà ai fini ideologici.
Chi lavora nel campo della ricerca, infatti, si starà facendo sicuramente una risata, lo so benissimo non preoccupatevi, perché l’uso di linee cellulari umane è uno standard (da decenni ormai) di qualsiasi laboratorio di ricerca ma avverto che sarà una risata amara perché lo scienziato dello scoop dei feti fa invece capire chiaramente che questo “uso di feti abortiti” sarebbe uno scoop, praticamente un crimine e ci sarebbe qualcosa di immorale o proibito. Lui ha visto addirittura le fatture! Tutte cretinate che, chi non è del campo, potrebbe non capire.
Se dicessi “attenzione, DNA umano nelle trasfusioni di sangue!” o “usano corpi umani per preparare il sangue delle trasfusioni” non starei dicendo bugie ma starei tentando di creare paura, ribrezzo e se poi dicessi che questi derivati di corpi umani sono usati abitualmente persino negli ospedali italiani creerei un clima di sospetto che, riflettendoci, è però piuttosto stupido. Nel sangue che usiamo per le trasfusioni c’è (ovviamente) una bella quantità di cellule umane (i globuli rossi!) e di DNA (che è nelle cellule, in tutte).
Ovviamente sono usati corpi umani (e di chi allora, i donatori sono umanissimi…) e chi avrebbe il coraggio di dire che le trasfusioni sarebbero per questo dannose? Nessuno, passerebbe per ignorante (o in malafede). Eppure c’è chi da tempo va in giro a dire che nei vaccini ci sarebbero “feti abortiti” o che “si usano feti abortiti per fare i vaccini”. E glielo fanno dire pure in prima pagina.
Come leggete questa notizia? Paura? Schifo?
No, state tranquilli, chi lo dice vi sta semplicemente prendendo per stupidi.
Ora vi “traduco” questa terribile notizia e vedrete come tutto diventa ridicolo e mostra che tecniche (viscide) di propaganda usa l’antivaccinismo.
I virus (per chi non lo sapesse) non sono cellule normali, non sono come i batteri, per “vivere” e riprodursi devono entrare (proprio entrare, dentro) una cellula vivente. Per questo sono pericolosissimi, riproducendosi distruggono le cellule che li hanno ospitati. Chi deve studiare o produrre virus a scopi medici deve quindi tenerne conto.
Ovviamente per produrre alcuni vaccini (quelli che usano virus attenuati, per esempio) o per studiare i virus, abbiamo bisogno di averne a disposizione qualcuno, esattamente come quando studiamo i batteri (se non ne abbiamo come li studiamo)? O come quando si studia un organo umano, dobbiamo procurarcelo.
Come si fa allora a “coltivare” virus? Si usano delle cellule viventi (esattamente come per studiare i tumori). In queste cellule viventi (che possono essere di cavia o di uomo) si coltivano i virus che poi si useranno per studio o per farmaci. Per produrre i vaccini a virus attenuati (per esempio quello per la rosolia) si useranno quindi dei virus coltivati in cellule umane. Lo stesso per studiare i virus o per fare diagnosi, per capire quale virus (o sospetto) ha causato una malattia, eccetera.
Fin qui ci siamo?
Ecco.
Da questo momento in poi le cellule umane non si usano più. Si prendono i virus ed il resto è un procedimento farmaceutico che porterà alla produzione del farmaco. Ovviamente non si usano cellule a caso”, ogni azienda o laboratorio compra da altri laboratori specializzati le cellule di coltura. Questi laboratori hanno milioni di cellule che derivano da alcune (poche) fonti, in particolare da due (che hanno delle sigle): la WI-38 e la MRC-5. La prima deriva da un feto abortito volontariamente (a scopo terapeutico) a 12 settimane (3 mesi) nel 1962 e la seconda da uno abortito a 14 nel 1966. Queste cellule, donate dalle madri per la ricerca e la medicina, sono state fatte riprodurre e quindi distribuite nei decenni a tutti i laboratori e le aziende del mondo. Le cellule usate oggi non sono ormai nemmeno quelle originali di cinquanta anni fa ma le loro “discendenti“. Per la ricerca questo è un dato assolutamente normale e conosciuto ed anche per qualsiasi laboratorio diagnostico di alto livello.
La stessa identica cosa succede nello studio dei tumori, per il quale si usano moltissimo le cellule di una donna morta per tumore del collo dell’utero, Henrietta Lacks e proprio dalle sue iniziali (HE-LA) queste cellule prendono il loro nome. Nel caso dei vaccini quindi non si tratta di “feti abortiti” usati per la produzione ma di cellule discendenti da altre cellule di feto abortito e donato alla ricerca. Forse questo fa assumere alla cosa un altro significato e fa capire il livello di serietà di chi ha detto certe cose.
Queste cellule sono acquistabili da tutti (anche on line!) per dire quanto sia “segreta” questa procedura, l’intervistato ha visto le fatture ma noi siamo più fortunati, potendo acquistare on line anche se non facciamo parte dei servizi segreti.
Battute a parte, in che tipo di cellule vuoi coltivare virus umani? Come puoi ottenere cellule da destinare alla ricerca? Non certo dal nulla e allora si usano quelle derivate da un unico tipo di cellule tanti anni fa. Se si ha qualcosa in contrario basta rinunciare praticamente a tutta la medicina moderna. Se ci aggiungiamo anche che per esercitarsi un chirurgo spesso deve usare cadaveri (che impressione, vero?) potremmo fare un altro scoop in prima pagina.
Nulla di segreto o di proibito, niente di schifoso o preoccupante, che ve ne pare?
Si tratta di ordinaria scienza, medicina, normale produzione farmaceutica. È quello che si fa e si è sempre fatto per studiare le cure per le malattie, produrre farmaci e fare ricerca che è poi lo scopo per cui, quelle donne, hanno donato le cellule dei propri figli, l’importanza di queste cellule è descritta anche dagli studiosi che ne hanno parlato nelle loro ricerche che sottolineano come, la sicurezza e le caratteristiche di queste linee cellulari, abbiano rappresentato un enorme passo avanti della scienza e per la salute. Chi ne parla come qualcosa di strano quindi o è ignorante o in malafede.

L’intervistato aggiunge altri particolari scabrosi che aumentano la tensione del suo romanzo giallo, per esempio l’FBI che indagherebbe sui fatti.
Storia complicata. In realtà questo è uno scontro politico avvenuto negli Stati Uniti: un’associazione di pianificazione famigliare (Planned Parenthood), spesso al centro di scontri e denunce di gruppi antiabortisti o ultracattolici, è stata accusata da gruppi antiaborto ( dopo un report fatto con uso di telecamere nascoste ed infiltrati) di ricevere denaro in cambio di forniture di tessuti fetali da destinare alla ricerca. Le indagini (sono quasi 500 pagine) del congresso americano sono finite con lo scagionamento da tutti i reati dell’associazione e delle aziende chiamate a risponderne e comunque l’associazione ha annunciato di rinunciare da quel momento in poi a pagamenti in cambio di tessuti. Sulle “donne ovaiole” stendo un velo pietoso, come definizione di chi ha scelto (dolorosamente, com’è comprensibile) di interrompere una gravidanza è davvero di cattivo gusto.
Ma evidentemente queste notizie non sono importanti e tutto si è concentrato sui feti contenuti nei vaccini, su una notizia-non notizia, stupida, data male e manipolata peggio per la quale la giornalista ha assunto una posizione assolutamente acritica se non complice. Un articolo pieno di baggianate. Ma questo è un esempio di informazione in Italia e, come dicevo all’inizio, può essere un esempio di uno dei motivi per cui la stampa italiana ormai sia considerata poco attendibile.
Vi ho spiegato (spero bene) quello che succede e le ragioni della bufala, ora voi, con queste notizie, avete qualche idea in più. Non vado oltre, giudicate voi l’attendibilità e la serietà di chi dice queste cose, giudicate voi se un giornale che pubblica queste cose sia serio.
E giudicate voi se l’antivaccinismo sia morale o meno, soprattutto alla luce del fatto che, per salvare il mondo, non si chiedono soldi alla gente.
La Verità, è questa e forse fa capire tutto molto più facilmente.
Alla prossima.
I furbetti dell'antivaccinismo.

I furbetti dell’antivaccinismo.

Ne ho accennato varie volte ma non ho mai approfondito il tema. Qualcuno, quando parlo di interessi economici dietro il presunto “dissenso ai vaccini” si chiede che interesse economico dovrebbe esserci nei genitori che rifiutano di vaccinare i propri figli. L’argomento è complicato perché io stesso ne sono venuto a conoscenza solo dopo anni di “frequentazione” e di studio di certi ambienti. Bisogna specificare che la maggioranza dei genitori che decidono di non vaccinare i propri figli è in buonafede. È cioè mossa da motivi positivi, dall’amore che prova per i figli e dall’istinto di protezione che hanno tutti i genitori ma è un istinto riposto male, che segue false notizie e che quindi può ottenere l’effetto contrario di quello desiderato. Per l’ansia (perché è un sentimento molto vicino all’ansia) di proteggere i propri figli si fa la scelta meno protettiva.

Alcuni genitori sono realmente e letteralmente terrorizzati dall’idea di una vaccinazione, la vedono come un’esperienza terribile, come un incubo. Come mai?
Fare un vaccino non è più pericoloso del fare un antibiotico o un farmaco qualsiasi (anzi, forse è molto meno rischioso perché si fa una volta e lo si è fatto su milioni di persone da decenni). C’è qualcosa quindi che terrorizza questi genitori. Una di queste cose è la cattiva informazione.
Questi genitori sono stati ricoperti e sepolti da cattiva informazione che proviene quasi totalmente da antivaccinisti professionisti, persone che, direttamente o indirettamente, dall’attivismo “contro i vaccini” guadagnano (quasi sempre soldi), ne hanno fatto un mestiere. Ciò che hanno letto lo hanno trovato quasi esclusivamente su internet e su libri antivaccinisti, si tratta praticamente di totale spazzatura, falsa informazione.

Quei genitori sono stati convinti che, per proteggere i loro figli, debbano rinunciare a vaccinarli, l’esatto opposto della realtà. Quale logica direbbe che per proteggere un figlio lo si debba lasciare esposto alle (tante) malattie infettive? Quale ragionamento “normale” concluderebbe che sia molto meglio rischiare una malattia come la difterite, il morbillo o la poliomielite invece di fare una puntura che fondamentalmente ha un rischio di effetto collaterale bassissimo?
È evidente, oltre che emergere dai dati scientifici ma anche dall’esperienza ormai secolare, che i vaccini non espongano a particolari effetti collaterali e che, quando questi esistano, sono fortunatamente rarissimi. Si vaccinano milioni di persone nel mondo, da decenni, con qualsiasi situazione clinica e non si hanno evidenze di danni particolari, anzi, abbiamo l’evidenza della rarità ormai acquisita di certe gravi malattie. Persino malattie quasi sempre benigne (varicella, parotite ed altre) possono complicarsi gravemente ed in ogni caso sono fonte di dolore, sofferenza, fastidio: quale genitore normalmente desidera il dolore del proprio figlio? Evidentemente la parola “vaccino” deve procurare un terrore maggiore, inspiegabile.
Da dove esce fuori quindi questo terrore dei vaccini da parte di alcuni genitori?

Dalla propaganda antivaccinista.

I movimenti antivaccino, infatti, usano molto la propaganda ed il fondamentalismo e questi sono argomenti molto convincenti. Insinuare il dubbio, esaltare le ansie, diffondere falsi allarmi, sono armi tipiche della propaganda che l’attivismo antivax usa a piene mani.
Se dicessi che nei vaccini fossero contenuti pezzi di metallo, ovviamente, susciterei paura. Se sostenessi che per fare i vaccini si usano feti abortiti, susciterei ribrezzo. Questi argomenti (fasulli) sono usati a piene mani e sono argomenti che, apparentemente folli, sono invece considerati credibili (uno dei cardini della propaganda è quello di ripetere continuamente una bugia tante volte da farla diventare credibile). Così come la pressione psicologica, il tentativo di formare gruppi chiusi per concentrare gli sforzi e le iniziative.

L’antivaccinismo professionista è abbastanza banale, è un movimento che esiste da quando esistono i vaccini ma ovviamente solo negli ultimi anni ha punti simili all’ecoterrorismo. Si tenta di condizionare la politica (per esempio bombardando i politici di mail ed appelli), si organizzano manifestazioni, raccolte firme, minacce, violenze, intimidazioni, si tenta la trasformazione di un tema sanitario ben chiaro (la capacità dei vaccini di ridurre le malattie) in tema politico e per questo si rafforza lo spirito di gruppo. Sono usati temi “epici” (frasi come “vinciamo noi”, “il nostro movimento“, “siamo una famiglia”), proprio per creare il gruppo, un mutuo sostegno. Si arriva persino a gesti estremi.

L’antivaccinista professionista non termina il suo lavoro solo nel combattere le campagne di vaccinazione ma anche dopo. La posizione che ha raggiunto all’interno di questi gruppi servirà per il suo mantenimento. Così medici, avvocati o semplici cittadini, sfruttano i seguaci acquisiti per vendere un prodotto. Quel complotto che avrà bisogno di protezione, sia essa legale, medica (con false cure) o sociale (con le “scuole novax” per esempio). Per sfuggire al complotto mondiale dei vaccini bisogna, per forza, rifugiarsi nei rimedi offerti dagli antivaccinisti.

Ad esempio le pseudocure.
Esiste un percorso tipico per gli sfortunati genitori che entrano nel tunnel dell’antivaccinismo professionista. Il figlio ha una malattia (spesso appartenente allo spettro autistico ma non solo) e nel corso di ricerche su internet o discussioni con altri genitori con problemi simili, vengono a conoscenza di un “professore” o di un “medico” eccezionale che curerebbe proprio questo tipo di malattie. Ovviamente vanno a sentire la sua opinione (molto costosa) che arriverà dopo una serie di numerosi esami molto complicati che non hanno riscontri in medicina, tra questi esami ci sarà anche un test per “intossicazione da metalli” (inutile e che non diagnostica praticamente niente) che “ovviamente” noterà proprio un’intossicazione e che altrettanto “ovviamente” deriverà dalle vaccinazioni.
Da quegli esami (senza che ve ne sia ragione), il “professore” diagnosticherà un danno da vaccino (tipicamente “encefalopatia post-vaccinale“, entità che non esiste in medicina).
Ed ecco che inizia la trafila di acquisti: integratori, diete, omeopatia, prodotti chelanti, controlli, esami (che ovviamente si dovranno fare dove consiglia il “professore” perché solo lì sono bravi), di nuovo integratori.
Con l’avvertimento che si tratterà di una cura “molto lunga”. Questo non scoraggerà certo in genitori. Nel frattempo il “professore” consiglierà di rivolgersi ad una associazione che ha degli avvocati che potranno aiutare la famiglia. Ed ecco che iniziano ricorsi, carte e documenti per chiedere un indennizzo per quel “danno da vaccino” che nessuno si aspettava.

Passa il tempo e gli anni ed i continui acquisti, intervallati da altrettanto costosi controlli del “professore” non cambieranno nulla nel problema del bambino, ormai quasi ragazzo, i soldi spesi saranno tantissimi e lo stesso dal punto di vista legale, soldi buttati (ho ricevuto testimonianze di persone che hanno perso la casa per i debiti contratti con i falsi esperti dell’autismo). Però il ragazzo, essendo cresciuto, andando a scuola e frequentando altri servizi, probabilmente sarà lievemente migliorato in alcuni aspetti, maturato in altri, raggiunto un minimo di socializzazione. E secondo voi, di chi sarà il merito di tutto questo?
Non aggiungo la risposta perché la sapete. E funziona sempre così.

La storia ha un finale triste.
Il ragazzo ormai grande non avrà ottenuto nulla se non il completo impoverimento dei suoi genitori che ormai avranno radicato la convinzione di essere abbandonati dallo stato e di dovere tutta la loro salvezza al “professore” che, assieme agli altri “guru” sono stati gli unici ad interessarsi e capire i problemi del loro ragazzo. Spesso tentano di giustificare il loro comportamento parlando di miglioramenti eclatanti che però, in tutta evidenza, non sono presenti.
Per ogni minimo tentennamento, dubbio, perplessità, ci pensa il gruppo “no vax”: nessun dubbio, il bambino era un danneggiato da vaccino e la cura miracolosa (nella lista si troveranno estratti di aglio, prezzemolo, melatonina e cose simili) ha fatto indubbiamente il suo lavoro. Come si fa ad abbandonare questo “tunnel”? È praticamente impossibile.

Ecco come si entra e si vive all’interno della setta “no vax” che, come avrete capito, non ha nessun interesse medico o sociale ma ne ha ben altri e certo non a favore delle famiglie o dei ragazzi con problemi.

Esistono fondamentalmente tre categorie di persone che hanno scelto di vivere di antivaccinismo: medici, avvocati, guru.

Nella quasi totalità dei casi i medici che si dichiarano (o che si mostrano) contro i vaccini sono “medici alternativi” (omeopati, agopuntori, osteopati e simili). Chi si occupa di medicine complementari è quasi sempre un medico che non ha trovato altri sbocchi lavorativi ed accontenta una piccola fetta di mercato, quella che è attirata dall'”olistico”, dall'”alternativo” ed ha continuamente bisogno di nuovi clienti.
Per questo si inventa “cure” per l’autismo, metodi per risolvere malattie di tutti i tipi (ovviamente tutte causate secondo lui dai vaccini) e crea un piccolo mercato molto fiorente.
La situazione italiana è diversa da quella di altri paesi nei quali, ad esempio, le associazioni di omeopati si sono sempre schierate a favore dei vaccini (mentre i singoli spesso no), da noi, ufficialmente, le società di omeopatia si sono sempre poste in maniera critica e pseudoscientifica.
Essere contro i vaccini segue la stessa logica, essere “alternativi” al sistema, mostrarsi “contro” ogni regola ed ogni norma scientifica. Una buona percentuale di questi medici è anche impreparata e nelle loro affermazioni traspare una vera e propria incompetenza (non sono rari quelli che prendono notizie, ritenendole attendibili, da siti di false news o di pseudomedicina). Ovviamente queste pseudocure non hanno nessuna utilità ed anzi possono avere alcuni rischi.
È il caso, per esempio, della chelazione o della somministrazione di ormoni o cortisonici. Non sono casi singoli quelli di bambini o ragazzi morti in seguito a queste inutili prescrizioni.
C’è traccia anche di accordi tra medici e farmacie per procurare i prodotti prescritti. Da qualche mese, finalmente, gli ordini professionali hanno iniziato a fare rispettare la deontologia: chi si basa sulla stregoneria per fare medicina è fuori, farà lo stregone.

Più o meno simile il ruolo degli avvocati antivaccino.

In Italia sono pochi e ben conosciuti. Sono in genere avvocati poco noti che provano a raccogliere adesioni di gruppi per guadagnare nella massa (le cause per richiesta di indennizzo sono lunghe, complicate e spesso non portano a nulla). Si dichiarano “esperti di danni da vaccino“, si occupano prevalentemente di cause per presunti danni da vaccino e creano a volte associazioni che sono in realtà paravento della loro attività. Sono contattati o contattano direttamente famiglie con bambini o ragazzi con malattie di vario tipo e propongono di iniziare una causa contro il ministero o contro le USL per collegare la malattia alla vaccinazione e quindi ottenere una somma di denaro. Ovviamente promettono grandi guadagni (che si rivelano quasi sempre illusioni) alle famiglie che, stroncate dalle difficoltà e spesso dalle stesse cure proposte dai medici ciarlatani, vedono quel denaro come un sostegno per le loro spese e dichiarano di non percepire nessuna parcella. Ufficialmente, è chiaro.
Ultimamente la situazione è molto più complicata da quando si è notato che il fenomeno fosse diventato dilagante, l’iter per ottenere questi indennizzi infatti è oggi un po’ più difficile.

Esistono infine una serie di personaggi che gravitano nel mondo dell’antivaccinismo. Alcuni genitori che ormai sono affaristi e che usano le malattie dei figli per guadagnare denaro, persone chiaramente disturbate che si autoeleggono a capo di associazioni o gruppi antivaccino e qualche “guru”.
I genitori antivaccino per professione hanno semplicemente abbracciato la moda del momento. Probabilmente prima erano “genitori pro omeopatia” o “pro-Stamina” o avevano creato associazioni di vario tipo con un solo scopo: raccogliere denaro.
Ufficialmente per i bisogni dei propri figli (realmente malati), in pratica per i propri.

I guru antivaccino in Italia si possono contare sulle dita di una mano, questa figura è molto più rappresentata nei paesi anglosassoni dove, se un medico o un professionista si mostra contro ogni conoscenza scientifica diffondendo sciocchezze o falsità mediche, è espulso velocemente dagli ordini professionali. Da noi i guru sono fondamentalmente giornalisti, responsabili di siti web, politici ed attivisti che si auto nominano a capo di qualche movimento, così come si auto nomina “grande scienziato” qualche personaggio in cerca di fama. Assumono il ruolo di “guide” del movimento perché attivi, creano spesso eventi, video, trasmissioni, incontri sull’argomento, si dichiarano apertamente “contro le vaccinazioni” o più velatamente per “la libertà di scelta”, si dipingono come “dalla parte dei cittadini” o “dalla parte dei deboli” per recitare il ruolo dell’altruista disinteressato, cercano di rifiutare l’appellativo di antivaccinista ma solo per mostrarsi neutri ed equilibrati, cosa che però non emerge da quanto scrivono e dicono.
Hanno al contrario tutto l’interesse nel creare e mantenere un “movimento” ed un folto seguito perché questo rappresenta anche il loro pubblico, senza il quale non avrebbero alcun seguito, sgomitano quindi per diventare “protagonisti“. Il loro interesse economico è sostanzialmente questo.
Non hanno in genere nessuna preparazione specifica, infatti usano tecniche pubblicitarie e tentano di dipingersi come “contro il sistema” o “controinformazione” quando in realtà usano le stesse e le solite banali notizie (quasi sempre bufale) già ampiamente conosciute nell’ambiente.

Attenzione. Il fenomeno antivaccini non è nato oggi e non è un fenomeno legato a internet, è sempre esistito e le sue armi sono sempre le stesse: spargere ansia, paura, diffidenza. Parlerò dei metodi della propaganda antivaccini in un altro articolo.

Propaganda antivaccinista ad inizio 1900.

Il panorama è quindi abbastanza chiaro e potrà confermarlo chi entra in questo ambiente quando noterà che i convegni sono tenuti sempre dalle stesse persone, le cause di risarcimento vedono sempre gli stessi periti ed avvocati, persino ciò che si trova in internet o in libreria avrà come protagonisti sempre gli stessi nomi.
Poi c’è “la massa“. L’insieme di persone, spesso di bassa istruzione, a volte semplicemente stupide (sì, esistono gli stupidi), che basandosi su ciò che trovano su internet e facendo ragionamenti semplici e lineari, giungono a conclusioni (ovviamente sbagliate) eclatanti, pensando al vaccino come ad un veleno diffuso dai poteri forti, come fosse un’invenzione nata ieri e venduta nei supermercati. Questi sono i soggetti ingestibili, visto che non sanno sostenere una discussione e non capiscono i fondamenti della statistica ma nemmeno della logica.

Tutti questi personaggi, al netto di chi proprio agisce per stupidità, hanno un obiettivo preciso: i soldi.
Nessun interesse scientifico ovviamente (di scienza nell’antivaccinismo ce n’è poca) ma solo quello economico che per questo richiede partecipazione, una dose di aggressività (per tenere fuori i “curiosi”) e proselitismo.
Una mamma (che conosco personalmente) mi ha scritto chiedendo di raccontare cosa le è successo in proposito. Ovviamente mantengo l’anonimato:
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Sono alcuni anni che mi tormenta il dubbio se sia utile o meno raccontare come si entra in contatto coi medici che “consigliano cautela” con le vaccinazioni e poi però ti offrono la cura per disintossicare i tuoi figli, per “togliergli i vaccini dal sangue”.
Questi, dopo aver espresso di non essere contrari alle vaccinazioni, diagnosticano un danno da vaccino a tuo figlio. Vivo il tormento per diversi motivi: primo perché ho la certezza che la loro esistenza è resa possibile solo come riflesso secondario e deformazione del pensiero critico alla base dell’analisi scientifica e secondo perché la scelta di raccontarla mantenendo l’anonimato potrebbe essere un’arma di ulteriore sbeffeggiamento data in mano a chi ama giocare con la salute dei più indifesi.
Premetto che personalmente ritengo che possano permettersi di correre un rischio così serio con tanto ardire, soltanto perché la maggior parte delle persone, fortunatamente e al di là del false balance reso possibile da una cattiva comunicazione, continua ad avere un comportamento responsabile garantendo ancora la salute di tutti, anche di quelli che verranno poi raggirati. Dopo aver riflettuto ho pensato che però andava raccontato, anche se verrà messo in dubbio e accusato di essere una falsità, anche se raccoglierà gli insulti più beceri perché i soldi e la serenità delle famiglie meritano rispetto, perché anche i medici e i ricercatori che lavorano con professionalità e con spirito di abnegazione meritano rispetto e perché i bambini malati hanno diritto alle migliori cure e ad essere protetti e accettati.
Come purtroppo capita a molte persone è capitato anche a noi di dover correre in un pronto soccorso pediatrico per sentirsi dire che le convulsioni che hanno colpito tuo figlio sono conseguenza di una grave malattia e che tuo figlio verrà ricoverato per un tempo indefinito e senza alcuna garanzia che le cose torneranno mai a posto…insomma abbiamo incontrato la sofferenza, quella più terribile, quella che non colpisce te direttamente, ma peggio, tuo figlio.
Come ogni genitore del mondo l’unico sentimento che ti attraversa, anzi che ti travolge, è la disperazione e alla disperazione si accompagna quell’umanissimo desiderio di dare senso alla propria disgrazia…in quegli stessi giorni può capitare di conoscere altri genitori, parenti di bambini ricoverati che in quel preciso e identico momento attraversano anche loro il difficile cammino della malattia: a noi è successo, ed è successo anche che quei parenti li conoscessi da molto tempo. Non sto a raccontare i dettagli delle malattie che sono capitate in sorte a mio figlio o al figlio dei miei conoscenti ma adesso arriva il momento in cui entri in contatto con chi, senza sconsigliare i vaccini, accusa velatamente, ma non tanto, essi stessi di di aver fatto ammalare tuo figlio, senza neanche conoscerlo…
I miei cari vennero contattati dai parenti di quest’altro piccolo paziente perché, in buona fede assoluta, volevano metterci al riparo dai medici “malfattori” di quell’ospedale. Raccontarono perché, non fidandosi dei medici che avevano incontrato in pronto soccorso e che, per inciso, avevano in cura anche mio figlio, erano infine giunti ad un luminare che li aveva portati a conoscenza del losco e infame mondo della medicina malata e che traeva beneficio dall’ingannare genitori disperati; i medici ospedalieri avevano garantito loro che il piccolo bambino non fosse vittima di una reazione a vaccini ma i genitori non erano persuasi e non capivano perché non fosse possibile fare una diagnosi certa per loro figlio che solo poche settimane prima aveva ricevuto i vaccini, così rovistando nelle pieghe lasciate aperte dalla medicina ufficiale, arrivarono ad un medico controcorrente, uno che avrebbe detto loro la verità.
Il luminare in questione, dopo visita privata, diagnosticò una “encefalopatia post- vaccino” e una volta “tolti i metalli pesanti dal sangue del bimbo e seguito una dieta disintossicante” guarì incredibilmente il piccolo paziente, lui aveva indiscutibilmente la verità dalla sua e gli altri erano le menzogna…beh…mi direte, ognuno fa ciò che vuole: vero.
Ciò che trovo invece da condannare è ciò che è avvenuto in seguito: questi parenti, comprensibilmente sollevati e messi a conoscenza delle losche congiure dei medici e della casta delle case farmaceutiche, sono plausibilmente convinti di avere in mano la cura e la risposta per tutti i mali che colpiscono i bambini e così sono venuti a cercare me, prima cercando contatti coi miei parenti per metterli a conoscenza dei fatti loro accaduti e poi cercando direttamente me, ancora ricoverata con mio figlio in ospedale in condizioni critiche, cercando di indurmi a pensare che forse anche il mio caso potesse essere riconducibile ad un danno da vaccini. A nulla valevano i pareri medici e le nostre obiezioni, ormai, agli occhi di questi parenti, i medici erano solo marmaglia e noi meritavamo la stessa occasione data al loro bambino…fino a farsi trovare nel parcheggio dell’ ospedale accompagnati da un avvocato che “se ne intende” e che se avessi voluto, mi avrebbe incontrata anche subito…eravamo disperati, ma non stupidi!
Quando poi scoprii che questi luminari per la prima visita -privata- costano quasi 500 euro e che il protocollo da seguire è lungo e fitto di visite, sempre private, pur consolandoti con le più lusinghiere delle parole per le orecchie di genitori impauriti, e che i medici che hai incontrato – in ospedale – hanno fatto il doppio turno il giorno di Natale per non allontanarsi dai loro pazienti in fin di vita non chiedendoti nulla in cambio e che anzi si siedono lì accanto a te tenendoti in silenzio la mano, capisci che non puoi essere vittima oltre che della sfortuna anche del trucco più vecchio del mondo…no, non ci si può far raggirare da chi manda avanti avvocati a tutelare non i tuoi, ma i propri interessi e quelli di studi privati con prezzi da capogiro anche perché, quando la sfortuna si accanisce con la gente con pochi mezzi, far leva sulla disperazione per togliere anche le ultime risorse a chi già non ne ha per me merita solo un aggettivo…e non è gentile; eravamo disperati, non stupidi.
E rifiutammo.
Mio figlio ora sta bene ed il resto non ha importanza.

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Ringrazio questa mamma per la sua testimonianza. Noterete come, nel suo caso, siano stati proprio i parenti di un altro bambino malato a “consigliare” il “luminare” che ha la cura per i danni da vaccino.
Fortunatamente la nostra mamma si è rifiutata ma probabilmente questo è dovuto ad una buona dose di razionalità, forza d’animo e tentativo di ragionamento. Non va sempre così.

Sono però le cose che reputo più importanti e fondamentali in questo campo. Il dolore, la disperazione, spesso la rassegnazione, sono le cose che rendono più debole e facilmente raggirabile una persona. Se si tratta della salute dei figli questo diventa ancora più valido. Non è facile spiegare e fare capire che non esiste nessun “luminare” con la cura di presunti danni da vaccino (che sono quasi sempre inventati!) ma non è facile neanche riportare alla ragione un genitore in preda al panico.

Per questo chiedo uno sforzo a tutti i genitori che stanno subendo o hanno subito una cosa del genere.
Ragionate, pensate e ripensate, fatelo per i vostri figli, non vendeteli agli avvoltoi. La salute e la dignità di vostro figlio non meritano di essere messe nelle mani di un ciarlatano che ingrassa con i vostri soldi. Dovete sapere anche che è possibile segnalare all’ordine dei medici (se medico) ed anche denunciare, chi vi ha rubato soldi e speranze.
Fatelo.
Ragionate.

Alla prossima.

VaxLegend: I vaccini? Inutili, le malattie stavano già scomparendo.

VaxLegend: I vaccini? Inutili, le malattie stavano già scomparendo.

Chissà quante volte avrete sentito ripetere questa leggenda usata dagli antivaccinisti. Le malattie sarebbero scomparse (o già tendevano a scomparire) prima dell’avvento delle vaccinazioni e quindi non sono i vaccini ad aver eliminato o limitato le tante malattie infettive che affliggevano l’umanità.
È una vecchia credenza che circola proprio nei gruppi antivaccino da sempre e, nei secoli, è arrivata fino a noi. Questo valeva nell’ottocento, l’avvento di fogne ed acqua corrente ha cambiato radicalmente la vita (e la salute) delle persone. Ma è assolutamente evidente come fu proprio l’avvento dei vaccini a cambiare definitivamente la salute di tutti noi. Prima di essi le malattie infettive erano diffusissime e così le morti per causa loro. Basta guardare i grafici, proprio così. Gli stessi che vi fanno vedere quelli che sostengono questa bufala.
Solo che bisogna anche saperli leggere (e non guardare quelli manipolati). Due cose che forse chiariscono il dubbio. Le “condizioni igieniche” diverse possono essere quelle tra i giorni nostri e l’ottocento o il periodo prima della seconda guerra mondiale ma non si può parlare di condizioni igieniche differenti confrontando i dati di oggi con quelli degli anni ’70 o ’60, quando erano chiaramente molto simili. Non solo fogne ed acqua corrente ma già nel dopoguerra esistevano medicine, antibiotici, sistemi di sorveglianza e strade pulite, farmaci e nettezza urbana. Inoltre, proprio guardando i grafici della storia delle epidemie, si vedrà che non si è assistito ad una diminuzione di casi “graduale”, ma netta, improvvisa. Se migliorano le condizioni igieniche in maniera tale da cambiare la storia di una malattia infettiva, ovviamente, questo cambiamento sarà graduale (non è che dall’oggi al domani tutta la popolazione sarà fornita di acqua corrente o si costruiscono fogne per tutta la nazione, questi sono progressi che durano decenni), al contrario, proprio perché sono iniziate le campagne di vaccinazione il calo dei casi di malattia è drastico, improvviso. Basterebbe inoltre notare che la diminuzione delle malattie non è stata contemporanea. Alcune sono diminuite negli anni ’50 (come la polio), altre negli anni ’60 (morbillo) e prima ancora, come nel caso della difterite, il crollo dei casi si è avuto attorno agli anni ’30. Condizioni igieniche e fogne non compaiono ogni 20 anni e nemmeno a convenienza di chi vuole manipolare i dati.
Proviamo a vedere qualche esempio pratico.
Il morbillo in Inghilterra e Galles, come in tutta Europa aveva un’incidenza molto alta. Come quasi tutte le malattie infettive si assiste ad un andamento “ciclico”, si infettano molte persone che quindi svilupperanno gli anticorpi. Per qualche tempo, quindi, il virus si presenta con un’incidenza minore (larga parte della popolazione è stata già infettata), con il tempo che passa si formano nuovi gruppi di persone da infettare (i nuovi nati per esempio) e così scoppia un’altra epidemia. Si vede benissimo nel grafico sotto. Ma succede qualcosa. È introdotta la vaccinazione antimorbillo. I casi diminuiscono fino a diventare pochi e, a prescindere da nuovi nati o nuovi gruppi da infettare, le epidemie non avvengono più. Questa è l’immunità di gregge, anche i più piccoli per essere vaccinati o quelli che non possono esserlo per altri motivi, non avranno la malattia perché attorno a loro sono quasi tutti protetti.
Fenomeno simile negli Stati Uniti:
Una nazione che protegge gran parte della popolazione, indirettamente protegge tutti, anche chi non può vaccinarsi. Un esempio “grafico” interessante è quello che successe in Germania. Ricorderete che la Germania era divisa in due parti, una ad est (appartenente al cosiddetto “blocco sovietico”) ed una ad ovest (più “europea”). La poliomielite era una delle piaghe più terribili del mondo. Con l’avvento dei vaccini, la Germania est introdusse la vaccinazione di massa nel 1960, quella ovest nel 1962 e successe questo:
I casi di poliomielite crollarono esattamente con l’introduzione rispettiva del vaccino. Due anni prima in Germania Est perché, due anni prima, fu introdotta la vaccinazione. Sarebbe davvero una strana ed improbabile coincidenza quella che vedrebbe le “condizioni igieniche” cambiare esattamente al momento di introduzione del vaccino, in un momento diverso nei due territori confinanti ed improvvisamente avrebbero fatto praticamente sparire la malattia.
Se questo non convince non so cosa dire. Lo stesso accadde in Italia. Qui posso farvi vedere un trucco usato dagli antivaccinisti per stupire. Faccio un’affermazione: i casi di poliomielite stavano diminuendo già prima dell’introduzione dei vaccini, come mostra questo grafico:
Guardate cosa vi ho fatto credere… I casi di polio in Italia erano effettivamente in diminuzione già prima dell’avvento dei vaccini. Condizioni igieniche? Non si sa ma il dato è evidente. Molto meno evidente se però vediamo tutto il grafico, non solo quello che ho voluto farvi vedere per condizionare le vostre opinioni. Ecco il grafico storico:
In Italia, già nel 1956 si iniziò a vaccinare per la poliomielite (con il vaccino Salk), nel 1966 la vaccinazione divenne obbligatoria. Come vedete, è vero che nell’ultima parte del grafico (quello che trovate in molti siti antivaccino) si vedrà una diminuzione ma è un trucco. Dopo ogni picco c’è una diminuzione (per i motivi che ho spiegato prima, è epidemiologia pura) e già negli anni precedenti l’introduzione dell’obbligo si era assistito ad una diminuzione proprio grazie al nuovo vaccino. Se si guarda prima dell’introduzione dei vaccini si noterà che sempre, anche senza picco epidemico, i casi erano tantissimi, anche nelle fasi di “diminuzione”. Parliamo degli anni ’60 (l’epoca della mia nascita), quando le condizioni igieniche della nostra nazione erano assolutamente paragonabili a quelle di oggi, quando è inventato il primo computer e l’uomo è andato sulla Luna (ops…non mi dite che…)
Un altro trucco usato per manipolare la realtà usa sempre dei grafici. Come questo (dal libro “Dissolving illusions”, dati USA):
Mortalità per morbillo.
Ecco, è evidente, il morbillo stava già scomparendo prima dell’introduzione del vaccino (segnata nel disegno con una freccia). Che quindi sarebbe inutile.
Se non fosse che quel grafico riporta la mortalità da morbillo (decessi ogni 100.000 casi). Il grafico ci dice che, progressivamente, negli anni muoiono meno persone, non che ci sono meno casi ed ovviamente non sono considerati i casi di complicanze (anche gravi, come le encefaliti o la PESS) che non comportano sempre morte ma gravissimi danni. L’introduzione del vaccino ha cambiato anche la mortalità, probabilmente diminuita anche grazie alle condizioni igieniche migliori, alle cure, possiamo vederlo anche in Italia, dove nel 1971 avvennero 435, nel 1981 105, nel 2011 solo 4 (quest’anno siamo a 3). Ha sicuramente inciso l’igiene ma nel 1971 e nel 1981 le condizioni igieniche delle città erano praticamente identiche a quelle di oggi.
Se il morbillo causa una morte su 2000 casi, questo succederà indipendentemente dal vaccino. Il vaccino infatti non è una cura, non “salva dalla morte” ma evita i casi (alcuni dei quali possono morire). Se infatti controlliamo il grafico dell’incidenza del morbillo, scopriremo qualcosa di interessante:
Incidenza del morbillo (USA).
L’incidenza della malattia crolla drasticamente dopo la comparsa del vaccino anti morbillo. È più o meno la stessa cosa che succede oggi. Quando vedete grafici di questo tipo in siti antivaccino controllate, nella quasi totalità dei casi sarà riportata la mortalità (quante persone muoiono per quella malattia) da malattia, non l’incidenza (quanti casi ci sono nella popolazione).

Incidenza di morbillo in Gran Bretagna

Il nostro interesse è quindi quello di vedere se vaccinare riduce i casi di malattia perché questo comporterà, oltre ad una minore incidenza del numero di malati, anche una minore incidenza di complicazioni (ricordiamo che la morte è la complicazione estrema). Un esempio, quello che nel mondo è successo con la pertosse.

Pertosse (intero pianeta): incidenza (colonne azzurre), tasso di vaccinazione (linea rossa)
Nei picchi di morbillo che abbiamo visto in questi mesi (in Italia, ad esempio), molti tra i contagiati erano adulti (o giovani adulti), pochi i bambini. Perché, visto che le condizioni igieniche sono simili per tutti? Perché gli adulti sono meno vaccinati dei bambini, il vaccino antimorbillo è stato introdotto (in Italia), negli anni ’80 per diventare diffuso poco dopo il 1990.
Le cose vi tornano meglio? Un ultimo indizio. L’ultima grande epidemia di morbillo avvenuta in Italia, è avvenuta nel 2002. In quel caso, con migliaia (circa 40.000) casi di malattia, ci furono anche 6 morti. Sei bambini morti. Non so quanti di voi vivessero nel 2002 senza fogne o acqua corrente ma se anche questo non bastasse a convincere che le condizioni igieniche non c’entrano nulla (anzi, c’entrano poco) non so cosa fare.
L’efficacia dei vaccini è stata ovviamente determinata per tutti quelli esistenti ma bisogna riflettere sul fatto che non è ovviamente possibile capirlo prima (non si possono infettare volontariamente le persone per testare il vaccino) ma solo dopo che questi sono usati. Un esempio sul campo è quello dell’epatite B. In nazioni dove la malattia era endemica (Taiwan, ad esempio), la vaccinazione estesa, ha fatto passare i casi dal 9,8%  di bambini HBsAg positivi nel 1984 (inizio della vaccinazione della popolazione) allo 0,7% del 1999.

La leggenda delle malattie che stavano scomparendo già prima delle vaccinazioni è quindi una pericolosa illusione, diffusa da chi vuole sminuire il ruolo di questi importanti farmaci e conta sulla superficialità di giudizio di chi legge.
A metà degli anni ’70 in Giappone si sospese la vaccinazione antipertosse (per allarme sui presunti effetti collaterali, ingiustificato), i casi passarono da 393 e nessun decesso nel 1974 a 13.000 e 41 decessi nel 1979. Tra il 1974 ed il ’79, vi sarebbe stato un peggioramento improvviso dell’igiene o, molto più semplicemente, mancava il vaccino?

Casi simili sono stati frequenti nella nostra storia, come per la difterite in Russia che, in una fase di calo improvviso di vaccinazioni, tra il 1992 ed il 1995 causò 125.000 casi e 4.000 morti (sì, quattromila).

Conclusioni.


Vaccinare è un’opportunità eccezionale. Esistono delle malattie infettive, alcune contagiose, alcune molto gravi e persino letali. Con una puntura, somministrata a milioni di persone nel mondo, da decenni, possiamo proteggerci. Quello che abbiamo fatto, d’altronde, da quando è stata scoperta la possibilità di vaccinarci, usare uno scudo contro malattie infettive, spesso solo fastidiose, a volte molto pesanti, rare volte mortali. L’importante è saperlo e non pensare che i virus o i batteri ci evitino per simpatia. Lo sapevano i nostri genitori, perché non hanno avuto la nostra stessa fortuna: i morti li vedevano con i loro occhi. Ecco cosa succedeva in Australia nel 1960:
La fila per vaccinare i bambini per la poliomielite. Perché la fila? Semplicemente perché è ovvio, logico, istintivo, proteggere chi vogliamo più bene dalle malattie. Un istinto che può essere messo in crisi da chi diffonde paure, ansie e psicosi che non hanno motivo di esistere. Veri terroristi.

Queste persone, fingendo di parlare per interesse dei nostri figli, in realtà parlano per interesse personale. Non si chiede ai genitori di fare chissà cosa ma di fare la cosa più normale che esista: proteggere i figli.

Niente di più.

Alla prossima.

VaxLegend: Troppi vaccini? In confronto la vita è un inferno.

VaxLegend: Troppi vaccini? In confronto la vita è un inferno.

Questo post era nato per essere pubblicato su Facebook.
Nella pagina del blog pubblico spesso notizie veloci e piccoli post. Poi ho notato che l’argomento non è così semplice e, nonostante abbia cercato di abbreviare, l’articolo si è trasformato in un post che per i “tempi” di Facebook è troppo lungo e quindi lo metto qui. Avrei potuto eliminarlo ma credo che si tratti di un argomento che interessa tanti. Ho poi pensato che una “serie” di post riguardanti le leggende sui vaccini possano interessare a tanti. In parte alcune leggende le ho già trattate (e raccolte in un unico post con i rispettivi link per comodità) altre, anche più recenti, no. Mi sembra una buona idea, non trovate?
Così questa serie si chiamerà “VaxLegend”.
Uno degli argomenti più gettonati da chi non conosce i vaccini è il “sovraccarico del sistema immunitario“.
Chi non è preparato nell’argomento crede che i pochissimi antigeni contenuti in un vaccino possano essere “troppi” per un neonato. Questo significa non solo non conoscere l’immunologia ma nemmeno alcuni concetti di base, proviamo a capirli.
Ciò che causa la reazione immunitaria del nostro organismo si chiama “antìgene” (con l’accento sulla i). L’antigene è qualsiasi sostanza che, entrando in contatto con il nostro organismo, suscita una reazione del sistema immunitario.

Un batterio contiene antigeni, così come un virus, un alimento o una bevanda, tutto ciò che entra a contatto con il nostro organismo contiene “antigeni”, un morso di zanzara è un’iniezione di antigeni. Noi non li vediamo ma siamo letteralmente invasi da milioni di antigeni, in qualsiasi nostra azione. Ovviamente questo accade anche quando prendiamo un farmaco o un vaccino, contengono antigeni ma, nel caso dei vaccini gli antigeni li scegliamo con attenzione, proprio perché saranno questi a preparare il corpo alla reazione immunitaria che ci difenderà dalle malattie.
Un esempio veloce: se un vaccino è pensato per proteggerci dal virus dell’influenza, conterrà un pezzo, una proteina del virus così quando sarà iniettato il corpo produrrà gli anticorpi per quel “pezzo” di virus (senza che però la malattia possa causare danni). Se il virus colpirà quell’organismo lo troverà già pronto, pieno di anticorpi che così distruggeranno il virus difendendo l’essere umano dalla malattia. Con questo meccanismo i vaccini ci difendono da tante patologie, dal tetano alla difterite, dal morbillo alla poliomielite ed altre.
Ma il nostro corpo si “stressa” a contatto con gli antigeni dei vaccini? No. Il corpo è preparato per “reagire” agli antigeni, se non lo fosse moriremmo pochi minuti dopo la nascita. Questo perché subito dopo la nascita il neonato è invaso da decine di migliaia di antigeni. Si riempie l’intestino, le vie respiratorie, le orecchie, la congiuntiva, la cute. Il solo contatto con la pelle materna è fonte di batteri e funghi e, quasi tutti, hanno un effetto addirittura positivo, nel nostro corpo abbiamo più di 1000 specie di batteri ed ogni specie è formata da migliaia di tipi diversi di batteri, a questi si aggiungono i funghi (pensate alla candida, frequentissima nei bambini), i virus e tutto il resto che verrà a contatto con il bambino. Il batterio più rappresentato è lo Stafilococco epidermidis ma anche Klebsiella e citrobatteri.
Pensate a ciò che succede quando il bambino sta per nascere, passa dal canale vaginale, un ambiente pieno di batteri, proprio ciò che non si può chiamare “ambiente sterile”, un nascituro con un sistema immunitario debole avrebbe vita difficile già prima di nascere!

Colonie di Stafilococco epidermidis.

Durante la vita fetale, per questo, alcuni anticorpi della mamma attraversano la placenta ed arrivano al feto e lo stesso succede dopo la nascita, attraverso il latte, questo protegge lievemente il neonato dalle infezioni ma, oltre alla breve durata della protezione, già dopo poco tempo il numero di anticorpi inizia a diminuire, diventando insufficienti per proteggere da eventuali malattie. A quel punto è l’organismo del lattante che dovrà pensarci da solo.
Già durante la vita fetale il nascituro svilupperà il suo sistema immunitario, dalla 14ma settimana di gestazione si assiste alla formazione del sistema che lo proteggerà in futuro e già da neonato e poi da lattante, il bambino svilupperà un sistema immunitario simile a quello dell’adulto ma gradualmente. Avrà così modo di continuare la sua lotta con le migliaia di agenti infettivi che incontrerà nella sua strada, anche nella vita di tutti i giorni. Dovrà fronteggiare altri neonati che possono avere dei batteri, adulti che toccano, starnutiscono, baciano.

Un semplice bacio, che trasferisce migliaia di batteri, espone il corpo a centinaia di antigeni. Il corpo produce anticorpi che li rendono “amici” e non pericolosi ma questa “invasione” è continua, migliaia di antigeni, per tutta la vita, questo è sopportato benissimo dal nostro corpo che in più deve fronteggiare anche le malattie: una tonsillite (causata da un batterio, lo Streptococco), espone il bambino ad una cinquantina circa di antigeni. Sono i nostri anticorpi che, quasi sempre, la sconfiggono. I “nemici” poco aggressivi, quindi, non causeranno problemi particolari, quelli più aggressivi potranno causare lievi disturbi (febbre, malessere, stanchezza…), quelli particolarmente cattivi causeranno problemi più gravi (infezioni, febbre altissima, convulsioni, difficoltà respiratorie, fino alla morte).
Per questo sappiamo che esistono alcune malattie infettive meno gravi ed altre più gravi e la differenza la fa proprio il sistema immunitario.
Quando il nostro sistema immunitario non è pronto il corpo si trova impreparato e quindi fronteggia troppo tardi (e male) le eventuali infezioni.

A cosa serve allora il vaccino?

Un vaccino contiene pochissimi antigeni ed oggi, grazie al progresso, ne contiene ancora di meno, sono farmaci prodotti con tecniche sofisticate che purificano il contenuto delle fiale. Per esempio, l’esavalente (una iniezione, protezione da sei malattie) contiene 23 antigeni. Per un paragone, solo il vaccino antipertosse del 1960, ne conteneva più di 3000. Bisogna poi ricordare che i vaccini sono fatti solo nell’infanzia (una o poche volte) gli antigeni continuano ad essere prodotti per tutta la vita e sono dovunque, a milioni perché rispondono a tutto ciò che invade il nostro organismo. Con un interessante calcolo, il pediatra statunitense Paul Offit (in uno studio, al paragrafo: “Do vaccines “overhelm” the immune system?”) ha stimato che un bambino possa sopportare senza reazioni particolari, 10.000 vaccini in un’unica somministrazione, questo per mostrare come, vaccinare sia assolutamente sicuro.
Senza vaccini il sistema immunitario del bambino fronteggia tranquillamente (in condizioni di buona salute) i principali antigeni, arriva a fronteggiare bene anche molti batteri e virus patogeni, risponde con violenza (ecco perché la comparsa di febbre) all’attacco di un agente infettivo ma a volte, questo batterio o virus, può essere molto potente o produrre delle tossine. A questo il corpo del bambino può non saper reagire. Se ben nutrito e sano la reazione ci sarà, spesso valida a volte insufficiente, altre volte il batterio o virus può invadere parti del corpo con poche difese (per esempio le meningi) e quindi creare danni molto importanti. Ecco perché molte malattie infettive possono uccidere o lasciare esiti a vita, ecco perché nelle epoche passate, con scarsa qualità di vita ed assenza di vaccini, la morte dei bambini per malattia infettiva era una piaga estesa e quasi accettata. Le famiglie decimate dalle malattie erano praticamente la norma. Ma oggi abbiamo il vaccino e questa è un’ottima opportunità per proteggerci.

Il sistema immunitario dei bambini regge benissimo i vaccini, è fatto per reagire, è il suo scopo, basti pensare che se si fanno 11 vaccini il corpo userebbe lo 0,1% del suo sistema immunitario ma se incontra un virus o un batterio patogeno (che causa malattia) non basterà ed è in questi casi che il sistema immunitario ha bisogno di essere pronto, vaccinare il bambino serve a questo: prepararlo. Questo è ovviamente un modo per “rinforzare” l’immunità del bambino. Ciò è dimostrato anche dal fatto che i bambini vaccinati non hanno più malattie dei non vaccinati, anzi sembra proprio sia il contrario, i vaccinati stanno meglio. Alcuni studiosi hanno analizzato due gruppi di bambini. Uno vaccinato durante il terzo mese, uno dopo il terzo mese. Non solo i due gruppi avevano l’esatto numero di malattie dopo le vaccinazioni (quindi vaccinarsi un po’ prima non “indebolisce” il bambino) ma il gruppo vaccinato dopo presentava un lieve aumento delle malattie infettive tipiche dell’infanzia. Uno studio danese del 2005 mostrava come vaccinazioni multiple non aumentassero il numero di ricoveri per infezioni rispetto alla norma. Queste conclusioni sono comuni a moltissimi studi sul tema.

In parole povere il neonato è già pronto per vivere ma non è pronto per le malattie. Per questo è pronto a sopportare aggressioni numerose e violente ma non una che sia grave, come nel caso delle malattie. Probabilmente saprete che i nostri avi vedevano moltissimi bambini morire (le famiglie con 5-8 figli morti di malattia infettiva erano la norma) e questo succedeva proprio per il fenomeno che ho spiegato: il bambino era pronto alla vita ma non alle malattie.

Per questo è importante vaccinare i bambini piccoli, una pertosse in un adulto è molto antipatica ma raramente pericolosa, in un neonato è drammatica e molto rischiosa. E per questo vaccinare non espone a particolari rischi ma protegge da pericoli importanti.

Ma è vero che l’immunità da malattia è più lunga e duratura di quella procurata dal vaccino?
Quasi sempre sì, i vaccini (alcuni) possono dare un’immunità non prolungata o che ha bisogno di richiami (un modo per “risvegliare” l’immunità) ma li preferiamo alla malattia per un motivo ovvio: la malattia è sofferenza, dolore, rischio ed ha una possibilità di complicanze enormemente più grande di quelle (rarissime) dei vaccini.
Preferire il morbillo “naturale” al vaccino antimorbillo significa esporre il bambino ad una malattia che può causare dalla congiuntivite all’encefalite, fino alla morte o, se va bene, giorni di sofferenza. Questo per evitare un vaccino che ha pochissimi effetti collaterali. I nostri avi preferivano che i bambini si contagiassero tra di loro per avere la malattia semplicemente perché non c’erano vaccini e quindi preferivano un bambino (non un neonato, in genere bambini in età scolastica) malato da piccolo che un adulto che non poteva lavorare o, per alcune malattie, poteva avere problemi di infertilità.
C’è un’altra notizia curiosa.
Ovviamente, come per i vaccini, anche le malattie contribuiscono a formare gli anticorpi (per questo se si contrae una malattia, ad esempio il morbillo, poi si è protetti per tutta la vita, si è immuni, perché si sono prodotti gli anticorpi), il problema è che alcune malattie, per le loro caratteristiche e per la “potenza” del virus (o batterio) che le causa, possono distruggere letteralmente il sistema immunitario. È quello che succede, ad esempio, con il morbillo che, distruggendo molti anticorpi, quasi “cancella” la loro funzione protettiva lasciando l’organismo indebolito per anni dopo la scomparsa della malattia.
Vaccinarsi quindi, non solo protegge dalla malattia ma rinforza il sistema immunitario. Alcuni test in vitro (in provetta) sembravano mostrare una diminuzione di breve durata della risposta del sistema immunitario dopo vaccinazione ma questi risultati, oltre a non essere stati confermati pienamente, sono poi smentiti, come abbiamo visto, dalla clinica.
La leggenda dei vaccini che sovraccaricano il sistema immunitario è quindi una vera e propria bugia, è proprio il contrario, un corpo con pochi anticorpi è debole e suscettibile di infezioni e malattie, un organismo con molti anticorpi è invece robusto e pronto a fronteggiare anche le malattie più rare. Sostenere che i vaccini sovraccarichino il sistema immunitario (o siano “troppi”) è, dal punto di vista scientifico, una sciocchezza.
Batteri e funghi contenuti in una banconota da 5 pounds
Alla prossima.
Bibliografia:
1) Paul A. Offit, Jessica Quarles, et al. Addressing Parents’ Concerns: Do Multiple Vaccines Overwhelm or Weaken the Infant’s Immune System? Pediatrics Jan 2002, VOLUME 109/ISSUE 1

2) Fadel S1, Sarzotti M. Cellular immune responses in neonates. Int Rev Immunol. 2000;19(2-3):173-93.

Bad Medicine: come inventarsi tutto pur di andare contro i vaccini.

Bad Medicine: come inventarsi tutto pur di andare contro i vaccini.

Trovo sempre triste quando un medico, che dovrebbe essere il ritratto della preparazione, aggiornamento, della precisione ed umanità, si abbassa a bugie e diffusione di notizie false.
La comparsa di medici che escono completamente fuori da ogni ragionamento scientifico è (secondo me) il risultato di anni di lassismo, di “vivi e lascia vivere” da parte di istituzioni, ordini dei medici ed università. Il falso diritto di libertà in campo scientifico ha consentito il proliferare indisturbato di ogni tipo di pratica pseudoscientifica, di veri e propri fenomeni paranormali (vedi omeopatia), quando non di ciarlatani.
Ora gli ordini dei medici sembrano riprendersi quella dignità persa negli anni ma ancora oggi c’è molto lavoro da fare.
Le bugie in medicina fanno male. La bugia va oltre l’errore che è, per definizione, involontario, casuale. In medicina l’errore può essere tragico, può creare danni irreparabili ma, almeno, non è stato pianificato, progettato. Nel mio ultimo libro ho espresso un pensiero che ribadisco.
La medicina è una pratica molto delicata (ed ognuno può capire perché) che ha molti anelli che compongono una catena. Gli scienziati che cercano le cure, le aziende che le producono, i medici che le prescrivono, i farmacisti che le vendono ed infine il paziente, colui che le usa. Ovviamente il paziente, oltre ad essere l’anello più fragile di questa catena, è quello che può subire maggiormente un errore o una bugia, non solo perché è l’ultimo utilizzatore ma anche perché si presuppone mancanza di errori, bugie e disonestà in tutti gli anelli, più sono questi anelli maggiore la possibilità di problemi.
Negli anni sono state pensate ed applicate tante regole per limitare gli errori (eliminarli del tutto è impossibile), per identificarli, per limitare le disonestà ma, umanamente, è quasi impossibile pretendere un sistema sanitario completamente pulito.
Questo è un peccato ma forse dobbiamo fare i conti con il mondo reale, senza troppe utopie.
È lecito però pretendere che chi fa il mestiere di medico faccia di tutto per lavorare con onestà e competenza.
Per questo, se è ammissibile l’errore è gravissima la bugia.

Quando leggo le affermazioni completamente infondate di un collega non posso fare a meno di pensare ad una sconfitta. Professionale, umana, scientifica. Un medico che diffonde voci false è una sconfitta per tutti.
Ovviamente non possiamo sapere se le falsità siano consapevoli o meno, potrebbero essere frutto di cattiva informazione anche da parte del medico, di poco aggiornamento, di stanchezza, di confusione mentale, non si sa, anche se, alcune di queste affermazioni sono evidentemente delle falsità palesi e, probabilmente, consapevoli.

In questi mesi, durante il dibattito sui vaccini in molti mi hanno scritto per smentire una o l’altra affermazione trovata su internet, a volte le segnalazioni sono state davvero tante e smentirle tutte è impossibile.
Non posso farlo, starei tutto il giorno a scrivere ed io faccio un altro lavoro. Però se qualcosa mi colpisce particolarmente o diventa un caso nazionale il tempo lo perdo volentieri.

Un giorno mi è saltata agli occhi una “lettera”, segnalatami diverse volte da tante persone, mamme preoccupate, amici allibiti, colleghi scandalizzati. Era una dottoressa, italiana che lavora in una clinica privata svizzera, a scriverla: Gabriella Lesmo. La sua era una risposta ad un articolo uscito sul Corriere della Sera che parlava di vaccini, a firma Paolo Mieli. La dottoressa esordisce con una frase che si rivelerà ironica: ” l’articolo dimostra quanto profonda sia la disinformazione“.

Di “lettere” e “comunicati” sui vaccini ne ho letti tanti, spesso pieni di errori (consapevoli o meno non importa), furbizie usate per spaventare e trucchi per suscitare paura, sono abbastanza abituato. Ma leggere una lettera dove è impossibile trovare una riga di verità è davvero imbarazzante.
Prima pensavo ad una delle tante lettere “antivaccini“, sciocche e senza spunti e poi, leggendo, sono restato sempre più colpito dalla normalità e naturalezza con la quale la collega snocciolava una serie di falsità e bugie sulla medicina e sul tema vaccini, mi ha colpito la scioltezza con la quale un dato sbagliato era seguito da un dato falso, bugie su bugie che costruivano un castello fatto per disseminare paura, dubbio, incertezza, una delle tecniche più note della propaganda: spargi falsità, nel tempo che servirà per smentirle avranno già fatto il giro del mondo.

Una naturalezza che, a chi non è del mestiere, potrebbe essere scambiata per conoscenza. Questo è il vero pericolo. Tanto che i commenti all’articolo che riporta la lettera sono (giustamente, la Lesmo è un medico) entusiasti: “complimenti”, “bravissima!”, “continui così”, come se la dottoressa avesse rivelato grandi verità e coraggiosi complotti. Il problema è che la lettera descrive fatti falsi, inventati, errori madornali.

Non scherzo: trovare una notizia vera in tutta la lettera è stata un’impresa, non c’è. Ed invito i colleghi medici a smentirmi perché davvero sono rimasto senza parole.

Perché la collega ha fatto una cosa del genere?
Non lo so. Forse una vendetta nei confronti di chi lei ritiene colpevole dei suoi problemi (la dottoressa dice di avere un figlio danneggiato dai vaccini) oppure realmente una mancanza di conoscenza dei fatti, forse è lei stessa vittima della propaganda antivaccini, non si sa.

Un insieme di bufale come quelle contenute in questa “lettera”, comunque, non è solo deprimente per la professione ma è pericoloso per il pubblico.
Così ho pensato che forse, a qualcuno, sarebbe interessato capire il metodo antivaccinista, la tattica del demolire ogni conoscenza fin qui raggiunta in un attimo, con il venticello della calunnia, distruggere ricerche, sacrifici e risorse con una parola, una frase sussurrata. Ogni parola, ogni fatto raccontato suscitano sospetto e timore, con un solo filo conduttore: è tutto falso.
Per smentire queste calunnie sono due le cose: o conosci l’argomento benissimo o dovresti andare a cercare riscontri per ognuno dei fatti elencati, uno per uno, un lavoro difficile, lungo, tecnico. Io ho un vantaggio: i fatti li conosco benissimo.

Ecco la lettera della dottoressa Lesmo.
Essendo molto lunga non la copierò (chi vuole può leggerla al link indicato) ma riporterò la frase che andrò poi a spiegare. Dovrò per forza di cose essere breve, la lettera è troppo lunga e dovrò scegliere gli errori più evidenti o scriverei un trattato. Procediamo?
1)Il tetano non è una malattia infettiva
Falso.
Il tetano è ovviamente una malattia infettiva e pure molto grave. Una malattia infettiva è qualsiasi patologia causata da un germe (virus, batteri, funghi, in questo caso il batterio Clostridium tetani) che causa infezione all’organismo, cosa che avviene nel tetano.
2) nemmeno [possono verificarsi] epidemie di epatite B, che si trasmette per via parenterale e venerea
Falso.
Oltre al fatto che le due vie di trasmissione possono ovviamente già essere causa di epidemie (se c’è una fonte di contagio e molti ne venissero a contatto si potrebbe scatenare un’epidemia) ed infatti le epidemie avvengono eccome, la dottoressa non dice che la malattia si può contagiare anche per via “parenterale inapparente“, quella più subdola e pericolosa. Questo può succedere quando, la persona con la malattia, infetta un’altra indirettamente tramite l’uso di oggetti (per esempio forbicine, spazzolino, limette) o direttamente (graffi, piccole lesioni della cute o mucose), evento nemmeno così improbabile nei bambini piccoli e spesso sono proprio i contagi “silenti” (non avvertiti) i più pericolosi.

3)la malattia invasiva da Haemophilus B […] è più rappresentata negli over 65 che in età pediatrica.”
Falso.
Sono più a rischio sia le persone anziane che i bambini di età inferiore ai 5 anni. Probabilmente per maggiore suscettibilità del sistema immunitario.
4)Per ciò che riguarda l’efficacia della pratica vaccinale, non è possibile comprovare l’avvenuta immunizzazione dei vaccinati“.
Falso.
Affermazione strumentale, sarebbe come chiedere che venga dimostrata la sicurezza dei paracadute. Esistono i “titoli anticorpali” che dimostrano come sia avvenuta la stimolazione del sistema immunitario. Ovviamente non possiamo infettare apposta un vaccinato per provare sia protetto ma, a rigor di logica, dal punto di vista immunologico e con buona probabilità lo è e questo è confermato dall’evidenza. In presenza di epidemie, infatti, come è successo anche in Italia in questi mesi, la stragrande maggioranza dei contagiati sono i non vaccinati, questo mostra come la vaccinazione dia immunizzazione. Inoltre, nei rari casi in cui questo non avvenisse, è proprio l’immunità di gruppo (gli individui che circondano gli altri sono protetti) ad evitare eventuali infezioni, abbassare il numero dei vaccinati ha anche questo effetto negativo, evita che sia protetto chi non ha ottenuto l’immunizzazione.
5)Oltre a queste [vaccinazioni obbligatorie] vengono promosse e fornite dal SSN: […] e anti-epatite A
Falso.
La vaccinazione per l’epatite A non è prevista dal calendario vaccinale.
6)Secondo le specifiche linee guida del Ministero della Salute, un lattante deve essere vaccinato anche se nato prematuro, di basso peso, epilettico, cerebropatico, HIV positivo, convalescente, “moderatamente” febbrile e persino se ha già avuto una reazione avversa grave ad una vaccinazione.
Falso.
Si tratta di un elenco strumentale di controindicazioni. Un cardiopatico deve essere vaccinato perché per lui la “banale” influenza potrebbe essere letale, perché si stupisce la dottoressa? È pediatria di base.
Al contrario, in caso di reazione allergica, la vaccinazione è controindicata. La prima riga (pag. 9) della guida dell’ISS alle vaccinazioni, indica come prima controindicazione proprio la reazione allergica al vaccino. Non c’è invece nessuna controindicazione alla vaccinazione di individui HIV positivi. Un neonato prematuro è invece caldamente invitato ad essere vaccinato proprio perché (ed una pediatra questo lo dovrebbe sapere) il suo stato lo rende particolarmente suscettibile alle infezioni e su di lui, inoltre, qualsiasi malattia, anche banale, potrebbe avere un esito devastante.
7)è ormai disponibile a livello mondiale una notevole quantità di dati epidemiologici e di studi clinici ed autoptici che indicano che la malattia autistica si realizza nell’organismo infantile nella delicata fase di sviluppo, come effetto di una encefalopatia innescata dalle vaccinazioni
Falso.
Non solo non esistono studi che mostrino un collegamento attendibile tra vaccinazioni (qualsiasi) ed autismo ma quelli disponibili, una grande quantità, escludono questo nesso. Sostenere che ci sia un collegamento dimostrato (o anche solo sospetto) tra vaccinazioni ed autismo è una bugia gravissima. Una menzogna consapevole (o in alternativa una lacuna culturale enorme).
C’è da aggiungere che questa ipotesi nacque grazie ad un falso studio il cui autore (Andrew Wakefield) fu radiato dall’ordine dei medici del suo paese. Una leggenda nata da una frode, propagata fraudolentemente.
8) “[la malattia autistica si realizza con] una encefalopatia innescata dalle vaccinazioni che danneggiano il tessuto nervoso con meccanismo immuno-allergo-tossico
Falso.
Oltre a non esserci un nesso tra vaccinazioni ed autismo, il meccanismo “immuno-allergo-tossico” è letteralmente inventato, non è un’entità medica, è invece un cavallo di battaglia dei ciarlatani in quanto non vi sono riscontri della sua esistenza. L’autismo non è un’encefalopatia ed ha basi genetiche.

9)In tempi recenti i lavori londinesi di Wakefield sono stati riabilitati ed il suo allora primario londinese ha avuto la meglio contro chi lo volle cacciare“.

Falso.
Furba la dottoressa, sta confondendo le acque. Non solo nessuno studio o scienziato ha mai “riabilitato” Wakefield che è (e resta) un esempio mondiale di frode scientifica ed il suo studio resta ritirato perché falso ma il suo primario è stato assolto da ogni accusa perché ha dimostrato di non essere a conoscenza (come invece sembrava in un primo momento) della truffa del suo collega. Il primario di Wakefield, ovviamente, non è Wakefield che resta autore della truffa, perché la Lesmo li “associa”?. Questa assoluzione dimostra casomai quanto grave fu la colpa dell’ex medico scozzese, che nascose la sua truffa persino ai suoi collaboratori (che infatti si “ritirarono” tutti dallo studio). Perché la Lesmo fa finta di non capirlo?
10)ricordo anche che alcuni studi danesi, citati per anni a dimostrazione della inesistente correlazione tra vaccinazioni e insorgenza di autismo si sono rivelati FALSI. Il principale autore degli studi danesi fu il Dr. Paul Thorsen, attualmente latitante, che figura nella lista dei maggiori ricercati dalla FBI, contro cui è stato spiccato mandato di cattura“”.
Falso.
Non c’è nessuno studio danese rivelatosi “falso”, questa è pura fantasia della dott.ssa Lesmo. È vero che Thorsen, scienziato del CDC, è ricercato ma questo non ha nulla a che vedere con gli studi sul nesso vaccino-autismo che non è stato mai smentito. Paul Thorsen è ricercato perché accusato di aver usato fondi di ricerca per fini privati (ha rubato soldi) e non è nemmeno “il principale autore” degli studi, che è invece Madsen. La frase della dott.ssa Lesmo è strumentale e serve a manipolare la realtà. Ancora una bugia consapevole.
11)Lo “scandalo nello scandalo” è emerso altresì dalle dichiarazioni del Deputato americano Bill Posey
Falso.
Le dichiarazioni di Posey (senatore complottista statunitense) si riferiscono alla vicenda del “CDC wistleblower“, ormai nota e chiaramente una bufala montata ad arte dai movimenti antivaccino statunitensi e dallo stesso Andrew Wakefield che tenta di riabilitare la sua figura. Una storia tanto seria ed importante che lo stesso Wakefield l’ha trasformata addirittura in un film con tanto di marketing, tour mondiale, magliette e cappellini. Ne ho parlato qua. Non è uno scandalo, è business.
12)un Ministro della sanità, De Lorenzo, fu condannato per tangenti ricevute in cambio di aver reso obbligatorio il vaccino anti-epatite B
Falso.
L’ex ministro De Lorenzo fu condannato per aver chiesto ad aziende farmaceutiche, di versare soldi nelle casse del proprio partito, in cambio di una revisione dei prezzi di alcuni farmaci. Uno scandalo epocale nel quale però l’obbligatorietà del vaccino non c’entra niente ed è una bugia ripetuta tante di quelle volte che ormai per molti è (falsa) verità. Ma pur ammettendo la corruzione di De Lorenzo, cosa c’entra questo con l’utilità o l’efficacia di un vaccino?
Ho omesso di smentire altre (tante) piccole bugie e trucchi retorici usati dalla dottoressa per mostrare uno scenario apocalittico che non esiste ma piccole o grandi le bugie restano bugie ed in questo scritto la dottoressa ne fa un elenco preoccupante.

La collega, invece di inventare storie e manipolare i fatti dovrebbe puntare all’interesse dal malato e della persona sana che cerca informazioni scientifiche, quello che ha fatto è non solo scorretto ma anche deludente per una persona che ha giurato di agire in scienza e coscienza ma racconta cose false e questo è gravissimo per un medico e mi sconvolge profondamente. Il pessimo servizio che la collega fa con queste informazioni alla collettività è letteralmente vergognoso.

E le persone che hanno pensato alle grandi verità rivelate dalla dottoressa, come si sentono ad essere state prese in giro? Cosa si prova ad essere trattati da idioti ed avere pure ringraziato?
Non deve essere una bella sensazione.

La cosa più interessante è comunque che la dottoressa Lesmo, oltre ad aver inanellato una serie infinita di “inesattezze” (so essere cavaliere, cosa credete?), è una che propone la chelazione (sostanze che legano e fanno eliminare i metalli dall’organismo) come cura per l’autismo, una cura senza alcuna base scientifica (usata oltretutto da ciarlatani di mezzo mondo) ma anche totalmente inutile e che fa correre alcuni rischi, tutto questo nella sua attività in clinica privata.
La Lesmo, inoltre, è un’omeopata, ovvero cura le malattie con pillole di zucchero magico.

Formidabile quindi come la critica ad uno dei più importanti mezzi di sanità pubblica arrivi da chi applica metodi fantasiosi, non scientifici e completamente campati in aria.

Per concludere, mi auguro che la collega, ripassando qualche testo di medicina e rileggendo i libri di pediatria, farmacologia e fisiologia, capisca meglio alcuni passaggi che le sono sfuggiti probabilmente per stanchezza e confusione e così avrà altre occasioni per fare un servizio alle persone che la leggono invece di inventare (chissà per quale scopo) ciò che scrive creando sospetto e confusione che non servono a lei né a nessuno. Tutti sono in tempo (volendolo) per rimediare agli errori, se di errori si tratta.

Perché tutto si può ammettere ma non la consapevole falsificazione dei fatti.

Alla prossima.

Nota: Ringrazio Cristina Sorlini che ha ispirato questo post (aveva risposto sulla sua pagina alle affermazioni iniziali della Lesmo) ed ha dato alcuni utili spunti.
La verità sui vaccini? Prego, sceglietela.

La verità sui vaccini? Prego, sceglietela.

Non è la prima volta che politici in cerca di visibilità ma anche di mostrare la loro assoluta mancanza di minimo buon senso organizzano convegni o eventi anti scientifici o contro la salute dei cittadini. Era successo con Scilipoti che aveva organizzato un convegno che parlava delle teorie dell’ex medico psicopatico Hamer. Poi Bartolomeo Pepe che voleva proiettare il film-bufala antivaccini “Vaxxed” ed ora è il turno di Adriano Zaccagnini. Deputato della camera.

Adriano Zaccagnini ha già manifestato diverse volte la sua appartenenza a movimenti antivaccino, iscritto all’associazione antivaccini Comilva, ha partecipato ad incontri come quello tenuto a Rimini pochi giorni fa.

Dalla sua pagina Facebook si lancia a spada tratta contro le vaccinazioni, parlando di mancanza di farmacovigilanza, di poca sicurezza dei vaccini e di effetti collaterali importanti. Non si capisce bene da dove derivino queste sue conoscenze ma probabilmente sono un classico effetto da “echo chamber“. Frequentando ambienti antivaccino le uniche notizie che riesce a reperire sono le classiche bufale di questi movimenti, sempre le stesse, quelle che descrivono uno scenario devastante fatto di danni diffusissimi, pericoli nascosti e complotti da tutte le parti.
Il problema è che Zaccagnini è un deputato, dovrebbe rappresentare da un lato le istituzioni nei confronti dei cittadini (e quindi lavorare per la loro sicurezza e salute) dall’altra dovrebbe avere un comportamento equilibrato e corretto, cosa che non sembra avere.

L’ultimo evento da lui organizzato, una conferenza stampa, si intitola “Vaccini: l’altra verità“. Non capisco quale verità voglia scoprire Zaccagnini, in ogni caso non credo che ne troverà altre rispetto alle panzane che gli hanno raccontato gli antivaccinisti professionisti, questo perché se li è portati in blocco pure alla Camera.
La conferenza stampa che ha organizzato infatti, vede la presenza di noti rappresentanti dell’antivaccinismo italiano, persone che hanno fatto dei “danni da vaccino” (inventati) una professione, il loro business. L’unico che “mi manca” (e che non mi risulta legato ad ambienti antivaccino, almeno ufficialmente) è Fabrizio Strata. Il resto è musica già sentita.
Vediamo per esempio che c’è la dottoressa Gabriella Lesmo, omeopata, che cura l’autismo (ovviamente causato dai vaccini) con la chelazione, terapia alternativa senza alcun effetto sull’autismo. Oppure un’altra omeopata, la dott.ssa Patrizia Franco, che recentemente si è esposta sostenendo che i vaccini non sono sicuri (chissà che dati personali avrà, visto che questo non emerge dalle nostre conoscenze scientifiche). Poi il dott. Rossi, che vende test per diagnosticare intossicazione da metalli pesanti (senza alcuna validità diagnostica specifica), che potrebbero provenire, ovviamente, dai vaccini e l’avvocato Mastalia, legale che si occupa di indennizzi da danni…da vaccino, colui che disse di essere uno dei più noti esperti di autismo in Italia (è avvocato eh?). Tutte persone che, ovviamente, le loro “verità” le diffondono non su riviste scientifiche o mediche ma su Facebook e You Tube, le nuove fonti del sapere.

Un gruppo eterogeneo dunque e che sicuramente saprà dare all’onorevole Zaccagnini ed alla popolazione interessata, informazioni oneste, corrette, giuste e soprattutto senza alcun interesse personale.

L’onorevole Zaccagnini quindi, da rappresentante degli italiani e delle istituzioni, saprà trovare con questo gruppo di esperti di vaccini (?) l‘altra verità. Quella che vuole lui, ovviamente.
La camera sembra aver chiarito che non si può intervenire sui singoli eventi essendo la sala stampa a disposizione dei deputati che ne fanno richiesta. Si tratta quindi fondamentalmente di una iniziativa personale (e la Camera non ha autorizzato l’uso dei suoi simboli).
Ai genitori, non quelli che si aspettano “l’altra verità” (che non c’è) ma a quelli che desiderano semplicemente informazione corretta, dico solo di riflettere su come, persino personaggi politici, strumentalizzino l’argomento.
Non è bello. E di tutto questo se ne parla con un finale già previsto, lo scontro politico. Perché ho l’impressione che di vaccini o bambini o malattie, non interessi niente a nessuno, neanche a Zaccagnini, che in fondo fa il suo mestiere ma lo fa infarcito di false informazioni e cattiva propaganda, se ne accorgerà? Non credo, basta leggere la sua frase: “Non si puo’ non notare come il mio sia un approccio alla materia ‘intermedio’, ne’ antivaccinista ne’ in favore della coercizione alle vaccinazioni.” che si scontra con chi lo circonderà alla conferenza stampa.
In tutto questo perciò c’è poco da stare allegri si deve comunque sottolineare qualcosa che ritengo molto grave.
Non posso mancare di rimarcare che mentre gli antivaccinisti sono attivi (è in fondo il loro scopo, la propaganda richiede attivismo), organizzano continuamente eventi, occupano le stanze del potere e girano per diffondere le loro panzane, lo stato, le istituzioni, chi ha il dovere di fare qualcosa, sta a guardare. A partire dagli ordini dei medici per finire con gli enti sanitari, il ministero, la giustizia. Silenzio assoluto. Nessuna iniziativa, campagna, presa di posizione. Nessuna sanzione a chi ufficialmente e senza ritegno diffonde bugie ed allarmi infondati.
Tutto è lasciato nelle mani (e nella penna) di chi, solo per buona volontà e per passione (e gratis) si impegna nell’informazione scientifica, passione che potrebbe non durare in eterno. Di fronte al film antivaccini (poi annullato) ed a questi incontri, quanti eventi veramente formativi ed informativi avete visto alla Camera? Quante volte avete visto incontri organizzati dal ministero dalla salute o da singoli deputati per informare correttamente sui vaccini?
Tutto questo è scoraggiante e tutto questo, se qualcuno non fa qualcosa, potrebbe avere conseguenze gravi.

Alla prossima.
Censura o responsabilità?

Censura o responsabilità?

In queste settimane gli ordini dei medici stanno (finalmente) mettendo una stretta sui medici che diffondono paure, terrorismo, false informazioni, false terapie.
È una cosa importante, doverosa, richiesta dai cittadini e dai medici onesti.
Non è normale e può essere pericoloso per i pazienti avere medici che secondo logica consigliano una terapia perché è stata provata come efficace ed altri che la sconsigliano perché “secondo loro” sarebbe velenosa e pericolosa. Non è possibile, per un medico onesto, essere sullo stesso piano di chi, per scelta o per ignoranza, ignora le basi della medicina proponendo cure o rimedi assolutamente senza base scientifica.
Alcuni di loro saranno convocati, altri subiranno un procedimento disciplinare e tutti rischiano sanzioni fino alla radiazione. Ovviamente questo ha provocato delle conseguenze. Alcuni di questi medici, vigliaccamente, davanti alla possibilità di sanzioni, hanno rinnegato ciò che avevano detto fino al giorno prima (questo dimostra come tengano di più alla loro pellaccia che a quella dei pazienti), altri hanno sfidato gli ordini dei medici, altri ancora hanno fatto finta di niente sperando che, passata la piena, tutto torni normale e gli affari possano proseguire. 
Tra le proteste di qualcuno, l’obiezione più sentita è quella che le sanzioni o i semplici richiami siano attentati alla libertà di opinione e di parola. In pratica, se io medico sostengo che i vaccini siano pericolosi, il fatto di sanzionarmi sarebbe un modo per mettermi a tacere e censurare il mio pensiero. Se un altro medico sostiene che la chemioterapia è più dannosa che benefica, richiamarlo per sentirne le ragioni sarebbe un’intimidazione inaccettabile.
È un falso problema.
La solita scusa per fregare le persone che si rivolgono a loro.
Fare le vittime, dipingersi come perseguitati e boicottati è un classico comportamento da ciarlatano. La medicina ha tanti limiti e difetti ma se c’è un punto di forza è che tutto ciò che dici e che pensi, qualsiasi eventuale scoperta o ipotesi, può essere resa pubblica, letteralmente: pubblicata.
A questo servono gli studi, le statistiche, i dati, le ricerche, i test. Puoi rendere pubbliche (pubblicare nelle riviste adatte) le tue ipotesi, i tuoi colleghi possono sottoscriverle, controllarle, smentirle o confermarle. FINE.
Al contrario, se fai un lavoro, non puoi andare contro le stesse fondamenta della tua formazione perché è su quella che si basa la tua credibilità. Le persone si affidano ad un medico perché è quello che ha studiato medicina, ad un ragioniere perché è quello che ha studiato ragioneria.
Un ingegnere non può “ipotizzare” che i piloni di un ponte si possano costruire di sabbia bagnata perché così ha pensato una notte e sarebbe considerato folle se, senza confermarlo, renderlo pubblico o controllarlo, iniziasse a costruire ponti con i piloni di sabbia: metterebbe in pericolo gli altri, chi si è affidato a lui per la costruzione e chi non si è affidato ma usa il ponte.
Un infermiere, in pieno possesso delle sue facoltà mentali, non può cambiare la terapia prescritta dal medico per un diabete ed iniettare, al posto dell’insulina, del glucosio perché “in base ai suoi dati è giusto così“. Prima di farlo dovrebbe controllare la sua idea, confermarla, provarla, altrimenti sarebbe un folle, probabilmente assassino. Sia l’ingegnere dei ponti di sabbia che l’infermiere folle, potrebbero gridare alla censura, potrebbero sostenere che c’è chi li boicotta e li perseguita per le loro idee ma lo farebbero solo per difendere strenuamente le loro teorie mai dimostrate. Se hanno ragione possono dimostrarlo, se non lo fanno, evidentemente, non ne hanno capacità. Nessuno viaggerebbe in un’aereo guidato da un pilota alternativo che sostiene di poter mettere acqua nei motori per risparmiare carburante e se qualcuno lo sostenesse, prima di decollare, sarebbe sottoposto a controllo psichiatrico, ovvio, logico, nessuno avrebbe da ridire.

Ovviamente se parliamo di persone serie, perché queste conoscono termini come “responsabilità“. Io sono pienamente responsabile di quello che dico, scrivo e dichiaro, me ne assumo le conseguenze e non capisco perché non dovrebbero assumersele i vari medici antivaccinisti o gli omeopati che curano l’autismo con le palline di zucchero.
Sono miei colleghi, identici a me: se io danneggio un paziente durante il mio lavoro ne pago le conseguenze, ne ho responsabilità e se indagassero su di me sarebbe censura o normale e giusto controllo delle responsabilità?

Se altri danneggiano qualcuno o diffondono teorie non dimostrate che allarmano i pazienti o impediscono il diritto all’informazione corretta e onesta, perché non dovrebbero assumersene la responsabilità?
Dove sarebbe la censura?
Un’ipotesi che va contro le conoscenze attuali di una disciplina o una scienza può essere divulgata in tanti modi ma di certo divulgarla mediante mezzi non adeguati la rende ridicola, la banalizza e nessuno può pretendere possa diventare verità. Al contrario, divulgare una propria ipotesi con mezzi adeguati (pubblicazioni, convegni, riviste mediche) la mette sul piano più corretto.
Certamente la “pubblicazione” di qualsiasi ipotesi, più o meno plausibile, espone chi la fa al controllo dei colleghi ma è proprio questo il meccanismo, il “filtro” che ci protegge da falsa medicina e ciarlataneria. Definirsi “ricercatore” perché si “pubblicano” le proprie ipotesi nelle pagine del proprio sito è come definirsi “economista” dopo una partita a Monopoli, significa millantare.
C’è un altro punto da non sottovalutare.

Chiunque vada in giro a fare affermazioni che vanno contro le attuali conoscenze mediche, si dipinge e si presenta come “ricercatore di verità”, come paladino del popolo, quasi come un rivoluzionario senza paura che parla e va contro l’autorità.
Benissimo, se così fosse, questi rivoluzionari, si fermerebbero davanti a “minacce di censura”?
Se hai in mano una verità scottante, se sai qualcosa che gioverebbe a milioni di persone o, al contrario, sei a conoscenza di qualcosa che ne danneggerebbe altrettante, di cosa hai paura? Parla, spiega e dimostra.
Salverai anche una sola persona, non c’è censura che tenga, giusto? Invece no.
Per una serie di coincidenze sfortunate, questi “paladini dell’informazione”, non solo non hanno dati talmente seri da poter pubblicare in una rivista scientifica, non solo non sanno andare oltre al video su You Tube o la pagina Facebook, non solo non sanno dimostrare la verità della loro tesi ma non hanno nemmeno il coraggio di farlo.

Che sfortuna, vero?

Se ti limiti allora a “rendere pubbliche” le tue ipotesi su video di You Tube o siti internet, non ti stai comportando da scienziato ma da ciarlatano, stai tentando di fregare la gente. Io non mi definisco “ricercatore” perché da dieci anni faccio ricerche sulla falsa medicina, non dico che le università mi boicottano perché non mi assumono nel loro corpo docente. Non dico di essere censurato perché le televisioni non parlano ogni giorno di me.
Il richiamo alla censura è quasi sempre una scusa, un alibi per i truffatori. Se hai qualcosa da dire, rendila pubblica o taci.
Non confondere (falsamente) la censura con la responsabilità.
In questi anni ho notato che questo atteggiamento del non assumersi la responsabilità di ciò che si dice è sempre più diffuso. Il “a mia insaputa” è un ritornello che ormai ha stancato.
Mi sembra sia diventato quasi un’abitudine da quando esistono i social network, internet, da quando scriviamo con il filtro del monitor che sembra quasi nasconderci può esserci l’illusione di non parlare con nessuno. Ma non è così, di tutto quello che diciamo dobbiamo prendercene la responsabilità.
Quello che scriviamo o diciamo lo diciamo NOI, è farina del nostro sacco. Inutile quindi scaricare le responsabilità. Se pensiamo che una cosa abbia la dignità di essere detta diciamola ed aspettiamo le conseguenze, positive o negative che siano. Stupirci se poi qualcuno ce ne chiederà conto è da stupidi (o da imbroglioni).
Ovviamente ci sono campi più delicati di altri e la salute è uno di questi.

Bene fanno, dunque, gli ordini dei medici ad indagare e, se trovassero responsabilità, sanzionare in maniera congrua i medici che si lanciano in affermazioni non supportate da adeguate referenze scientifiche. Lo vuole la legge, la deontologia, la ragione, il buon senso ma soprattutto i pazienti, se una persona si affida ad un medico è perché sa che questo ragiona e lavora in base alle migliori prove scientifiche disponibili. Altrimenti si affiderebbe ad uno stregone.
Male invece fanno quei colleghi che gridano, come sempre, al complotto ed alla censura.
Se dici sciocchezze a chi si affida ai tuoi titoli, assumetene la responsabilità e le conseguenze.
Alla prossima.
I vaccini inquinati? Un'esperta dice di no.

I vaccini inquinati? Un’esperta dice di no.

Ragazzi, io non riesco più a scrivere un articolo a settimana ma quando mi ci metto vi impegno per due settimane di lettura, quindi non vi lamentate. 🙂

Oggi parliamo di una bella notizia. Un’esperta infatti ci fa tirare un sospiro di sollievo, vedremo come ma quando le cronache sono piene di allarmi inutili e terroristici, ogni tanto una bella notizia ci vuole. Gli antivaccinisti non perdono occasione per trovare un motivo per definire “tossici” o “pericolosi” i vaccini. Ci vuole coraggio ma ci provano.

In effetti serve uno sforzo notevole per smentire l’utilità e l’efficacia di una delle più importanti e geniali scoperte dell’uomo ma gli antivaccinisti, si sa, non temono nulla e vanno persino contro il buon senso e la logica. I vaccini sono farmaci somministrati da decenni a milioni di individui. Grazie a loro abbiamo evitato, soprattutto ai bambini ma non solo, malattie, dolore, sofferenze e morte.

Siamo riusciti a debellare il vaiolo, a controllare (quasi cancellandola) la poliomielite e a quasi annullare molte malattie infettive. La loro sicurezza non è provata solo da studi e ricerche ma anche dall’osservazione: siamo sempre più sani e viviamo sempre più a lungo, un risultato pessimo se i vaccini fossero un danno per l’umanità ma eccezionale, visto che a noi interessa il benessere della stessa. Quello che invece interessa la lobby antivaccino è ottenere consensi, attirare iscritti ai loro gruppi, donazioni, soldi ed un modo immediato per farlo è “demolire” in qualsiasi modo i vaccini. Iniziando con l’insinuazione di dubbi, finendo con vere e proprie menzogne, d’altronde la teoria che voleva i vaccini collegati all’autismo si sviluppò proprio perché un ex medico diffuse una falsa ricerca piena di dati inventati.
Nei vaccini si trova di tutto!

Nel tempo abbiamo assistito quindi ad esempi di falsi studi, terrorismo, manipolazione dei dati, sono tutte fasi che l’antivaccinista deve superare, in qualche modo deve trovare un pericolo nei vaccini, qualcosa che li renda pericolosi, terribili minacciosi per tutti. Ma non ci riesce mai, anzi, a volte, come vedremo, dimostra proprio il contrario. È proprio questo che rende l’antivaccinismo un movimento ideologico, falso già dalle fondamenta. I suoi rappresentanti non hanno mai saputo portare un solo argomento valido, una sola prova reale che possa far ridiscutere l’importanza di uno o più vaccini ed è per questo che, da sempre, questa lobby è considerata antiscientifica cosa che, viste le mire (economiche) degli antivaccinisti, non stupisce.
Ricordate i tempi del “mercurio nei vaccini”?
Il mercurio nei vaccini non c’è mai stato, esisteva un suo derivato, non pericoloso, poi rimosso per sicurezza. Passata la moda del mercurio (che sarebbe stata causa di qualsiasi malattia esistente), si volta pagina e passano ad altro, come se niente fosse.

Una delle ultime mode dell’attivista che ce l’ha con i vaccini è quella di inserire, tra gli ingredienti dei vaccini, le cose più assurde e raccapriccianti. Che possono essere raccapriccianti solo se siamo ignoranti sul tema. Da medico, vi assicuro, potrei rendere molto raccapricciante qualsiasi cosa, persino il parto, l’evento più fisiologico che possa vivere un essere umano. Ma non lo faccio perché quando si trasforma in raccapricciante qualcosa di “normale”, è ovvio che vi è uno scopo diverso dall’informazione.
Dovete sapere che, per poter coltivare i virus (o i batteri) necessari alla preparazione di un vaccino, bisogna ovviamente (i virus si riproducono all’interno delle cellule viventi) disporre di cellule viventi ed in esse fare proliferare il virus che causa una malattia per la quale cerchiamo il vaccino. I laboratori che preparano questi vaccini acquistano le cellule viventi necessarie da industrie specializzate proprio nelle forniture ai laboratori (dagli strumenti ai reagenti) e per questo dispongono per esempio di cellule tumorali per fare studi su di esse (che derivano quasi sempre dalle cellule di Henrietta Lacks e per questo si chiamano “cellule He-La”) e di cellule umane o animali per lo stesso motivo. Quando si tratta di vaccini possono essere utilizzate cellule umane o a volte cellule di primati (scimmie, soprattutto). Quando si usano cellule umane, tra le più utilizzate, ci sono quelle derivanti da una singola linea cellulare, quella appartenente ad un feto donato dai suoi genitori alla ricerca perché la gravidanza si è interrotta prima del dovuto. Le sue cellule sono state fatte riprodurre a milioni ed ora i laboratori possono usarle per ricerca o preparazione di farmaci.

Così, per il fatto che la coltivazione di virus o batteri presuppone la presenza di cellule viventi, ecco che per gli antivaccinisti i vaccini contengono “feti abortiti” o “cellule di scimmia”.
Ditemi sinceramente se dire che un vaccino contiene “feti abortiti” sia una cosa normale o un patetico tentativo di causare raccapriccio (e quindi rifiuto) in chi lo legge. Chi lo dice somiglia a chi dice che nel latte c’è pus o che una fetta di carne è un pezzo di cadavere. Se dicessi ad un paziente: “questa penicillina che le ha prescritto il mio collega contiene sostanze ammuffite, è pericolosa!” non starei mentendo ma sarei considerato un povero pazzo (o un furbetto).

Ma se non bastassero i feti abortiti e le scimmie, ecco che c’è qualcosa di più “sottile”: i metalli pesanti. Qualcosa questi vaccini dovranno pur contenere ma il continuo tentativo dell’esercito degli antivaccino di rendere inaccettabile la vaccinazione ormai sta raggiungendo vette eccezionali. Allarme nella rete, richiesta di indagini, agitazione e tremori incontrollati. Tutti i siti di bufale, quelli complottisti e di medicina alternativa, omeopati e strani personaggi, si sono buttati a capofitto sulla notizia. Addirittura una giornalista, impegnata da tempo nella diffusione di false terapie e fantamedicina parla divaccini inquinati” dimostrando di non conoscere nemmeno le basi della biologia. Molto probabilmente in pochi hanno letto lo studio o avrebbero avuto la possibilità di capire come non si fa uno studio scientifico.
Ma la cultura si acquisisce e questo articolo è anche per loro.

Lo spunto per questa occasione di crescita culturale ce lo può dare uno studio uscito in queste settimane, l’autrice è Antonietta Gatti, un fisico che si definisce esperta di guerra del golfo e di malattie misteriose (?) che gestisce, nel tempo libero dal suo lavoro al CNR, un laboratorio di analisi.

La dott.ssa Gatti, autrice dello studio analizzato, esperta di malattie misteriose e Balcani (dal suo profilo Twitter), gestisce un laboratorio analisi con il marito, Stefano Montanari.

Negli anni la studiosa si è specializzata nella ricerca di “nanoparticelle” cioè di quelle particelle, piccolissime, invisibili ad occhio nudo, che si annidano attorno a noi, dovunque, esternamente ed internamente al nostro corpo. Esistono per il semplice motivo che esiste la vita, derivando non solo da noi esseri viventi e da ciò che ci circonda ma anche dalle nostre attività.

Le nanoparticelle sono chiaramente in qualsiasi posto del pianeta e la Gatti (ma è il suo lavoro, quello che la fa vivere) le cerca dovunque e, naturalmente, le trova. Così le ha trovate nel sangue, negli organi e persino nelle merendine, anche se, riflettendoci, non sembra una cosa così strana, se per fare una merendina usi un macchinario, una lama, un frullatore, è chiaro che in quella merendina, cercando, troveremo piccolissime particelle derivanti da quel macchinario, dalla lama, dal frullatore.
Accadrebbe la stessa cosa se analizzassimo una torta fatta in casa: analizzandola con un microscopio potentissimo troveremmo piccolissime (per questo si chiamano “nanoparticelle”) particelle di acciaio che derivano dal coltello o altre di ferro che derivano da un altro utensile. Non è strano e non deve stupire. Oltretutto, per le quantità “normali” (quelle alle quali siamo esposti da sempre) non è mai stata dimostrata una pericolosità particolare perché è plausibile che certe sostanze possano diventare pericolose in quantità eccezionali e la logica ci dice che con queste particelle conviviamo dalla notte dei tempi.
Oggi, inoltre, rispetto ad anni passati, disponiamo di strumenti più progrediti e filtri che rendono più difficile la presenza di queste particelle con le quali dobbiamo però convivere, è impossibile eliminarle ed esistono persino in una camera sterile, in una sala operatoria o in un posto pulitissimo. Se analizzassimo il liquido prelevato da una fiala di vetro, di quelli che ci iniettiamo quando stiamo male (2-3 volte al giorno per settimane), per esempio un antibiotico, molto probabilmente troveremmo piccolissime particelle di vetro, derivanti dall’apertura della fiala e poi potremmo trovare microscopiche particelle di acciaio (derivanti dall’ago della siringa) o di silicone (derivanti dal tappo della fiala che contiene la polverina) e così via. È il fatto stesso di esistere che ci circonda di nanoparticelle.

Per capire meglio ciò che ho scritto basterebbe farsi una domanda: indicate un ambiente, una sostanza, un prodotto che non possa contenere nemmeno una nanoparticella, che possa esserne totalmente privo, è difficile, molto difficile. Persino nel vuoto più assoluto (lo spazio, per esempio), sembrano esserci “contaminazioni” (molecole di idrogeno).
In laboratorio, con particolari accorgimenti e condizioni particolari, una cosa del genere potrebbe essere ottenuta.

La scoperta dell’acqua calda.

La Gatti ha fatto quindi il passo successivo.
Dopo le merendine ha cercato le nanoparticelle nei vaccini (e perché non negli antibiotici o negli anestetici non si sa, ha scelto proprio i vaccini).
E, incredibile, le ha trovate!
Il suo microscopio ha trovato migliaia di nanoparticelle in flaconi di vaccino. Prima lo ha fatto sapere tramite internet e poi con un libro, edito da Macrolibrarsi, casa editrice specializzata in libri sui misteri, sugli UFO e sui poteri paranormali. Ma in effetti non era sufficiente e tutti le chiedevano a gran voce di pubblicare (come dovrebbe fare qualsiasi scienziato) in una rivista scientifica, non ci pensa due volte ed in effetti lo fa.
Peccato che la rivista scientifica che ha scelto è praticamente sconosciuta, non ha nemmeno un “impact factor” (fattore d’impatto, misura l’importanza di una rivista scientifica) ed il suo editore, Medcraveè noto per essere un “predatory journal“, cioè un editore che accetta qualsiasi cosa, dallo studio vero a quello falso o stupido, dietro pagamento, protagonista persino di un editoriale del BMJ sulle mail indesiderate, lo spam, che arriva ai ricercatori con la richiesta di pubblicare qualcosa.
Lo studio è firmato, oltre che dalla dottoressa Gatti, da suo marito, che con lei porta avanti l’attività privata del laboratorio analisi, Stefano Montanari, simpatico e stravagante personaggio, laureato in farmacia, che si descrive come un grande scienziato di fama internazionale (da leggere la pagina nella quale elenca le esigenze per invitarlo ad un convegno).
La rivista nella quale pubblicano i coniugi è talmente sconosciuta che neanche il marito della studiosa sembra conoscerla, tanto da confonderla con un’altra dal nome simile.

Loro hanno pubblicato sull'”International Journal of Vaccine and Vaccination“, rivista senza nessun impact factor, ma Montanari dice che la rivista ne ha uno di 2,32, che invece è quello del “Journal of Vaccines and Vaccination“, il “suo” è tanto sconosciuto da non essere indicizzato nemmeno su PubMed (la banca dati degli studi scientifici).

Per Montanari, coautore con Gatti, la rivista ha impact factor 2,32

…che però è l’impact factor di una rivista dal nome simile

Quella che ha accettato il suo lavoro è invece sconosciuta.

Ma non facciamoci condizionare dalle pur strane apparenze, andiamo al sodo e leggiamo lo studio.

La delusione è subito cocente. I due autori elencano una serie di vaccini nei quali, con il loro microscopio, avrebbero trovato varie sostanze, spesso metalliche. Purtroppo non c’è nessuna traccia di controllo, nessuna discussione seria, in barba al metodo scientifico. Ma visto che già più di una persona ha (ben) analizzato lo studio, voglio riportarne le conclusioni riassumendole. Interessante perché questo potrebbe essere un esempio di come NON si realizza uno studio scientifico, tanto sono evidenti gli errori di metodo, di discussione e i dati costruiti per confermare le proprie ipotesi, insomma, un metodo non scientifico ma “sui generis”.

Il metodo scientifico a modo mio.

La descrizione dei metodi usati per l’analisi dei flaconi è a dir poco lacunosa, detto chiaramente: non esiste.
Nonostante il metodo di analisi dovrebbe essere descritto con accuratezza proprio per permettere a chiunque di controllare l’esperimento ed eventualmente riprodurlo. Non sono spiegati i particolari dell’analisi, tutti gli strumenti utilizzati, il tipo di filtri, i motivi che giustificherebbero i palesi errori di analisi.
Una lacuna non da poco.
Colpisce subito anche la scelta della bibliografia: dilettantistica. Ci sono addirittura riferimenti sbagliati. Per esempio all’inizio del loro lavoro gli autori dicono che il vaccino trivalente (MMR) sarebbe stato sospettato di collegamento con l’autismo e mettono come riferimento uno studio (il n°4 della bibliografia) che dice proprio il contrario, non c’è nessuna evidenza di legame tra vaccino trivalente ed autismo, cosa che è scritta già nel titolo ed un altro (il n°5) che dice la stessa cosa (“è improbabile che il vaccino trivalente sia collegato ad autismo”). Lo stesso accade per l’affermazione successiva: dicono gli autori che i vaccini sembrano collegati a malattie autoimmuni e citano a loro sostegno la nota bibliografica 6 che porta ad uno studio che dice: “no change in the risk for Guillain-Barré syndrome, multiple sclerosis, type 1 diabetes, or rheumatoid arthritis…“, non credo serva tradurre.
Sembra che gli autori non abbiano nemmeno letto ciò che pubblicavano (nemmeno il titolo a quanto pare) e sembra che la rivista non abbia nemmeno controllato ciò che stavano pubblicando.

Strano? Beh, le stranezze sono solo iniziate.

Gli autori hanno analizzato un flacone di vari vaccini usando il loro microscopio (microscopio elettronico a scansione ad emissione di campo con rivelatore a raggi X e spettroscopio a dispersione di energia), 44 campioni di 30 vaccini diversi provenienti da Italia e Francia, alla ricerca di contaminanti e varie particelle.
Le trovano.
Trovano delle particelle all’interno dei vari flaconi di vaccino. Ma sorge un primo dubbio.

Per escludere che in quei flaconi analizzati non siano finiti contaminanti provenienti dal laboratorio stesso, dagli strumenti utilizzati, dall’atmosfera circostante, si usa in genere un metodo “semplice” e conosciuto: il gruppo di controllo. È metodo scientifico di base.

Gli autori dello studio avrebbero per esempio potuto analizzare dei flaconi, fiale, farmaci (anche semplice acqua distillata), che, preparati allo stesso modo dei vaccini nel laboratorio per l’analisi al microscopio, non contenessero sicuramente nessuna particella. Oppure misurare la quantità di particelle rinvenute in questi e poi confrontarla in quella rinvenuta nei vaccini analizzati, così da vedere se ci fossero differenze.

Questo sempre per escludere che nei vaccini sia finita qualcosa di proveniente dal laboratorio o dalla preparazione, così da poter sostenere che quelle contenute nei vaccini siano “anomale”, per poter sostenere, come fanno gli autori: normalmente non ci sono contaminanti, in quei flaconi di vaccino sì.
Questo gli autori non lo fanno e già l’esperimento è falsato.

Se infatti le nanoparticelle le trovassimo sia in una fiala di “controllo” che in quei vaccini, potremmo concludere che si tratterebbe probabilmente di un reperto non anomalo, che le “impurità” per esempio potrebbero essere normali, inevitabili o provenienti dal metodo di preparazione o dall’ambiente e che la presenza di quelle particelle non sarebbe significativa, quindi avremmo dimostrato la sicurezza e la purezza dei vaccini analizzati.
Se le “nanoparticelle” fossero dovunque (come sappiamo) e le trovassimo anche nei vaccini e nella maggior parte delle cose che analizziamo, evidentemente i vaccini non sono diversi da tutto ciò che ci circonda.
Ma questo non è il solo errore di metodo, si noterà ad esempio che tra i vaccini analizzati ce ne sono alcuni vecchissimi, anche del 2004, questo è chiaramente scorretto, visto che alcuni vaccini, dopo tanti anni, possono aver subìto variazioni della composizione e gli stessi flaconi, esposti all’ambiente, potrebbero aver rilasciato sostanze estranee che normalmente non ci sono, sono stati addirittura inclusi anche vaccini già scaduti da oltre 10 anni (e nella peggiore delle ipotesi quei vaccini non erano scaduti al momento dell’analisi e quindi l’analisi è stata fatta in tempi diversi a distanza di anni, una procedura a dir poco fantasiosa). Non c’è differenza tra un’azienda e l’altra o tra un anno di produzione e l’altro.
In pratica sono stati analizzati prodotti a caso, senza avere nemmeno cura di uniformarli e di uniformarne l’analisi, almeno un minimo. Non c’è neanche traccia di un’analisi statistica.

Tra i vaccini analizzati, alcuni vecchissimi, alcuni anche scaduti.

Problemi di metodo (gravi) a parte, in questo studio possiamo notare anche alcuni gravissimi errori nelle conclusioni.
Ad esempio nella prima figura, questa:

È una goccia di Gardasil, il vaccino anti-HPV. la Gatti dice di aver trovato (il grafico a destra mostra la spettrografia del campione) varie sostanze, per esempio cloro e sodio (i più rappresentati) e sali di alluminio (alluminio fosfato, AlPO4)

E cosa contiene normalmente una fiala di vaccino?
Esattamente cloruro di sodio (la soluzione fisiologica, quella che diluisce il farmaco contiene proprio cloruro di sodio) e sali di alluminio (è l’adiuvante, quello che aumenta la risposta anticorpale, è tra gli ingredienti).
Che strano…
L’esperimento è avvenuto in “low vacuum“, cioè con un basso vuoto atmosferico, la goccia di vaccino ha lasciato i residui: cloruro di sodio e alluminio, come è normale che sia.
Certo che come prima scoperta non è così eccezionale, in pratica il vaccino contiene quello che dice di contenere. Però poi il duo di autori si esibisce in una perla maestosa. Visualizza un’immagine al microscopio e, senza avere elementi per farlo ma solo in base all’osservazione, conclude che si tratterebbe di “globuli rossi”, ecco dove:

Un’area della goccia di un vaccino: per gli autori quelli indicati dalle frecce rosse sarebbero globuli rossi perché ne avrebbero “la morfologia”.

Che si giunga alla conclusione (in uno studio, non in una discussione al bar) che esista una contaminazione di globuli rossi così arbitrariamente, solo in base all’osservazione di un’immagine così poco chiara è curioso, diciamo “avventato” (tra parentesi è questo l’aspetto di globuli rossi al microscopio elettronico con osservazione in vuoto atmosferico). Io potrei sostenere, ad esempio, che l’immagine riprende un microscopico ittiosauro (un dinosauro volante), del quale qui possiamo vedere le vertebre fossilizzate.

Senza considerare che, nella stessa immagine, c’è un “artefatto” (un’aggiunta, un errore nell’immagine) che non aiuta certo nella chiarezza.

Artefatto, evidenziato con un cerchio rosso un rettangolo aggiunto o comparso per la manipolazione dell’immagine.

Andiamo avanti, che è meglio.

I “pezzi di metallo” (cit.)

Se il metodo e le valutazioni sono fatte con i piedi, proviamo a limitarci almeno ai risultati di queste analisi.
Gli stessi controlli sono fatti in tutti gli altri vaccini considerati ed in tutti gli autori trovano “nanoparticelle” ed agglomerati di varie sostanze. Leggendole sembra una cosa assurda: alluminio, tungsteno, oro ed altro, tutto in “precipitati”, che è ciò che si trova quando una soluzione evapora (e quindi scompare la sua parte liquida) ed i precipitati visti in ogni flacone variano da 1 a 1821. Tanti! Non per niente Montanari parla di “pezzi di metallo” (pezzi!).

Se non fosse che gli autori li hanno trovati in 20 μl (microlitri: 0,00002 litri) di vaccino, per una concentrazione di 0.15 femtomolari (fM).

Si tratta di una concentrazione infinitesimale, piccolissima. Per capirci, se partissimo da una mole, la scala di misura è:

mole
millimole
micromole
nanomole
picomole
femtomole
attomole

Ognuna 1000 volte più piccola della precedente. E questa è la concentrazione maggiore rilevata!

Riuscite ad immaginarla? No, vero? Ovvio, parliamo di un miliardesimo di milionesimo (10-15) di mole. Una cellula uovo umana è grande 1µg (un microgrammo), una molecola di penicillina misura circa 1 femtogrammo. Il DNA umano misura 2 nm (nanometri)!
Stiamo discutendo quindi del nulla, di dosi omeopatiche.

Nel campione di Cervarix (sempre vaccino anti-HPV) sono state trovate 1569 particelle di idrossido di alluminio che rappresentano 0.000000000001 ng (nanogrammi) di alluminio in una fiala intera di vaccino (!). Il nulla.
Sapete quanto alluminio assumiamo mangiando un piatto di pasta? 6 milligrammi. Per l’EFSA il limite di sicurezza per l’alluminio è di 1 mg/kG per settimana.
Sapete qual è il limite per l’alluminio stabilito dall’OMS? 60 milligrammi (al giorno!)  Sapete qual è il limite di sicurezza giornaliero per i metalli pesanti nei farmaci stabilito dall’EMA (agenzia europea dei farmaci)? 10 μg (microgrammi, si scrive anche mcg, un microgrammo è un millesimo di milligrammo.10 microgrammi equivalgono a 1000 nanogrammi). Per via parenterale (quindi iniettati, non negli alimenti). Stiamo parlando, ovviamente, di misure infinitesimali, percepibili solo dagli strumenti adatti allo scopo.
Ripeto, in uno dei campioni analizzati, in un’intera fiala, sono stati trovati 0,000000000001 nanogrammi di alluminio, il limite considerato sicuro dall’EMA per l’alluminio nei farmaci è di 1000 nanogrammi.
Siamo assolutamente, pienamente, abbondantemente nella soglia di sicurezza.

Scala delle unità di misura dei solidi

È talmente sconvolgente (per un profano, per una persona normale) scoprire che in un liquido vi siano delle sostanze in quantità così piccole?
E per una persona che si dice esperta di analisi, come si definisce la Gatti, questo dato avrebbe un significato particolare?
Non lo dovrebbe avere. E cosa dire di uno studioso che chiama “pezzi di metallo” dei precipitati di 0.000000000001 ng di alluminio?
Questo succede perché chi non si occupa di queste cose non ha i riferimenti giusti,  non conosce le scale di grandezza. Un po’ come dire che si è caduti in acqua, senza riferimenti significa poco, la differenza tra cadere a riva dove l’acqua è profonda 10 centimetri ed in una baia con una profondità del mare di 20 metri è ovvia ed evidente.
A me ricorda molto chi dice che nei vaccini ci sono “feti abortiti”, sai benissimo che i “feti abortiti” non possono esserci e quindi perché lo dici? Che effetto vuoi ottenere in chi legge e non capisce queste cose?

Secondo Montanari, quelli da lui trovati sarebbero “pezzi metallo”.

Ma che effetti dovrebbero avere questi “contaminanti” in queste quantità?
Ovviamente non possiamo saperlo con certezza, solo negli ultimi anni si stanno studiando le reazioni tra particelle così piccole ed organismo ma l’evidenza (e l’esperienza, visto che da quando esistiamo siamo esposti a questi agenti) ci dice che non ci sono particolari rischi per la salute, anche perché gli eventuali danni dipendono non solo dalle quantità e dalle dimensioni delle particelle ma anche dal tempo di esposizione.

Si tratta di quantità (ammesso sia corretta l’analisi degli autori, cosa per niente scontata) trascurabili e che non fanno sospettare nessun effetto. E sono gli stessi autori dello studio a dircelo.

Uno studio che l’autore indica per sostenere la pericolosità dell’alluminio si fornisce un valore di sicurezza, ampiamente superiore a quanto trovato nei vaccini analizzati.

Nella nota bibliografica che loro usano per sostenere il nesso tra alluminio e danni neurologici (in pazienti dializzati, nota 12) è indicato uno studio del 1985 che, a pagina 146 dice: che il contenuto ideale di alluminio (nelle dialisi) dovrebbe essere inferiore a 50 μg/L, una quantità enormemente più grande di quella trovata nei vaccini analizzati.

Lo pensa anche l’agenzia nazionale francese di sicurezza sui farmaci: gli elementi trovati sono irrilevanti, in tracce e senza particolare significato, derivanti dai normali componenti dei vaccini e dai materiali usati per le analisi (tamponi, diluenti, filtri, ecc.). L’esame è stato realizzato da tre esperti:

Il dott. Robert Garnier, tossicologo, direttore del Centro Antiveleni e di Tossicovigilanza dell’Hôpital Fernand Widal, la  dott.ssa Sophie Lanone, esperta di nanoparticelle e nanopatologie respiratorie, ricercatrice dell’Istitut Mondor de Recherce Biomédicale di Crèteil, il dott. Thierry Rabilloud, esperto di nanoparticelle e interazioni con le cellule del sistema immunitario, ricercatore dell’Institut de Biosciences et Biotechnologies di Grenoble.

Ecco il riassunto delle conclusioni che possono essere lette per intero: QUI.

“I metalli sono stati trovati nella quantità di tracce in tutti i farmaci iniettabili analizzati, compresa la soluzione fisiologica. La presenza di questi metalli in tracce, che non può essere identificata se non con metodi molto sensibili, rispecchia la realtà ambientale e non deve essere considerata come un rischio sanitario.”

Questi “inquinanti” la Gatti li ha cercati anche per antibiotici, cortisonici (iniettabili, ovviamente) o altri farmaci? Perché tra esposizione ai vaccini ed agli antibiotici diciamo che i secondi vincono a mani basse ma questo agli autori, evidentemente, non interessa.

Ecco come crolla tutto il castello antivaccinista. Ecco per che tipo di “studio” si è parlato di “vaccini inquinati”, “pezzi di metallo”, “vaccini sporchi”. Io direi che prima di sparare sentenze sarebbe bene o conoscere un argomento o studiarlo bene.

Ma c’è un’altra conclusione che possiamo trarre da questo studio che voleva essere un allarme ed alla fine è solo un simpatico scherzo, anche un po’ banalotto.

Conclusioni: un sospiro di sollievo.

Alla luce di quello che abbiamo visto, è giusto definire quei vaccini come “inquinati”? È corretto parlare di “pezzi di metallo”? È onesto dire che nei vaccini ci sarebbero contaminazioni pericolose?
Da medico direi di no, decisamente, ma ognuno si faccia la sua opinione.

Non è comunque una bella notizia che persone che pubblicano cose del genere poi siano quelle alle quali genitori e mezzi di comunicazione diano credito ma prendiamo questi episodi come una lezione. Un ripasso di cos’è il metodo scientifico, di come si realizza correttamente uno studio, di come si evitano errori e distrazioni. Forse questo esempio è molto più esplicativo di tante lezioni sul doppio cieco, la randomizzazione, il gruppo di controllo o la significatività (tutti metodi per ridurre gli errori di uno studio, nessuno di essi utilizzato in questo caso). Un bellissimo esempio di cosa è la scienza, del perché il controllo incrociato è una garanzia per tutti. Questo ci spiega perché è difficile che uno scienziato scriva sciocchezze facendola franca, ci saranno 10, 100, 1000 suoi colleghi a controllare e criticare.

Una cosa interessante è che questi trucchi per arrivare alla conclusione voluta sono gli stessi che usano grandi, note e “serie” case farmaceutiche. Forse imparare a riconoscerli potrebbe renderci più colti.
Prendiamolo come esempio per essere più consapevoli di quello che ci danno in pasto certi giornalisti e certi media, cerchiamo di sfruttare questa esperienza per maturare. Anche perché, riflettendoci, questa storia ci riserva un’ulteriore sorpresa.

Come abbiamo visto questo studio non brilla per precisione ma è già qualcosa.
Questi risultati però ci dimostrano come, non solo i vaccini non presentino sostanze estranee in quantità rilevanti ma anche che nemmeno un microscopio elettronico sia riuscito a trovare campioni con contaminazioni importanti, significative, preoccupanti, nemmeno una.

Se giudicassimo quei campioni di vaccino persino con gli strettissimi standard di laboratorio ASTM (società indipendente che stabilisce gli standard, le caratteristiche di materiali, prodotti e servizi) con il massimo degli standard (ASTM tipo 1), sarebbero permessi per esempio 50 μg/L di carbonio organico (un indice di contaminazione molto usato) totale e 1 μg/L di sodio o 3 μg/L di silicio. Milioni di volte superiori a quanto trovato nei flaconi esaminati che quindi, oltre ai limiti di sicurezza, rispettano ampiamente anche i limiti di purezza.
La presenza di eventuali sostanze estranee è quindi risultata in tutti i casi rientrante nei limiti di sicurezza, di qualsiasi ente preposto al controllo.

Questo ci consentirebbe di definire quei vaccini come puri e sicuri.

Per concludere quindi, nonostante la poca accuratezza dell’esperimento (vi risparmio i commenti del post di Science Blogs stupefatti per ciò che hanno letto), nonostante la pubblicazione in una rivista senza alcun valore scientifico, nonostante le repliche, a dir poco isteriche, alle critiche ricevute (a tal proposito vi segnalo il post di riassunto della serissima OcaSapiens), possiamo concludere che i vaccini, almeno quelli analizzati, sono puri, puliti e sicuri.
Il fatto che questa conclusione derivi dall’esperienza di una esperta in malattie misteriose ci consente di considerare questo risultato particolarmente significativo.

Un sospiro di sollievo per tutti.

Alla prossima.

È incredibile quanti problemi può causare un umile microscopio elettronico, quando è nelle mani di svitati” (Dott. David Gorski surgical oncologist. Professor of surgery at Wayne State University School of Medicine, USA).

Vaxxed: Il misterioso complotto sui vaccini creato per farci un film. (seconda parte)

Vaxxed: Il misterioso complotto sui vaccini creato per farci un film. (seconda parte)

Nella prima parte dell’articolo ho descritto una vicenda che ha suscitato molta polemica negli Stati Uniti, da noi non se ne è parlato tanto fino a pochi giorni fa.
Abbiamo conosciuto i punti principali della vicenda ed i protagonisti della storia, ora possiamo scendere nei particolari ed analizzare questo presunto scandalo che è diventato addirittura un documentario il cui regista è Andrew Wakefield.

È lui il medico che falsificò uno studio dicendo che il vaccino trivalente (morbillo-parotite-rosolia) fosse causa di autismo e che, per aver usato dati falsi, manipolazioni e per problemi etici, fu radiato dall’ordine dei medici britannico. Lo stesso argomento che a Wakefield costò la carriera è ripreso in questa vicenda: il vaccino trivalente sarebbe causa di autismo. Da tutto questo è stato tratto un documentario dal titolo “Vaxxed“. In pratica c’è un filo conduttore unico, l’ex medico Wakefield che continua a riproporre la sua teoria.

Ma se questa è stata smentita, se il suo studio è stato sbugiardato e ritirato, se Wakefield ha perso la licenza per esercitare cosa è cambiato per tornare sull’argomento? Approfondiamo la storia e vedremo che non è proprio semplice. Prima un breve riassunto (per leggere più particolari meglio leggere la prima parte del post).

La storia: CDC whistleblower.

Antefatto : uno studio, pubblicato nel 2004 e che studia un gruppo di bambini statunitensi, conferma ciò che si era visto in altri studi, ovvero che non vi è alcuna connessione tra vaccino antimorbillo ed autismo. È la conclusione che oggi possiamo definire comunemente accettata dalla comunità scientifica.

Un bioingegnere, Brian Hooker, coinvolto nell’argomento perché direttamente interessato da cause di risarcimento da presunto danno da vaccino (ha un figlio autistico e crede che il problema derivi proprio dal vaccino trivalente) chiede alle autorità di avere i dati dello studio (li ottiene) per poterli rianalizzare e dalla sua “revisione” esce fuori un’altra conclusione: nel gruppo di bambini studiati per la ricerca, in alcuni di essi (neri, maschi, vaccinati entro i 36 mesi) il rischio di autismo associato alla vaccinazione è altissimo, c’è insomma una forte correlazione (attenzione: non un rapporto causa-effetto ma una correlazione, un semplice legame) tra vaccinazioni ed autismo, i bambini autistici sono molto più frequenti in quelli vaccinati. Questo rischio aumentato sarebbe già emerso nello studio originale ma gli autori, alla fine avrebbero deciso di non considerare le differenze di razza nelle conclusioni finali.

La cosa sarebbe stata confermata da William Thompson, co-autore di quello studio e scienziato statunitense del CDC (Center for Disease Control, ente sanitario statunitense) che si dice “pentito” per non aver rilevato quella scottante verità ai tempi della ricerca originale, l’uomo aggiunge che gli autori decisero di distruggere tutti i documenti dello studio che però lui conservò perché non gli sembrava giusto distruggere una tale mole di dati.
Questi dati (a fondo pagina trovate il link per scaricarli tutti) sono passati da Thompson a Wakefield ed Hooker e quest’ultimo pubblica queste sue conclusioni in un nuovo studio che è uscito dopo qualche mese. Il fatto che Thompson sia una persona “interna” alle istituzioni (è uno stimato studioso del CDC) crea ancora più mistero attorno alla storia. È lui ad essere chiamato “whistleblower” (“testimone”, “informatore”).

Le autorità e l’autore principale dello studio (il prof. DeStefano) smorzano le polemiche: non c’è nessuna novità e nessun segreto, Hooker ha semplicemente “ricalcolato” i dati inserendone altri in modo che alla fine si giungesse alla conclusione che desiderava. Hooker è d’altronde un antivaccinista convinto e da anni ha scelto ufficialmente la missione di “perseguire” il CDC per svelare quella che secondo lui è la verità, ovvero che il vaccino trivalente abbia causato l’autismo del figlio. A coordinare tutto sempre lui, Andrew Wakefield, l’ex medico capofila dei movimenti antivaccino del mondo che ha infine tratto il film Vaxxed dalla vicenda.
Saremmo quindi davanti ad una scoperta epocale condita da un complotto o si tratta della solita esagerazione di chi ha interesse (economico) a rendere esistente un collegamento smentito da più parti?
Approfondiamo. Partiamo dalla “rianalisi” che Hooker ha fatto dello studio originale.
L’analisi di Brian Hooker
Brian Hooker nella sua “rianalisi” (pubblicata su una rivista scientifica) parte male. Per riferirsi alle ipotesi che legano le vaccinazioni all’autismo si appoggia ad altri studi che però sono di livello bassissimo e senza impatto, per esempio cita diversi lavori di Mark Geier, ex medico (radiato per le sue pericolose pratiche ciarlatanesche, curava l’autismo con la castrazione chimica), considerato un guru dai movimenti antivaccino, poggiare le proprie ipotesi su altre ampiamente smentite non è il massimo dell’equilibrio, Hooker cita anche i lavori di Andrew Wakefield, la cui affidabilità è, diciamo, discutibile. Insomma, l’autore dello studio non sembra così “neutrale” e privo di pregiudizi da risultare attendibile. Si scopre anche che Hooker, come detto, è già un personaggio coinvolto in ambienti antivaccinisti, essendo padre di un bambino autistico con in corso una causa legale per ottenere risarcimento e basandosi proprio sull’ipotesi che sia stato un vaccino a causare il problema del ragazzo, fa parte di un gruppo antivaccini molto attivo, non si può parlare quindi di mancanza di interessi personali nell’ottenere quei dati. D’altronde lo stesso Hooker ha dichiarato ufficialmente (anche nel film Vaxxed) di aver perseguitato per anni gli scienziati delle istituzioni americane che studiano i vaccini e che il suo scopo era quello di demolire il CDC, il suo fine quindi è proprio quello: distruggere l’istituzione.

A quanto pare anche lo studio dei dati da parte di Hooker non sarebbe perfetto. C’è un detto tra gli statistici: “shit in, shit out“, tradotto (in maniera elegante): “se inserisci spazzatura esce spazzatura“, perché a quanto pare chi ha studiato quei dati non si è curato di farlo in maniera impersonale e fredda ma li ha “strizzati“, ottenendo i risultati che voleva.
L’argomento è prettamente statistico e rischierebbe di annoiare (è anche complicato), ma le critiche alla parte statistica della ricerca non sono poche, provo a riportarle.
Hooker ad esempio ha usato il “chi quadro” (uno dei tanti metodi di analisi statistica, il test di Pearson) per controllare il nesso tra vaccinazione MPR ed autismo nelle varie età mentre, nei dati originali di DeStefano, era stata usata la regressione logistica condizionale (un altro metodo statistico), questa seleziona meglio i dati, quella usata da Hooker tende ad amplificare i risultati con più possibilità di errore poiché ha analizzato uno studio “caso controllo” (lo studio originale, che analizzava i fattori di rischio di individui paragonati a casi di controllo) come se fossero dati di “coorte” (che analizzano il rischio relativo ad una condizione, in individui con fattori di rischio diversi).
Questa anomalia statistica l’ho ricavata dai vari articoli di critica, non sono competente nel campo e quindi non saprei fino a che punto si possano ritenere motivi affidabili per “demolire” il lavoro di Hooker, per i curiosi, esistono in rete molti articoli che smontano pezzo per pezzo l’analisi statistica in questione.

Ma c’è dell’altro e molto più evidente. Per esempio il fatto stesso che l’aumento di incidenza di autismo sia stato notato solo in un sottogruppo (se cerchi a tutti i costi un risultato, selezionando progressivamente dei gruppi da studiare o riducendone i criteri di selezione è più semplice ottenerlo) fa pensare ad un risultato spurio (cioè non corretto, condizionato da altri fattori).

Hooker, inoltre, ha dovuto modificare (arbitrariamente) alcuni dati per ottenere quelli che cercava (i bambini di colore erano pochi e quindi ha abbassato il limite d’età della vaccinazione, considerando quello a 31 mesi, per inserirlo nello studio statistico, vedi tabella sotto). Insomma, ha cercato quei risultati, non li ha ottenuti in maniera equilibrata.

Hooker, avendo pochi bambini (cinque) nel gruppo da studiare, diminuisce i mesi di analisi dei dati, da 36 a 31
Che il rischio di autismo aumenti con l’età poi, può non sorprendere. Le diagnosi di autismo si fanno quando il bambino ha raggiunto almeno i 3 anni (perché è il quel momento che si possono notare anomalie del linguaggio, dello sviluppo, dell’interazione con l’ambiente, non prima), che rispetto ai più piccoli siano i bambini più grandi a ricevere più diagnosi di autismo non è un dato nuovo, lo sappiamo, ma Hooker associa anche questo dato con la vaccinazione, non nota rischio per la vaccinazione prima dei 18 mesi, un lieve rischio a 24 ma un rischio aumentato del 340% a 36 mesi, il dato è visto da Hooker come “interessante” quando potrebbe essere assolutamente normale senza studiarlo attentamente.
L’autore non tiene conto neanche del fatto che i bambini con diagnosi di autismo hanno più possibilità di essere vaccinati precocemente, spesso infatti (negli Stati Uniti, ma anche da noi) sono inseriti in attività di sostegno, in sistemi prescolastici o scolastici, in strutture che richiedono la vaccinazione obbligatoria (così spiega la correlazione il CDC in un suo comunicato relativo a questa vicenda) e non tiene conto nemmeno di altri fattori che in passato hanno mostrato di condizionare pesantemente la diagnosi di autismo, primo tra tutti lo stato economico e sociale delle famiglie e d’altronde non vi sarebbe alcun motivo biologico plausibile per spiegare una differenza tra bambini neri e bianchi nell’incidenza di autismo (infatti anche per questo non si differenzia l’etnia in questo tipo di studi), si tratta con molta probabilità di un dato, ammessa la sua correttezza, dipendente da altri fattori, quello che si dice “spurio“…e sono troppi questi fattori ignorati, volontariamente o meno non lo sappiamo.
Lo sottolinea anche Paul Offit, professore di pediatria e scrittore, che sostiene come quei dati mostrino semplicemente la realtà che però gli antivaccino hanno manipolato a loro vantaggio. Secondo Offit le comunità nere, avendo un minore livello socio-culturale tendono ad essere meno vaccinate. Quelli tra loro che hanno avuto una diagnosi di autismo sono però seguiti dagli enti preposti che quindi li inviano a vaccinazione perché “conosciuti” ai servizi sociali.
Per questo Offit dice che non sono stati i vaccini a provocare l’autismo di quei bambini ma è stato l’autismo che li ha fatti vaccinare (cosa che spesso non fanno se non seguiti dalle istituzioni) e per questo nel sottogruppo di bambini neri, gli autistici sono fortemente correlati alle vaccinazioni. Questo dato sembra essere confermato proprio dai registri vaccinali relativi all’anno studiato dalla ricerca di cui si parla, il 1993.
I bambini di colore hanno una percentuale minore del 10% di vaccinazione antimorbillo rispetto a tutti gli altri. Se quelli studiati nella ricerca mostrano una più alta percentuale di vaccinazioni, sembra plausibile che questo sia avvenuto perché si trattava di bambini con diagnosi di autismo. Con tutta probabilità, quindi, proprio chi tra loro ha ricevuto una diagnosi di autismo è stato avviato ai controlli e le procedure sanitarie (tra le quali la vaccinazione) che non seguivano in precedenza ed è per questo che ad aumento di vaccinazioni corrisponde aumento di autismo.

Nel 1993 i bambini di colore hanno avuto il 10% di vaccinazioni in meno rispetto agli altri.

Indubbiamente i bambini di colore o bianchi, ispanici, arabi o asiatici, sono ovviamente individui molto simili biologicamente e che l’analisi dei dati abbia dato questo risultato è quindi strano, soprattutto se consideriamo anche i numeri: il gruppo dei bambini di colore è troppo piccolo per farne una statistica attendibile.
Da sottolineare che, al contrario di quello che sostengono gli antivaccino (parlano di frode, imbroglio, danno deliberato), non vi è nessun dato censurato o nascosto, i dati sono quelli dello studio (che infatti il CDC ha fornito su richiesta ad Hooker), pubblici, a disposizione di tutti coloro che ne facciano richiesta, è la “lettura” degli stessi che è diversa.

Ho letto anche che dal calcolo (non posso rivedere i numeri visto che lo studio è stato ritirato) risulterebbe che il rischio aumenta di 2,4 volte e non di 3,4, ma il dato a questo punto sarebbe relativamente importante, prima bisognerebbe capire se è corretto o meno il risultato generale.
Per onestà e correttezza, infatti, non si può dire però che i dati siano sicuramente sbagliati o per forza manipolati in malafede, ma si può dire che così non dicono niente di nuovo, sono una rielaborazione di numeri conosciuti, il cui risultato è spiegabile in molti modi e proprio per questo si pongono diversi interrogativi sulla loro correttezza (interpretativa), troppi fattori che possono condizionarli e quindi nessuna conclusione sicura o probabile. Per questo motivo la storia, così com’è, non rappresenterebbe qualcosa di rivoluzionario o di particolarmente serio ma al limite un dato da valutare. Ma allora perché questo polverone ed addirittura un film che ha scatenato polemiche?
Perché gli autori del film, Wakefield in testa, descrivono tutto questo come una “truffa” accertata e dimostrata. È vero o gli autori sono in malafede?

La malafede si può sospettare solo conoscendo il contesto in cui è nata questa storia e sapendo chi è Wakefield, l’ex medico che ha orchestrato tutto.

Thompson, colui che avrebbe rivelato una grande frode del CDC non ha subito ripercussioni sul posto di lavoro, visto che è ancora un dipendente dell’ente (se avesse “rubato” dei dati nascosti probabilmente ora starebbe manifestando come disoccupato) ed ha ricevuto pure un premio produttività, ha dichiarato di avere buoni rapporti con i colleghi ed ha ribadito che per lui i vaccini restano efficaci e sicuri. L’atmosfera di spionaggio e segreti è quindi esagerata e costruita appositamente.

Questo studio quindi, molto probabilmente, non dimostra che nei bambini afro americani vaccinati prima dei 36 mesi vi sia un aumento di incidenza di sindrome dello spettro autistico rispetto agli altri bambini (perché questo non emerge in moltissimi altri studi).
Il clamore suscitato sembra quindi artificiale: ammesso e non concesso (e per trarre una conclusione da uno studio simile con conclusioni che smentiscono decine di altri studi di concessioni ne servono tante) che il dato emerso fosse attendibile, potrebbe essere un punto di partenza per ulteriori ricerche, per trovare un fattore che condiziona quel particolare sottogruppo ma non gli altri, ma tutto è stato usato per l’ennesimo scontro antivaccinisti/scienziati con un caos che alla fine non serve a nessuno, neanche a capire se da questa storia ci sia da salvare qualcosa. Nella migliore delle ipotesi insomma, questo sarebbe un dato che va in contrasto con decine di altri e che deve essere al massimo approfondito per confermarlo.

Ci sarebbe da aggiungere un altro dato provocatorio.
Se, come dicono anche in Italia i gruppi antivaccino, questa “rilettura” fosse corretta, se fosse vero che i vaccini aumentano il rischio di autismo nei bambini di colore, significa che abbiamo finalmente la dimostrazione che negli altri bambini questo rischio non esiste? Se prendiamo per vere le conclusioni del “nuovo” studio che ha causato la vicenda si potrebbe dire (usando i metodi antivaccinisti) di sì.
In parole povere: chi dice che alcuni bambini italiani non di colore abbiano un autismo causato dai vaccini starebbe mentendo. Curioso, vero?
Ma non è finita.
Tiriamo un po’ il fiato e ricominciamo.
Le reazioni
Immancabilmente questa storia ha creato molta polemica.
Il CDC ha risposto in maniera netta.
I dati “non sono stati differenziati secondo la razza dei bambini in tutto il campione studiato” (solo una parte del campione era dotato di certificato di nascita dal quale si potevano estrarre informazioni supplementari). Per il CDC “i dati restano sempre a disposizione di chiunque li volesse studiare e sono benvenute le ulteriori analisi con possibilità di pubblicazione. Altri studi, anche i più rigorosi e recenti, hanno confermato che non vi è alcun nesso tra vaccinazione ed autismo“.
A questo punto la rivista scientifica che aveva pubblicato lo studio, viste le polemiche e la possibilità che quelle conclusioni non fossero corrette, lo ha ritirato (perché l’autore non ha citato i suoi conflitti di interesse e perché i risultati sarebbero scorretti e frutto di una manipolazione statistica) l’informatore “segreto”, ormai non più segreto, si è detto disposto a collaborare per rianalizzare i dati e rilascia un comunicato, inizialmente pubblicato nel sito del suo avvocato (pagina ora non raggiungibile, ma una copia si trova in vari siti, tra i quali questo), nel quale più o meno dice di essere dispiaciuto che gli autori dello studio (tra i quali vi era anche lui, ricordo) non abbiano messo in evidenza questi risultati e che non ha nulla contro i vaccini che hanno salvato milioni di vite umane incoraggiando i genitori a vaccinare i propri figli. Aggiunge poi:
Ho discusso diverse volte dei miei lavori, non sapevo però di essere registrato e che la mia voce finisse su internet, non avevo dato nessun consenso
…e sui dati dello studio:

“Mi sono preoccupato per la decisione di omettere risultati rilevanti in un particolare studio per un particolare sottogruppo di un particolare vaccino […] uno scienziato ragionevole può avere interpretazioni diverse dei dati […] farò di tutto per assistere qualsiasi ricercatore che abbia lo scopo di capire se i vaccini siano o meno correlati all’autismo. I miei colleghi al CDC sono stati decisamente professionali, non ho ricevuto pressioni, rappresaglie né sono stato allontanato dalla struttura, come qualcuno ha lasciato capire”

Insomma, Thompson ufficialmente non appare come lo spregiudicato antivaccinista che spara a zero ed urla allo scandalo, ha un atteggiamento molto più “diplomatico” ed accettabile e fa quasi un passo indietro, bisognerà capire se è stato messo in trappola da persone senza scrupoli, stia esprimendo un suo corretto dissenso scientifico o semplicemente si sia reso conto di averla fatta grossa. L’ipotesi dell’improvviso impazzimento la evito, anche se sicuramente il suo comportamento fa sorgere molte perplessità e sta imbarazzando più di una persona, tanto che qualcuno cerca spiegazioni nel carattere timido, ansioso ed ingenuo del ricercatore americano. D’altronde Thompson, anche nel suo comunicato, ribadisce che “i vaccini hanno salvato innumerevoli vite e mai suggerirei ad un genitore di evitare la vaccinazione“. 
Ma perché allora se avesse avuto davvero dei dubbi su uno studio da lui stesso firmato non li ha esposti senza clamori e ufficialmente? Perché non li ha espressi nelle sedi adeguate e prima (sono passati 10 anni dallo studio di DeStefano firmato anche da lui)? Thompson ha fatto affermazioni molto gravi!
Perché le avrebbe rivelate con leggerezza ad un interlocutore del tutto inattendibile? In fondo in questo modo, ammessa la correttezza della sua ipotesi, l’ha svilita, ridicolizzata, l’ha resa inattendibile. Chi avesse la prova seria dell’esistenza della vita extraterrestre la rivelerebbe al direttore di un quotidiano scientifico noto e stimato per la sua attendibilità o la sussurrerebbe in segreto al rappresentante di un club ufologico considerato inaffidabile?

Il primo autore dello studio del 2004 (quello “originale” rianalizzato da Hooker), Frank DeStefano, ha dichiarato che il suo co-autore, Thompson, non ha mai avuto ripensamenti o dubbi su quei risultati, nemmeno pochi mesi fa, quando i due si erano incontrati.
In ogni caso DeStefano conferma i risultati dello studio, conferma che non evidenziano nessun collegamento tra vaccinazione ed autismo e sostiene che secondo lui il dato estrapolato da Hooker è probabilmente dovuto a fattori esterni (soprattutto l’aumento di vaccinati nei bambini autistici per il loro inserimento nel sistema educativo).
Il fatto che non sia emerso quel rischio nel sottogruppo dei bambini di colore, secondo DeStefano è dovuto all’esclusione della distinzione per etnia (race, “razza” in inglese) dei bambini studiati e questo perché mancavano, per molti di essi, i certificati di nascita. Questo ha un riscontro. Nelle bozze dello studio c’è un appunto a penna (“I would include race as a covariate, not as an exposure variable.“) che dice chiaramente di non prendere in considerazione l’etnia dei bambini (vedi figura sotto) e quindi nessun complotto o censura, era un dato già deciso all’inizio.

Bozze dello studio di DeStefano: l’autore sottolineava già di non prendere in considerazione l’etnia dei bambini studiati.

Thompson (lo scienziato “traditore”), nel frattempo, ha ammorbidito la sua posizione, sembra abbia personalmente rianalizzato i dati giungendo alla conclusione che lo studio originale di cui era co-autore avesse concluso correttamente (e questa sua posizione ha irritato fortemente gli antivaccino che prima lo avevano avuto come “chiave” di tutta la vicenda ma ora parlano di manipolazione), cosa che dovrebbe annunciare a breve.

C’è da dire che il sospetto che si tratti di un’operazione “pilotata” e progettata è molto forte: già il giorno dell’uscita del video nel quale Wakefield annunciava lo “scoop” che ha dato inizio alla vicenda, si è scatenata sui social network (Facebook, Twitter) un’ondata organizzata di accuse, proteste e pressioni, anche ben orchestrata, con Andrew Wakefield in prima fila che parla di “rivoluzione” che dice “è solo l’inizio” e che incita i suoi “seguaci” a diffondere dovunque le proteste, molti “giornalisti indipendenti” hanno rilanciato la notizia in maniera martellante nei loro siti e nelle settimane passate è avvenuta una vera e propria campagna con forti pressioni della lobby antivaccinista nei confronti delle autorità, della stampa e di personalità di vario tipo (senza grandi risultati) con attacchi precisi e mirati a personalità influenti. Persino un politico americano (già noto per le sue simpatie “complottiste”) ha fatto un’interrogazione al parlamento statunitense.

La mia prima impressione è stata quella di una reazione esagerata per qualcosa di assolutamente poco importante e la sequenza ravvicinata “scoop-scandalo-film-polemiche” è abbastanza tipico delle promozioni cinematografiche hollywoodiiane: creare un caso e legarlo all’uscita di un film è un vecchio mezzo pubblicitario delle produzioni di Hollywood. Se “puliamo” la storia di tutto il corollario “spionistico” e “complottistico”, siamo davanti ad una rilettura di dati medici fatti da un bioingegnere (Hooker non è medico, né statistico o epidemiologo) con metodi discutibili e che evidenziano, ammesso e non concesso sia tutto vero, un risultato singolo, poco significativo e spiegabile in altri modi che non siano quelli cercati dalla lobby antivaccinista ma, se anche si ammettesse la correttezza dei dati saremmo molto lontani dal poter dare un giudizio definitivo, sono troppi i dati che smentiscono questa conclusione.
La cosa più probabile è comunque che si tratti di una conclusione errata: usando i numeri in maniera sbagliata si è ottenuto un risultato discutibile e poco importante, non invalida ciò che già sappiamo. L’interesse evocato è molto probabilmente costruito ed interessato.
Insomma, nella “peggiore” delle ipotesi, si tratterebbe di un dato da rivedere ed approfondire che nulla aggiunge o toglie a quello che sappiamo finora.
La “montatura” mi sembra abbastanza evidente.

Qualcuno parla di enorme ingenuità di Thompson che, probabilmente in buona fede, si sarebbe visto “rubare” dei pensieri poi usati in altri contesti e per interessi ben precisi, cosa verosimile, considerando che probabilmente il dott. Thompson con questa uscita ha bruciato decenni di onorata ed apprezzata carriera ed alla luce del suo probabile ed annunciato”passo indietro”. Per completare il quadro sono state pubblicate delle mail che Thompson ha inviato ad una responsabile del CDC nelle quali si dichiarava preoccupato dei documenti relativi allo studio sui vaccini e delle conseguenze legali di una richiesta ufficiale di pubblicazione della documentazione relativa al suo studio sul vaccino trivalente (negli Stati Uniti esistono leggi che possono obbligare un’istituzione pubblica a pubblicare dati riservati per rispondere ad una richiesta di trasparenza).
Dagli antivaccino queste mail sono state interpretate come “paura” di dire la verità (quindi “prova” dell’inganno sui vaccini) da altri (ed a me sembra la spiegazione più plausibile) semplicemente la preoccupazione dello scienziato che avrebbe dovuto consegnare tutti i suoi documenti, appunti e note compresi, preoccupandosi delle conseguenze legali del diffondere dati e numeri dello studio che sarebbero riservati e sensibili.
Alla fine della vicenda, escludendo gossip e film scandalistici, dal punto di vista scientifico cosa è cambiato?
Niente, gli antivaccino continuano con la loro opera di terrorismo (molte ipotesi, tante congetture, nessun dato), le autorità sanitarie annaspano con la loro pachidermica maniera di informare ed i bambini continuano ad essere vaccinati mentre qualcuno casca con tutti i piedi nella disinformazione degli antivaccino. Chissà se questa storia avrà un seguito.

Il film: Vaxxed.

Per concludere arriviamo al film Vaxxed. Realizzato proprio da Andrew Wakefield il film parte da questa vicenda dello “scandalo” del CDC per poi concludere (senza altri elementi) con la tesi di partenza: “il vaccino trivalente è causa di autismo“. In un attimo la truffa di Wakefield rinasce dalle sue ceneri ad opera di…Andrew Wakefield. Un tentativo di rifarsi un’immagine già distrutta dalla radiazione, dalla frode commessa e dalle violenze sui bambini di cui fu autore l’ex medico inglese.
L’operazione sembra ben architettata. Un presunto scandalo, un film che lo sfrutta per ripescare una vecchia tesi e tutto diretto da chi quella tesi l’aveva costruita con la menzogna. Argomenti perfetti: storie drammatiche, famiglie in crisi, bambini e ragazzi in condizioni pietose sbattuti in video e la solita storia: “mio figlio stava bene ma dopo il vaccino è stato male“. Anche le immagini e le musiche guidano chi guarda nel tunnel: bambino allegro e vivace e poi bambino in cattive condizioni, scene che disturbano, che mostrano la sofferenza ad uso e consumo di Wakefield, che non fanno piacere perché strumentali. già l’inizio fa pensare ad un’operazione di propaganda, con la voce (doppiata) di Thompson (il “whistleblower”) che dice “sono stato coinvolto in una frode che riguarda milioni di contribuenti” cosa assolutamente falsa, non c’è nessuna frode, come abbiamo visto.
Ho notato che i genitori di bambini autistici intervistati nel film sono tutti attivisti già noti e che tutti hanno tratto la loro conclusione, non hanno avuto una diagnosi di danno da vaccino ma hanno “capito” personalmente che il problema del figlio fosse dovuto al vaccino. Anche gli scienziati che parlano nel film sono noti per le loro posizioni non scientifiche e spesso estremiste, a partire dal premio Nobel Luc Montagnier, ormai da qualche anno dedito alla scienza spazzatura.

Spontaneamente mi è venuto da pensare che, se invece di perdere tempo e soldi dietro queste sciocchezze e queste persone lo facessero aiutando la ricerca sul campo, probabilmente aiuterebbero di più i loro bambini.

Ma il “documentario” non è a difesa dei bambini o delle famiglie, appare chiaro che si tratta di una vendetta di Wakefield, tutto è sfruttato a suo vantaggio. Il problema per lui è che alla fine il film non ha avuto il successo sperato, circola negli ambienti antivaccinisti (che non hanno certo bisogno del film per convincersi delle loro idee), in piccoli cinema e non ha avuto nemmeno un successo di pubblico, Nonostante si cercasse di farlo passare come “documentario” che rispecchia fatti reali, il carattere di lucro, lo scopo commerciale dell’operazione è abbastanza chiaro. Il film è stato inizialmente condiviso su internet ma il controllo severissimo della casa di produzione ne ha impedito la diffusione gratuita.
Un fenomeno curioso: alcune persone che cercavano il film in rete, trovandolo, notavano come il video scomparisse dopo pochi giorni, cancellato. Alcuni hanno gridato allo scandalo, alla censura, al fatto che si impedisse la diffusione di “argomenti scomodi” ma la realtà era ben diversa, era la stessa casa produttrice ad impedire la visione gratuita cancellando ogni condivisione pubblica, per non favorire la visione “pirata”. Più che impedire la diffusione si è trattato semplicemente di un normale “impedire il business“, anche qui, dunque, nessun mistero ma tanta voglia di guadagno.

Il business.

Che si trattasse di un’operazione commerciale non è neanche un mistero. Legittima ma subdola perché venduta come “documentario”. Eppure un documentario che descriverebbe un dramma ed un grande complotto medico sulla pelle dei bambini non arriverebbe a vendere cappellini e braccialetti o il sapone del film con tanto di merchandising ufficiale, almeno per delicatezza.
Proprio l’aspetto legato al lucro ha scandalizzato molte persone. Anche negli Stati Uniti alcuni rappresentanti di associazioni di bambini autistici hanno protestato vivacemente per l’uscita di questo film.
Una di esse, l’irlandese Fiona O’ Leary, rappresentante di un’associazione di autistici (Autistic Right Together), ha criticato a più riprese il film definendolo menzognero e come un danno per le persone con autismo.
Fiona è una mamma in gamba, ha sempre lottato (e per questo è stata oggetto delle solite minacce) per difendere i bambini autistici (lei ne ha uno) dai ciarlatani, si è battuta contro le false cure per l’autismo (candeggina, terapie chelanti, diete, omeopatia ed altro), ha sottolineato i problemi che hanno gli autistici a scuola, al lavoro, in società.
Per questo motivo ha lanciato una petizione per fermare la programmazione del film ed impedirne la diffusione, quando le è stato chiesto il motivo per cui si impegnasse tanto contro questo film, Fiona ha risposto: “mette in pericolo migliaia di bambini perché migliaia di loro muoiono per malattie prevenibili con le vaccinazioni. I vaccini non causano l’autismo ma salvano delle vite!“.
La risposta dei produttori del film non si è fatta attendere ed ha fatto molto scalpore. La compagnia di distribuzione del film ha inviato una lettera piuttosto minacciosa alla donna nella quale parla chiaramente di vie legali con un tono poco cordiale. Ecco la traduzione:

Miss O’ Leary,
sono il responsabile di Cinema Libre Studio, distributore del film suddetto.
Ho saputo che lei ha iniziato una campagna diffamatoria contro il film ed i suoi realizzatori.
Inoltre sta tentando di evitare che il film venga distribuito e questo rappresenta un chiaro sforzo per danneggiare i nostri affari.
I suoi commenti riguardo al film sono diffamatori e rispetto ai registi sono chiaramente calunniosi.
È fatta richiesta affinché lei cessi immediatamente e desista dall’interferire con la distribuzione del film e anche di rilasciare qualsiasi dichiarazione su qualsiasi persona in riferimento al film, Cinema Libre Studio e/o Autism Media Channel, i suoi agenti, rappresentanti e/o impiegati inclusi il dott. Andrew Wakefield, Del Bigtree e Polly Tommey.
Nell’eventualità che lei non soddisfi questa richiesta procederemo in una causa contro di lei. Richiederemo il risarcimento dei danni per tutte le perdite che risultassero direttamente legate alla sua azione.
[…,]

Insomma, una minaccia vera e propria.

La lettera dei produttori di Vaxxed a Fiona O’ Leary

Fiona non si è persa d’animo, ha raccontato questa vicenda ed ha ottenuto molta risonanza, soprattutto nei social network.

Sicuramente il film e la vicenda saranno sfruttati ancora per ribadire le vecchie tesi di Wakefield e quindi sapere cosa è successo e com’è andata può servire a chi vuole conoscere e capire. Per questo ho riassunto la vicenda.
Se ci fossero novità ne discuteremo, per ora sappiamo solo che una storia per niente chiara e che non ha cambiato nulla in ciò che conosciamo nell’ambito vaccinale è diventata “scandalo” con evidenti motivazioni pubblicitarie e ideologiche.

Conclusioni.

Di tutta questa vicenda, la cosa che più mi ha colpito ed intristito è l’aver assistito al tentativo goffo e mal riuscito di riabilitare Andrew Wakefield. Aver visto l’ex medico inglese entrare nel nostro senato della Repubblica, fare foto con i fans, apparire quasi come un idolo o un beniamino del pubblico fa riflettere. Stiamo parlando di una persona condannata per frode scientifica e maltrattamento di bambini, sicuramente un cattivo esempio di scienza, medicina e moralità, questo sembra non importare a tante persone che ergono ad idolo un semplice furbetto. Tutto ciò è impressionante, il male che attira e che suscita ammirazione, è qui ben rappresentato.
Wakefield, grazie a questo film ha conosciuto una nuova primavera, non ha probabilmente ottenuto quello che desiderava (una sua riabilitazione, dopo quello di cui si è macchiato, è molto improbabile) ma ha rafforzato la sua immagine di “guru” tra gli antivaccino.

Per il resto non ho trovato nessun complotto né notizia eclatante nella rilettura (anche abbastanza banale) dei dati da parte di Hooker, tutto ha l’aspetto di una manovra ben architettata e con un finale (il film) già pensato a priori. Questa vicenda non cambia nulla nelle conoscenze mediche attuali ed ovviamente deve essere preso per quello che è: propaganda di un ex medico radiato per frode scientifica. Lo studio che sarebbe prova di un nesso vaccini-autismo si sgonfia ad una prima analisi e credo che tutto si possa riassumere con le parole di Paul Offit: non sono stati i vaccini a provocare l’autismo di quei bambini ma è stato l’autismo che li ha fatti vaccinare.

Possiamo dunque concludere che non c’è nessuna novità nella falsa diatriba dei vaccini come causa di autismo, non c’è nessuna prova né nuovo dato. In particolare la vicenda CDC whistleblower è fondamentalmente una montatura creata per realizzare un caso con il doppio scopo di guadagnare tramite un film e di risollevare l’immagine ormai compromessa di Andrew Wakefield.

C’è solo un elemento che, in tutta la storia, non sono riuscito ad inquadrare e capire.

Una figura, quella di William Thompson (il “whistleblower“, l’informatore).
Messi da parte i sospetti di “pazzia“, ingenuità o il plagio, non capisco il suo ruolo. Si dice pentito di non aver “rivelato” quei dati ai tempi dello studio (ma anche se l’avesse fatto non si tratta di dati straordinari o incredibili e lui non può non saperlo), ha creato un caos indescrivibile per poi continuare il suo lavoro al CDC, smorzare i toni ed evitare ulteriori scandali, insomma non riesco a capirne il vero ruolo.
Se davvero fosse convinto di quanto detto, perché lo ha detto in segreto ed ora che tutto è pubblico non ne parla più? Semplice ingenuità? Vendetta verso qualcuno? Una bravata della quale non immaginava le conseguenze? Non si sa, di certo, per dare un’opinione precisa si dovrebbe giudicare l’attendibilità di William Thompson, probabilmente dipende tutto da questo, un piccolo mistero che devo chiarire e prometto di approfondire.

Ma dopo tutte queste brutte storie ed intricate vicende, il lieto fine: il film è stato praticamente un fiasco.

Quando si parlerà del film e della vicenda, quindi, non bisognerà mai dimenticare chi è Andrew Wakefield, definito dall’ordine dei medici inglesi (General Medical Council) come “disonesto ed irresponsabile“. Una persona che ha mentito ripetutamente.

Forse questo chiarisce più di ogni altra cosa ciò di cui parliamo. Dimenticare di chi parliamo perché un film racconterebbe una storia di spionaggio significherebbe, ancora una volta, confondere realtà e fantasia e Wakefield, purtroppo, è reale ed è stato capace di danni irreparabili.
Non facciamolo accadere nuovamente.

Alla prossima.

NOTA:
Mi scuso per la lunghezza del post, per la sua complessità ed a volte difficoltà di chiarezza, i fatti sono tanti, complicati ed intricati, non ho saputo ricostruirli meglio.
Ci ho provato. La prima parte del post è qui.

Allegato: tutti i documenti che William Thompson ha passato agli autori del film (attenzione, file .zip molto voluminoso, più  di 182 MB): scaricabile qui.