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VaxLegend: I vaccini? Inutili, le malattie stavano già scomparendo.

VaxLegend: I vaccini? Inutili, le malattie stavano già scomparendo.

Chissà quante volte avrete sentito ripetere questa leggenda usata dagli antivaccinisti. Le malattie sarebbero scomparse (o già tendevano a scomparire) prima dell’avvento delle vaccinazioni e quindi non sono i vaccini ad aver eliminato o limitato le tante malattie infettive che affliggevano l’umanità.
È una vecchia credenza che circola proprio nei gruppi antivaccino da sempre e, nei secoli, è arrivata fino a noi. Questo valeva nell’ottocento, l’avvento di fogne ed acqua corrente ha cambiato radicalmente la vita (e la salute) delle persone. Ma è assolutamente evidente come fu proprio l’avvento dei vaccini a cambiare definitivamente la salute di tutti noi. Prima di essi le malattie infettive erano diffusissime e così le morti per causa loro. Basta guardare i grafici, proprio così. Gli stessi che vi fanno vedere quelli che sostengono questa bufala.
Solo che bisogna anche saperli leggere (e non guardare quelli manipolati). Due cose che forse chiariscono il dubbio. Le “condizioni igieniche” diverse possono essere quelle tra i giorni nostri e l’ottocento o il periodo prima della seconda guerra mondiale ma non si può parlare di condizioni igieniche differenti confrontando i dati di oggi con quelli degli anni ’70 o ’60, quando erano chiaramente molto simili. Non solo fogne ed acqua corrente ma già nel dopoguerra esistevano medicine, antibiotici, sistemi di sorveglianza e strade pulite, farmaci e nettezza urbana. Inoltre, proprio guardando i grafici della storia delle epidemie, si vedrà che non si è assistito ad una diminuzione di casi “graduale”, ma netta, improvvisa. Se migliorano le condizioni igieniche in maniera tale da cambiare la storia di una malattia infettiva, ovviamente, questo cambiamento sarà graduale (non è che dall’oggi al domani tutta la popolazione sarà fornita di acqua corrente o si costruiscono fogne per tutta la nazione, questi sono progressi che durano decenni), al contrario, proprio perché sono iniziate le campagne di vaccinazione il calo dei casi di malattia è drastico, improvviso. Basterebbe inoltre notare che la diminuzione delle malattie non è stata contemporanea. Alcune sono diminuite negli anni ’50 (come la polio), altre negli anni ’60 (morbillo) e prima ancora, come nel caso della difterite, il crollo dei casi si è avuto attorno agli anni ’30. Condizioni igieniche e fogne non compaiono ogni 20 anni e nemmeno a convenienza di chi vuole manipolare i dati.
Proviamo a vedere qualche esempio pratico.
Il morbillo in Inghilterra e Galles, come in tutta Europa aveva un’incidenza molto alta. Come quasi tutte le malattie infettive si assiste ad un andamento “ciclico”, si infettano molte persone che quindi svilupperanno gli anticorpi. Per qualche tempo, quindi, il virus si presenta con un’incidenza minore (larga parte della popolazione è stata già infettata), con il tempo che passa si formano nuovi gruppi di persone da infettare (i nuovi nati per esempio) e così scoppia un’altra epidemia. Si vede benissimo nel grafico sotto. Ma succede qualcosa. È introdotta la vaccinazione antimorbillo. I casi diminuiscono fino a diventare pochi e, a prescindere da nuovi nati o nuovi gruppi da infettare, le epidemie non avvengono più. Questa è l’immunità di gregge, anche i più piccoli per essere vaccinati o quelli che non possono esserlo per altri motivi, non avranno la malattia perché attorno a loro sono quasi tutti protetti.
Fenomeno simile negli Stati Uniti:
Una nazione che protegge gran parte della popolazione, indirettamente protegge tutti, anche chi non può vaccinarsi. Un esempio “grafico” interessante è quello che successe in Germania. Ricorderete che la Germania era divisa in due parti, una ad est (appartenente al cosiddetto “blocco sovietico”) ed una ad ovest (più “europea”). La poliomielite era una delle piaghe più terribili del mondo. Con l’avvento dei vaccini, la Germania est introdusse la vaccinazione di massa nel 1960, quella ovest nel 1962 e successe questo:
I casi di poliomielite crollarono esattamente con l’introduzione rispettiva del vaccino. Due anni prima in Germania Est perché, due anni prima, fu introdotta la vaccinazione. Sarebbe davvero una strana ed improbabile coincidenza quella che vedrebbe le “condizioni igieniche” cambiare esattamente al momento di introduzione del vaccino, in un momento diverso nei due territori confinanti ed improvvisamente avrebbero fatto praticamente sparire la malattia.
Se questo non convince non so cosa dire. Lo stesso accadde in Italia. Qui posso farvi vedere un trucco usato dagli antivaccinisti per stupire. Faccio un’affermazione: i casi di poliomielite stavano diminuendo già prima dell’introduzione dei vaccini, come mostra questo grafico:
Guardate cosa vi ho fatto credere… I casi di polio in Italia erano effettivamente in diminuzione già prima dell’avvento dei vaccini. Condizioni igieniche? Non si sa ma il dato è evidente. Molto meno evidente se però vediamo tutto il grafico, non solo quello che ho voluto farvi vedere per condizionare le vostre opinioni. Ecco il grafico storico:
In Italia, già nel 1956 si iniziò a vaccinare per la poliomielite (con il vaccino Salk), nel 1966 la vaccinazione divenne obbligatoria. Come vedete, è vero che nell’ultima parte del grafico (quello che trovate in molti siti antivaccino) si vedrà una diminuzione ma è un trucco. Dopo ogni picco c’è una diminuzione (per i motivi che ho spiegato prima, è epidemiologia pura) e già negli anni precedenti l’introduzione dell’obbligo si era assistito ad una diminuzione proprio grazie al nuovo vaccino. Se si guarda prima dell’introduzione dei vaccini si noterà che sempre, anche senza picco epidemico, i casi erano tantissimi, anche nelle fasi di “diminuzione”. Parliamo degli anni ’60 (l’epoca della mia nascita), quando le condizioni igieniche della nostra nazione erano assolutamente paragonabili a quelle di oggi, quando è inventato il primo computer e l’uomo è andato sulla Luna (ops…non mi dite che…)
Un altro trucco usato per manipolare la realtà usa sempre dei grafici. Come questo (dal libro “Dissolving illusions”, dati USA):
Mortalità per morbillo.
Ecco, è evidente, il morbillo stava già scomparendo prima dell’introduzione del vaccino (segnata nel disegno con una freccia). Che quindi sarebbe inutile.
Se non fosse che quel grafico riporta la mortalità da morbillo (decessi ogni 100.000 casi). Il grafico ci dice che, progressivamente, negli anni muoiono meno persone, non che ci sono meno casi ed ovviamente non sono considerati i casi di complicanze (anche gravi, come le encefaliti o la PESS) che non comportano sempre morte ma gravissimi danni. L’introduzione del vaccino ha cambiato anche la mortalità, probabilmente diminuita anche grazie alle condizioni igieniche migliori, alle cure, possiamo vederlo anche in Italia, dove nel 1971 avvennero 435, nel 1981 105, nel 2011 solo 4 (quest’anno siamo a 3). Ha sicuramente inciso l’igiene ma nel 1971 e nel 1981 le condizioni igieniche delle città erano praticamente identiche a quelle di oggi.
Se il morbillo causa una morte su 2000 casi, questo succederà indipendentemente dal vaccino. Il vaccino infatti non è una cura, non “salva dalla morte” ma evita i casi (alcuni dei quali possono morire). Se infatti controlliamo il grafico dell’incidenza del morbillo, scopriremo qualcosa di interessante:
Incidenza del morbillo (USA).
L’incidenza della malattia crolla drasticamente dopo la comparsa del vaccino anti morbillo. È più o meno la stessa cosa che succede oggi. Quando vedete grafici di questo tipo in siti antivaccino controllate, nella quasi totalità dei casi sarà riportata la mortalità (quante persone muoiono per quella malattia) da malattia, non l’incidenza (quanti casi ci sono nella popolazione).

Incidenza di morbillo in Gran Bretagna

Il nostro interesse è quindi quello di vedere se vaccinare riduce i casi di malattia perché questo comporterà, oltre ad una minore incidenza del numero di malati, anche una minore incidenza di complicazioni (ricordiamo che la morte è la complicazione estrema). Un esempio, quello che nel mondo è successo con la pertosse.

Pertosse (intero pianeta): incidenza (colonne azzurre), tasso di vaccinazione (linea rossa)
Nei picchi di morbillo che abbiamo visto in questi mesi (in Italia, ad esempio), molti tra i contagiati erano adulti (o giovani adulti), pochi i bambini. Perché, visto che le condizioni igieniche sono simili per tutti? Perché gli adulti sono meno vaccinati dei bambini, il vaccino antimorbillo è stato introdotto (in Italia), negli anni ’80 per diventare diffuso poco dopo il 1990.
Le cose vi tornano meglio? Un ultimo indizio. L’ultima grande epidemia di morbillo avvenuta in Italia, è avvenuta nel 2002. In quel caso, con migliaia (circa 40.000) casi di malattia, ci furono anche 6 morti. Sei bambini morti. Non so quanti di voi vivessero nel 2002 senza fogne o acqua corrente ma se anche questo non bastasse a convincere che le condizioni igieniche non c’entrano nulla (anzi, c’entrano poco) non so cosa fare.
L’efficacia dei vaccini è stata ovviamente determinata per tutti quelli esistenti ma bisogna riflettere sul fatto che non è ovviamente possibile capirlo prima (non si possono infettare volontariamente le persone per testare il vaccino) ma solo dopo che questi sono usati. Un esempio sul campo è quello dell’epatite B. In nazioni dove la malattia era endemica (Taiwan, ad esempio), la vaccinazione estesa, ha fatto passare i casi dal 9,8%  di bambini HBsAg positivi nel 1984 (inizio della vaccinazione della popolazione) allo 0,7% del 1999.

La leggenda delle malattie che stavano scomparendo già prima delle vaccinazioni è quindi una pericolosa illusione, diffusa da chi vuole sminuire il ruolo di questi importanti farmaci e conta sulla superficialità di giudizio di chi legge.
A metà degli anni ’70 in Giappone si sospese la vaccinazione antipertosse (per allarme sui presunti effetti collaterali, ingiustificato), i casi passarono da 393 e nessun decesso nel 1974 a 13.000 e 41 decessi nel 1979. Tra il 1974 ed il ’79, vi sarebbe stato un peggioramento improvviso dell’igiene o, molto più semplicemente, mancava il vaccino?

Casi simili sono stati frequenti nella nostra storia, come per la difterite in Russia che, in una fase di calo improvviso di vaccinazioni, tra il 1992 ed il 1995 causò 125.000 casi e 4.000 morti (sì, quattromila).

Conclusioni.


Vaccinare è un’opportunità eccezionale. Esistono delle malattie infettive, alcune contagiose, alcune molto gravi e persino letali. Con una puntura, somministrata a milioni di persone nel mondo, da decenni, possiamo proteggerci. Quello che abbiamo fatto, d’altronde, da quando è stata scoperta la possibilità di vaccinarci, usare uno scudo contro malattie infettive, spesso solo fastidiose, a volte molto pesanti, rare volte mortali. L’importante è saperlo e non pensare che i virus o i batteri ci evitino per simpatia. Lo sapevano i nostri genitori, perché non hanno avuto la nostra stessa fortuna: i morti li vedevano con i loro occhi. Ecco cosa succedeva in Australia nel 1960:
La fila per vaccinare i bambini per la poliomielite. Perché la fila? Semplicemente perché è ovvio, logico, istintivo, proteggere chi vogliamo più bene dalle malattie. Un istinto che può essere messo in crisi da chi diffonde paure, ansie e psicosi che non hanno motivo di esistere. Veri terroristi.

Queste persone, fingendo di parlare per interesse dei nostri figli, in realtà parlano per interesse personale. Non si chiede ai genitori di fare chissà cosa ma di fare la cosa più normale che esista: proteggere i figli.

Niente di più.

Alla prossima.

VaxLegend: Troppi vaccini? In confronto la vita è un inferno.

VaxLegend: Troppi vaccini? In confronto la vita è un inferno.

Questo post era nato per essere pubblicato su Facebook.
Nella pagina del blog pubblico spesso notizie veloci e piccoli post. Poi ho notato che l’argomento non è così semplice e, nonostante abbia cercato di abbreviare, l’articolo si è trasformato in un post che per i “tempi” di Facebook è troppo lungo e quindi lo metto qui. Avrei potuto eliminarlo ma credo che si tratti di un argomento che interessa tanti. Ho poi pensato che una “serie” di post riguardanti le leggende sui vaccini possano interessare a tanti. In parte alcune leggende le ho già trattate (e raccolte in un unico post con i rispettivi link per comodità) altre, anche più recenti, no. Mi sembra una buona idea, non trovate?
Così questa serie si chiamerà “VaxLegend”.
Uno degli argomenti più gettonati da chi non conosce i vaccini è il “sovraccarico del sistema immunitario“.
Chi non è preparato nell’argomento crede che i pochissimi antigeni contenuti in un vaccino possano essere “troppi” per un neonato. Questo significa non solo non conoscere l’immunologia ma nemmeno alcuni concetti di base, proviamo a capirli.
Ciò che causa la reazione immunitaria del nostro organismo si chiama “antìgene” (con l’accento sulla i). L’antigene è qualsiasi sostanza che, entrando in contatto con il nostro organismo, suscita una reazione del sistema immunitario.

Un batterio contiene antigeni, così come un virus, un alimento o una bevanda, tutto ciò che entra a contatto con il nostro organismo contiene “antigeni”, un morso di zanzara è un’iniezione di antigeni. Noi non li vediamo ma siamo letteralmente invasi da milioni di antigeni, in qualsiasi nostra azione. Ovviamente questo accade anche quando prendiamo un farmaco o un vaccino, contengono antigeni ma, nel caso dei vaccini gli antigeni li scegliamo con attenzione, proprio perché saranno questi a preparare il corpo alla reazione immunitaria che ci difenderà dalle malattie.
Un esempio veloce: se un vaccino è pensato per proteggerci dal virus dell’influenza, conterrà un pezzo, una proteina del virus così quando sarà iniettato il corpo produrrà gli anticorpi per quel “pezzo” di virus (senza che però la malattia possa causare danni). Se il virus colpirà quell’organismo lo troverà già pronto, pieno di anticorpi che così distruggeranno il virus difendendo l’essere umano dalla malattia. Con questo meccanismo i vaccini ci difendono da tante patologie, dal tetano alla difterite, dal morbillo alla poliomielite ed altre.
Ma il nostro corpo si “stressa” a contatto con gli antigeni dei vaccini? No. Il corpo è preparato per “reagire” agli antigeni, se non lo fosse moriremmo pochi minuti dopo la nascita. Questo perché subito dopo la nascita il neonato è invaso da decine di migliaia di antigeni. Si riempie l’intestino, le vie respiratorie, le orecchie, la congiuntiva, la cute. Il solo contatto con la pelle materna è fonte di batteri e funghi e, quasi tutti, hanno un effetto addirittura positivo, nel nostro corpo abbiamo più di 1000 specie di batteri ed ogni specie è formata da migliaia di tipi diversi di batteri, a questi si aggiungono i funghi (pensate alla candida, frequentissima nei bambini), i virus e tutto il resto che verrà a contatto con il bambino. Il batterio più rappresentato è lo Stafilococco epidermidis ma anche Klebsiella e citrobatteri.
Pensate a ciò che succede quando il bambino sta per nascere, passa dal canale vaginale, un ambiente pieno di batteri, proprio ciò che non si può chiamare “ambiente sterile”, un nascituro con un sistema immunitario debole avrebbe vita difficile già prima di nascere!

Colonie di Stafilococco epidermidis.

Durante la vita fetale, per questo, alcuni anticorpi della mamma attraversano la placenta ed arrivano al feto e lo stesso succede dopo la nascita, attraverso il latte, questo protegge lievemente il neonato dalle infezioni ma, oltre alla breve durata della protezione, già dopo poco tempo il numero di anticorpi inizia a diminuire, diventando insufficienti per proteggere da eventuali malattie. A quel punto è l’organismo del lattante che dovrà pensarci da solo.
Già durante la vita fetale il nascituro svilupperà il suo sistema immunitario, dalla 14ma settimana di gestazione si assiste alla formazione del sistema che lo proteggerà in futuro e già da neonato e poi da lattante, il bambino svilupperà un sistema immunitario simile a quello dell’adulto ma gradualmente. Avrà così modo di continuare la sua lotta con le migliaia di agenti infettivi che incontrerà nella sua strada, anche nella vita di tutti i giorni. Dovrà fronteggiare altri neonati che possono avere dei batteri, adulti che toccano, starnutiscono, baciano.

Un semplice bacio, che trasferisce migliaia di batteri, espone il corpo a centinaia di antigeni. Il corpo produce anticorpi che li rendono “amici” e non pericolosi ma questa “invasione” è continua, migliaia di antigeni, per tutta la vita, questo è sopportato benissimo dal nostro corpo che in più deve fronteggiare anche le malattie: una tonsillite (causata da un batterio, lo Streptococco), espone il bambino ad una cinquantina circa di antigeni. Sono i nostri anticorpi che, quasi sempre, la sconfiggono. I “nemici” poco aggressivi, quindi, non causeranno problemi particolari, quelli più aggressivi potranno causare lievi disturbi (febbre, malessere, stanchezza…), quelli particolarmente cattivi causeranno problemi più gravi (infezioni, febbre altissima, convulsioni, difficoltà respiratorie, fino alla morte).
Per questo sappiamo che esistono alcune malattie infettive meno gravi ed altre più gravi e la differenza la fa proprio il sistema immunitario.
Quando il nostro sistema immunitario non è pronto il corpo si trova impreparato e quindi fronteggia troppo tardi (e male) le eventuali infezioni.

A cosa serve allora il vaccino?

Un vaccino contiene pochissimi antigeni ed oggi, grazie al progresso, ne contiene ancora di meno, sono farmaci prodotti con tecniche sofisticate che purificano il contenuto delle fiale. Per esempio, l’esavalente (una iniezione, protezione da sei malattie) contiene 23 antigeni. Per un paragone, solo il vaccino antipertosse del 1960, ne conteneva più di 3000. Bisogna poi ricordare che i vaccini sono fatti solo nell’infanzia (una o poche volte) gli antigeni continuano ad essere prodotti per tutta la vita e sono dovunque, a milioni perché rispondono a tutto ciò che invade il nostro organismo. Con un interessante calcolo, il pediatra statunitense Paul Offit (in uno studio, al paragrafo: “Do vaccines “overhelm” the immune system?”) ha stimato che un bambino possa sopportare senza reazioni particolari, 10.000 vaccini in un’unica somministrazione, questo per mostrare come, vaccinare sia assolutamente sicuro.
Senza vaccini il sistema immunitario del bambino fronteggia tranquillamente (in condizioni di buona salute) i principali antigeni, arriva a fronteggiare bene anche molti batteri e virus patogeni, risponde con violenza (ecco perché la comparsa di febbre) all’attacco di un agente infettivo ma a volte, questo batterio o virus, può essere molto potente o produrre delle tossine. A questo il corpo del bambino può non saper reagire. Se ben nutrito e sano la reazione ci sarà, spesso valida a volte insufficiente, altre volte il batterio o virus può invadere parti del corpo con poche difese (per esempio le meningi) e quindi creare danni molto importanti. Ecco perché molte malattie infettive possono uccidere o lasciare esiti a vita, ecco perché nelle epoche passate, con scarsa qualità di vita ed assenza di vaccini, la morte dei bambini per malattia infettiva era una piaga estesa e quasi accettata. Le famiglie decimate dalle malattie erano praticamente la norma. Ma oggi abbiamo il vaccino e questa è un’ottima opportunità per proteggerci.

Il sistema immunitario dei bambini regge benissimo i vaccini, è fatto per reagire, è il suo scopo, basti pensare che se si fanno 11 vaccini il corpo userebbe lo 0,1% del suo sistema immunitario ma se incontra un virus o un batterio patogeno (che causa malattia) non basterà ed è in questi casi che il sistema immunitario ha bisogno di essere pronto, vaccinare il bambino serve a questo: prepararlo. Questo è ovviamente un modo per “rinforzare” l’immunità del bambino. Ciò è dimostrato anche dal fatto che i bambini vaccinati non hanno più malattie dei non vaccinati, anzi sembra proprio sia il contrario, i vaccinati stanno meglio. Alcuni studiosi hanno analizzato due gruppi di bambini. Uno vaccinato durante il terzo mese, uno dopo il terzo mese. Non solo i due gruppi avevano l’esatto numero di malattie dopo le vaccinazioni (quindi vaccinarsi un po’ prima non “indebolisce” il bambino) ma il gruppo vaccinato dopo presentava un lieve aumento delle malattie infettive tipiche dell’infanzia. Uno studio danese del 2005 mostrava come vaccinazioni multiple non aumentassero il numero di ricoveri per infezioni rispetto alla norma. Queste conclusioni sono comuni a moltissimi studi sul tema.

In parole povere il neonato è già pronto per vivere ma non è pronto per le malattie. Per questo è pronto a sopportare aggressioni numerose e violente ma non una che sia grave, come nel caso delle malattie. Probabilmente saprete che i nostri avi vedevano moltissimi bambini morire (le famiglie con 5-8 figli morti di malattia infettiva erano la norma) e questo succedeva proprio per il fenomeno che ho spiegato: il bambino era pronto alla vita ma non alle malattie.

Per questo è importante vaccinare i bambini piccoli, una pertosse in un adulto è molto antipatica ma raramente pericolosa, in un neonato è drammatica e molto rischiosa. E per questo vaccinare non espone a particolari rischi ma protegge da pericoli importanti.

Ma è vero che l’immunità da malattia è più lunga e duratura di quella procurata dal vaccino?
Quasi sempre sì, i vaccini (alcuni) possono dare un’immunità non prolungata o che ha bisogno di richiami (un modo per “risvegliare” l’immunità) ma li preferiamo alla malattia per un motivo ovvio: la malattia è sofferenza, dolore, rischio ed ha una possibilità di complicanze enormemente più grande di quelle (rarissime) dei vaccini.
Preferire il morbillo “naturale” al vaccino antimorbillo significa esporre il bambino ad una malattia che può causare dalla congiuntivite all’encefalite, fino alla morte o, se va bene, giorni di sofferenza. Questo per evitare un vaccino che ha pochissimi effetti collaterali. I nostri avi preferivano che i bambini si contagiassero tra di loro per avere la malattia semplicemente perché non c’erano vaccini e quindi preferivano un bambino (non un neonato, in genere bambini in età scolastica) malato da piccolo che un adulto che non poteva lavorare o, per alcune malattie, poteva avere problemi di infertilità.
C’è un’altra notizia curiosa.
Ovviamente, come per i vaccini, anche le malattie contribuiscono a formare gli anticorpi (per questo se si contrae una malattia, ad esempio il morbillo, poi si è protetti per tutta la vita, si è immuni, perché si sono prodotti gli anticorpi), il problema è che alcune malattie, per le loro caratteristiche e per la “potenza” del virus (o batterio) che le causa, possono distruggere letteralmente il sistema immunitario. È quello che succede, ad esempio, con il morbillo che, distruggendo molti anticorpi, quasi “cancella” la loro funzione protettiva lasciando l’organismo indebolito per anni dopo la scomparsa della malattia.
Vaccinarsi quindi, non solo protegge dalla malattia ma rinforza il sistema immunitario. Alcuni test in vitro (in provetta) sembravano mostrare una diminuzione di breve durata della risposta del sistema immunitario dopo vaccinazione ma questi risultati, oltre a non essere stati confermati pienamente, sono poi smentiti, come abbiamo visto, dalla clinica.
La leggenda dei vaccini che sovraccaricano il sistema immunitario è quindi una vera e propria bugia, è proprio il contrario, un corpo con pochi anticorpi è debole e suscettibile di infezioni e malattie, un organismo con molti anticorpi è invece robusto e pronto a fronteggiare anche le malattie più rare. Sostenere che i vaccini sovraccarichino il sistema immunitario (o siano “troppi”) è, dal punto di vista scientifico, una sciocchezza.
Batteri e funghi contenuti in una banconota da 5 pounds
Alla prossima.
Bibliografia:
1) Paul A. Offit, Jessica Quarles, et al. Addressing Parents’ Concerns: Do Multiple Vaccines Overwhelm or Weaken the Infant’s Immune System? Pediatrics Jan 2002, VOLUME 109/ISSUE 1

2) Fadel S1, Sarzotti M. Cellular immune responses in neonates. Int Rev Immunol. 2000;19(2-3):173-93.